Dal blog alessandramaffilippi@substack.com
M. Alessandra Maf Filippi 28 luglio 26
Secondo Brunori, inviato RAI in Israele, la banda armata di coloni che ha fatto irruzione in un villaggio palestinese uccidendo 4 membri della stessa famiglia era un gruppo di amici in escursione.
«Un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che stavano facendo un’escursione».
Così ha esordito, Giovan Battista Brunori nel servizio andato in onda sui Tg1 e Tg2 fra il 24 e il 25 luglio: invece di descrivere l’ennesima caccia al palestinese avvenuta venerdì nel villaggio di Tell, a ridosso della colonia di Havat Gilad, ha scelto di ribaltarne la dinamica dell’accaduto
Le sequenze drammatiche dei video, girati e diffusi da numerose testate e rilanciate sui social, non solo lo sbugiardano ma mostrano e provano chiaramente che l’episodio ha avuto inizio con un vero e proprio raid di una banda di coloni israeliani armati che hanno fatto irruzione nel villaggio e non il contrario.
Quella di Brunori è una grave e fuorviante manipolazione dei fatti: definire “escursionisti” coloni israeliani responsabili delle violenze in Cisgiordania, e raccontare l’episodio come se fossero stati i palestinesi ad attaccarli mentre erano impegnati in un’allegra e innocua gita fuori porta, non solo è ignobile, ma significa diffondere una falsa rappresentazione della realtà.
Brunori sa benissimo che in Cisgiordania i coloni non sono “escursionisti”: sono cittadini israeliani che vivono illegalmente in insediamenti e avamposti a loro volta illegali, la cui espansione dal 7 ottobre 2023 non conosce più freni né ostacoli. Le aggressioni di queste bande armate di criminali feroci contro la popolazione civile palestinese inerme sono documentate da anni, sia da organizzazioni israeliane, palestinesi e internazionali, sia dalle Nazioni Unite.
Rovesciare il rapporto tra aggressori e aggrediti non solo impedisce agli ascoltatori di comprendere la realtà dei fatti ma orienta malamente l’opinione pubblica. Che una simile prassi trovi spazio nei telegiornali del servizio pubblico – non come semplice scelta lessicale, ma come responsabilità editoriale – pone seri interrogativi sul rispetto dei principi di accuratezza, completezza e imparzialità cui il giornalismo è tenuto.
Il servizio pubblico, che tutti noi paghiamo e dunque anche lo stipendio di Brunori, ha il dovere di informare con precisione, soprattutto quando racconta uno dei genocidi e pulizie etniche fra i più documentati e mostruosi dei nostri tempi.
Per questo è legittimo chiedere alla RAI non solo di chiarire con quali procedure siano stati verificati i fatti, ma anche di rettificare pubblicamente il servizio, revocando a Brunori l’incarico di inviato a Gerusalemme e sospendendolo dall’attività giornalistica fino all’accertamento delle eventuali responsabilità.

Cliccando su questo link si apre una mail già precompilata che va solo firmata col tuo nome, indirizzata all’Ordine dei giornalisti del Lazio e in copia al Consiglio nazionale, alla Vigilanza Rai, alla redazione del TG1 e all’Usigrai: