È stato pubblicato il progetto di riforma dell’esercito italiano

Dal blog https://www.lindipendente.online/

25 Giugno 2026 Giorgia Audiello

Il governo italiano si appresta a presentare la riforma della Difesa in base allo schema di disegno di legge recante «Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare». Il programma prevede un aumento dell’organico delle Forze Armate che avverrà in due momenti distinti: nei prossimi due anni dovranno entrare in servizio cinquemila soldati in più, mentre entro il 2033 l’aumento dovrebbe arrivare a 40mila unità.

La prima parte della riforma è pronta a entrare a breve in Cdm (Consiglio dei ministri) con un disegno di legge che dovrebbe essere presentato entro gli inizi di luglio, mentre la parte che riguarda l’ampliamento fino a 40mila unità sarà discussa in un secondo momento.

La riforma dell’Esercito italiano con il relativo ampliamento dell’organico riflette la più generale tendenza dell’UE al riarmo in un contesto geopolitico animato da sostanziali e rapidi cambiamenti. La ratio che sta alla base della decisione di ampliare l’organico, infatti, è quella di «assicurare i necessari livelli di operatività e la piena integrabilità dello strumento militare nei contesti internazionali e nell’ottica di una politica di difesa comune europea, per l’assolvimento dei compiti istituzionali delle Forze armate», come si legge nella seconda parte del disegno di legge.

Nella prima parte, invece, inerente le «Disposizioni in materia di personale militare», sono prospettati tre tipi di riserva militare:

la riserva operativa, «al fine di disporre di un adeguato bacino di personale addestrato e prontamente impiegabile, in grado di supportare e integrare le Forze armate e il Corpo unico della Sanità militare, anche in tempo di pace […]»;

la riserva volontaria specialistica, volta a «disporre di un adeguato bacino di personale in possesso di peculiari competenze professionali»;

e la riserva territoriale con lo scopo di «generare un bacino di personale radicato sul territorio nazionale, rapidamente impiegabile a supporto delle esigenze funzionali delle Forze armate connesse al concorso, incluso quello a supporto delle Forze di polizia […]».

Nel testo si legge inoltre che «il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la revisione dello strumento militare nazionale, disciplinato dal codice dell’ordinamento militare».

Oltre al numero dei soldati, la riforma prevede anche le tempistiche di incremento del personale militare e il relativo ricollocamento: nel documento si legge, infatti, che «L’aumento, non superiore a 40.000 unità, è determinato, sulla base delle risorse disponibili e delle effettive capacità di reclutamento, ogni anno, in sede di legge di bilancio, nel limite di 5.071 unità per il 2028, 5.321 per il 2029, 7.001 per il 2030, 7.444 per il 2031, 7.500 per il 2032 e 7.663 unità per il 2033».

È prevista poi una semplificazione per quanto riguarda il ricollocamento professionale del personale militare che include «istituti di mobilità tra ministeri, analoghi a quelli applicabili al personale civile, rafforzando le agevolazioni nell’accesso ai concorsi pubblici e disciplinando, altresì, misure specifiche per l’accesso al trattamento pensionistico».

Una particolare attenzione dovrebbe essere posta anche sulla cybersicurezza, andando a definire lo spazio cibernetico di interesse nazionale che comprende «l’insieme delle infrastrutture informatiche, comprensivo di hardware, software, capacità, dati, connessioni fisiche ed elettromagnetiche».

Il punto dolente della riforma riguarda le coperture e gli investimenti, in quanto l’Italia non ha ancora aderito ai prestiti del fondo SAFE (Azione per la sicurezza in Europa), lo strumento dell’UE che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri dell’UE ad aumentare rapidamente e in modo significativo gli investimenti nel settore della difesa mediante appalti comuni.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha spiegato che la prima parte della riforma – che prevede cinquemila militari in più – «ha meno problemi di coperture» e per questo potrà essere portato al primo Consiglio dei ministri utile.

L’altro, invece, che prevede l’ampliamento fino a 40.000 unità, «ha dei problemi di copertura pluriennali da affrontare nella legge di bilancio».

Quanto al SAFE, Crosetto ha specificato che «non è uno strumento sostitutivo perché altrimenti perderebbe totalmente la sua utilità.

Qualora l’Italia aderisse, la Difesa ha pronti gli investimenti. Ci consentirebbe di anticipare investimenti che invece altrimenti dovrebbero essere posticipati». Sull’adesione al SAFE dovrà esprimersi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre per quanto riguarda gli incrementi percentuali da destinare al PIL per la Difesa, l’auspicio di Crosetto è che nella prossima discussione di bilancio, prevista il prossimo autunno, potrà essere approvato un aumento dello 0,15/0,20 per cento.

Attualmente, gli stanziamenti per la difesa relativi al 2026 ammontano a 32,4 miliardi di euro, vale a dire circa l’1,48 per cento del Pil, ancora distante dal 2 per cento preteso dalla NATO. Tuttavia, la soglia viene raggiunta se si aggiungono delle spese pari a circa 12 miliari di euro che prima erano state classificate fuori dal contesto militare.

Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Alleanza Atlantica sulle spese militari degli alleati, l’Italia nel 2014 spendeva 23.700 milioni di dollari, pari all’1,13% del Pil, mentre nel 2025, stando alle stime, è salita a 46.929, con un aumento del 98%

Una tendenza che riflette le pressioni di di NATO e UE e che ora è destinata ad acuirsi per attuare la riforma della Difesa, mentre altre voci della spesa pubblica vengono sacrificate sull’altare del riarmo nella logica dettata da organizzazioni sovranazionali.

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l’Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.

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