Il governo Netanyahu su Israele a qualsiasi costo

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14 Luglio 2026 Remocontro

Forse gli ultimi danni, ma i più vergognosi. Il governo di estrema destra sta cercando di far approvare una serie di leggi molto schierate e divisive prima che il 17 luglio venga sciolto il parlamento, in vista delle elezioni del 27 ottobre. Netanyahu si è ricandidato ma è in grande difficoltà nei sondaggi: dato che non è certo di mantenere l’incarico vuole approfittare del poco tempo rimasto prima della fine della legislatura per approvare norme favorevoli a lui e ai suoi alleati.

Lo studio della Torah per legge

Le leggi più discusse sono due. La prima, approvata lunedì sera, impone lo studio della Torah, il testo sacro fondamentale dell’ebraismo, come un «valore fondante dello Stato israeliano». Questa definizione sarà inserita nelle Leggi Fondamentali, le più importanti nell’ordinamento di Israele che non ha mai adottato una Costituzione. E non è una questione solo formale. L’inserimento della definizione era una richiesta degli ebrei ultraortodossi che da sempre possono evitare il servizio militare, altrimenti obbligatorio, proprio in virtù del loro impegno nello studio della Torah. Israele potenza militare in guerra permanente e gli esenti per preghiera.

La preghiera combattente

Con l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza e le ormai infinite operazioni militari condotte da Israele nella regione negli ultimi anni, la questione dell’arruolamento è diventata centrale nel dibattito pubblico e politico israeliano. A giugno del 2024 la Corte Suprema israeliana stabilì che anche gli ebrei ultraortodossi avrebbero dovuto arruolarsi, creando un grosso problema per il governo di Netanyahu, sostenuto anche da partiti ultraortodossi che vorrebbero mantenere l’esenzione. I partiti ultraortodossi chiedevano che lo studio della Torah fosse equiparato al servizio militare. Indicare lo studio come un “valore fondante” renderebbe più complicato far rispettare l’obbligo di leva. Altra proposta governativa, vieterebbe di arrestare e perseguire gli ultraortodossi che eludono il servizio militare.

Commissione militante sulla strage di Hamas

La seconda legge più dibattuta prevede di creare una commissione d’indagine sulla strage fatta da Hamas in Israele il 7 ottobre 2023 a stretta maggiorana governativa. La commissione dovrebbe indagare anche sugli errori e sulle mancanze del governo israeliano. Netanyahu prova a evitare un reale riconoscimento dei fallimenti dell’apparato statale di Israele, che a livello militare e di intelligence è uno dei più forti del Medio Oriente, ma che si è dimostrato incapace di prevedere prima, e di fermare poi, l’aggressione di Hamas, che ha ucciso oltre 1.200 persone. Israele ha poi invaso e bombardato intensamente la Striscia per più di due anni, rendendo inabitabili ampie zone e uccidendo più di 50mila palestinesi.

I media di Regime

Un’altra legge in discussione consiste in una riforma che darebbe al governo maggiore controllo sul sistema mediatico e favorirebbe Channel 14, canale televisivo vicino alle posizioni estremiste dell’attuale governo. Una delle misure prevede due nuove autorità per la supervisione dei media. Una di quelle nuove è il Consiglio dei contenuti audiovisivi: cinque dei suoi sette membri sarebbero nominati dal governo e avrebbe ampio potere su licenze e permessi per tutti i media. Peggio dell’italiana Commissione parlamentare di controllo Rai mai insediata da Meloni. Niente applicazione digitale per vedere gratuitamente più canali televisivi perché avrebbe funzionato anche durante lo Shabbat, il giorno del riposo nella religione ebraica, e non avrebbe avuto controlli sui contenuti.

Elezioni referendum su Netanyahu

Le elezioni di ottobre sono considerate una sorta di referendum sulla leadership di Netanyahu, che governa dal 2009 (con una breve pausa tra 2021 e 2022) ed è sotto processo per varie accuse di corruzione, che spera di aggirare proprio mantenendo l’incarico di primo ministro. Il suo partito, il Likud, è però indietro nei sondaggi e il governo sta già cercando di condizionare il voto, indebolendo i sistemi che ne garantiscono l’imparzialità.

Dall’altro lato, in Israele non c’è una vera e propria opposizione di sinistra: negli ultimi vent’anni tutta la politica si è molto spostata a destra, e il consenso è diviso tra l’estrema destra di Netanyahu e partiti più moderati, ma comunque conservatori.

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