Dal blog https://www.remocontro.it/
25 Giugno 2026 Ennio Remondino
Security Action For Europe. Lo strumento europeo per la sicurezza che fornisce prestiti per acquisti di armamenti e per il potenziamento dell’industria della difesa. Ma per ora la guerra é interna Ue proprio sul ‘Safe’, ed il caos sulle scadenze del riarmo. La denuncia: «Bruxelles pasticcia sui fondi, il governo italiano rinvia, gli affari di Leonardo continuano. Il commissario Ue all’economia Valdis Dombrovskis non conosce di preciso quando scade la richiesta fondi Ue per l’Italia». Follie.
Bruxelles, la guerra sulla difesa
«Il caos scoppiato ieri a Bruxelles sul programma di riarmo «Safe» ha messo a nudo un intruglio micidiale di incertezze burocratiche e tensioni politiche che sta dividendo sia la Commissione Europea che il governo italiano, in particolare il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti». L’accusa del Manifesto è netta e senza scorciatoie. Il Governo, che aveva prenotato 14,9 miliardi nell’agosto 2025, non ne ha ancora deciso l’attivazione. Ora l’Unione europea bottegaia: l’Italia ha ancora «un mese di tempo» per decidere cosa vuole fare dei fondi del programma e poi quel denaro verrà ridistribuito tra gli altri partecipanti. Ma anche sulla difesa, l’Italia litiga in casa.
Cos’è SAFE, Security Action For Europe
Una invenzione politico finanziaria Ue per mettere in campo fino a 150 miliardi in prestiti per l’industria militare (15 ne ha chiesto l’Italia, poi ridotti a 5), ma il faraonico progetto di riarmo appena alla sua nascita sembra sia precipitato in un paradosso in cui nemmeno il commissario agli Affari economici Valdis Dombrovskis ne conosce con esattezza i termini e le scadenze, l’accusa. Interpellato ieri il commissario ha ammesso: «Devo fare un controllo con i colleghi sulla scadenza specifica per questi programmi che sono già in corso di definizione e i Paesi stanno già firmando accordi». Eppure, sul sito ufficiale della Commissione la data limite per quantificare le richieste è fissata al 29 luglio, mentre fonti comunitarie hanno avvertito che senza una firma rapida i 14,9 miliardi ‘opzionati dall’Italia’ verranno dati altrove.
E Bruxelles ora preme su Roma
Dombrovskis incerto che non sa bene cosa stia accadendo, ma il portavoce Ue Thomas Regnier alza il tiro su Roma: «Il tempo è essenziale. Incoraggiamo tutti gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto, compresa l’Italia, a procedere rapidamente alla firma degli accordi di prestito. Perché dobbiamo aiutare l’industria europea della difesa ad aumentare il ritmo». Ed ecco che per il governo nazionale la spinta europea verso l’economia di guerra è un’altra insidia che si aggiunge a Donald Trump che attacca la premier anche sul piano personale con la sua ormai tipica grossolanità maleducata. Ma un contro sono i proclami politici, e altro i conti economici veri. La tenaglia dei rigidi vincoli di finanza pubblica imposti dal patto di stabilità.
E adesso il riarmo diventa ferita politica
Giorgetti chiarisce che, mentre Crosetto spinge per non perdere i prestiti Ue, ogni aumento di spesa strutturale richiede passaggi complessi: «È diverso il tema dell’aumento delle spese della difesa che richiedono uno scostamento di bilancio che non può essere deciso solo dal governo, né dal ministro dell’economia, ma come dice la Costituzione dal parlamento ed è quello che sarà fatto nei prossimi mesi, a settembre presumibilmente». Altro rinvio, scivolando verso ‘data da destinarsi’ e – speranza politica di una parte governativa-, verso l’oblio. Con un colpo di coda ‘scorpionesco’: «Come ministro devo valutare se questi 15 miliardi di Safe come debito costano di più o di meno rispetto al rendimento dei titoli di Stato (Btp). Se costano meno li prendo».
Per i colossi delle armi?
Per i colossi delle armi gli affari continuano anche senza i fondi Ue, sottolia la stampa internazionale anche per contro della parte italiana del settore. E Leonardo esce allo scoperto con Lorenzo Mariani, nuovo amministratore delegato: ad «Noi ci tariamo sempre su quello che è il bilancio della difesa e sappiamo che abbiamo determinati progetti già in corso e coperti dai fondi ordinari. Se il Safe sarà qualche cosa in più, sono sicuro che ci saranno dei programmi che potranno essere addirittura anticipati, altrimenti continuiamo sulla linea dei programmi già lanciati. Partendo da Michelangelo Dome».

Spunta il ‘Michelangelo Dome’
Tra fantascienza tecnica e fantapolitica. Michelangelo Dome: ’«Sistema difensivo che vede la cooperazione di forze di terra, mare, aria, spazio e cybersicurezza interconnessi da satelliti che vengono coordinati da personale militare con il supporto dell’intelligenza artificiale», provano a spiegare, non rassicurando. Proposta Leonardo come sistema di difesa comunitario dell’Unione Europea per operare con ‘la costellazione satellitare IRIS’, con future basi spaziali, con il futuro programma di stazione orbitante europea e il progetto di base lunare permanente in cui Leonardo è direttamente coinvolta.