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05.08.26 – Leonardo Animali
Da un mese è operativo il polo logistico Amazon di Jesi. La multinazionale statunitense per questo anniversario ha annunciato la nuova policy aziendale: le “ferie solidali”. I dipendenti Amazon, ma solo quelli a tempo indeterminato, potranno donare ferie e permessi retribuiti a colleghi (sempre a tempo indeterminato) che attraversano momenti di difficoltà. Il programma sarà attivo da ottobre su base continuativa, consentendo di presentare richieste e donazioni durante tutto l’anno.
La partecipazione sarà completamente volontaria e a titolo gratuito, sia per chi dona sia per chi riceve, mentre l’intero processo sarà gestito nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte. Finora però di solidale da parte del padrone a stelle e strisce nell’hub di Jesi c’è stato ben poco.
Dalla notizia della mancata conferma del contratto dopo il periodo di prova per molti neoassunti, diverse persone hanno cercato la nostra redazione per raccontarci quello che succede a Jesi in queste settimane. Fatta eccezione per le persone già dipendenti Amazon che sono state trasferite da altri stabilimenti italiani, i contratti a tempo determinato dei neoassunti sono fatti da Adecco, al cui Recruiting Day il 28 maggio ha presenziato, dandogli l’imprinting istituzionale, il sindaco di Jesi Lorenzo Fiordelmondo (PD).
Giorgio (nome di fantasia, ndr) dopo il periodo di prova è stato lasciato a casa: “La maggior parte delle persone che sono entrate a lavorare il 6 luglio hanno firmato il contratto due o tre settimane prima all’Adecco di Jesi. La cosa strana è che già prima di iniziare a lavorare ci sono state delle incongruenze; il sistema dell’Adecco non funzionava, quindi queste persone hanno dovuto firmare un contratto di lavoro con il cellulare, attraverso il codice OTP; un contratto che non hanno potuto vedere, di cui non sapevano nulla e che non hanno potuto scaricare il giorno stesso e i giorni successivi alla firma; quindi hanno firmato alla cieca.”
Incontrare questa persona ancora giovane, abbastanza amareggiata, è anche l’occasione per capire come si lavora in Amazon. “Sei in piedi tutto il giorno – spiega Giorgio – non hai pause, l’unica è quella per mangiare di 30 minuti; però date le notevoli dimensioni del magazzino, si impiegano circa 7 minuti per andare nella sala ristoro e 7 minuti per ritornare; quindi 30 minuti meno 14.
Questa è la pausa, 16 minuti per mangiare, riempire la bottiglietta d’acqua, fare pipì. Mettiamo il caso di una donna che va in bagno, perché magari ha le mestruazioni e quindi richiede un po’ più tempo rispetto a una pipì; quel tempo in più viene contabilizzato come ‘non produttività’.
Ovviamente il lavoro è quello, si sapeva, però è giusto anche che la gente sappia che tipo di condizioni lavorative ci sono, perché anche se la paga è un po’ più alta rispetto ad altre realtà rispetto al contratto nazionale, è abbastanza da schiavi, da fabbrica cinese. Poi all’interno ci sono anche questi team leader, che perlopiù sono persone che vengono da altri magazzini all’interno del territorio italiano.
A queste persone è stato offerto un contratto a tempo indeterminato, gli sono stati offerti 3 mila euro per spostarsi e anche questa gente è in prova per 30 giorni. Adesso hanno paura, perché come hanno lasciato a casa chi entra col determinato, possono lasciare a casa anche loro. Pagano un affitto, magari si sono trasferiti con tutta la famiglia, con la prole, e poi li lasciano a casa senza che legalmente si possa fare nulla.
Si crea un problema enorme ai lavoratori e ai proprietari che hanno affittato le case. Questo è il tipo di lavoro che stiamo dando al territorio e questa sarebbe la notizia da festeggiare?”
Anche chiedere un giorno di ferie, un cambio turno, può compromettere la richiesta, il periodo di prova, addirittura il rinnovo. “Uno che è stato chiamato all’inizio – prosegue Giorgio. Aveva scritto una email un mese prima di iniziare a lavorare per chiedere che il 25 luglio non venisse messo in turno per un impegno importante. Quando sono arrivati poi i turni, gli è capitato il 25 luglio. Lui ha scritto un’altra email, senza risposta, per chiedere un giorno di ferie, un cambio turno alla mattina o un giorno di riposo.
Quando ha fatto presente la situazione ad Adecco, gli hanno risposto in malo modo che non si poteva fare assolutamente. Gli hanno addirittura detto che ‘se lei non viene è un’assenza ingiustificata, quindi tenga questo presente’. Allo scadere dei 30 giorni, quindi il 6 agosto, ne vedremo delle belle, perché vedremo anche se la gente con l’indeterminato, che è stata pagata 3 mila euro, sarà confermata oppure mandata a casa.”
“Un po’ ce l’aspettavamo il fatto delle non proroghe dopo la prova – ammette Andrea Catalani della UIL Marche. Diciamo che forse ci ha sorpreso nei numeri. E’ tipico di Amazon. Rispetto alle singole situazioni, non vediamo motivi di azione diretta, perché dai casi esaminati, e aspettiamo adesso di verificare anche i prossimi, dovrebbero essere tutti rispettati i termini tecnici del contratto.
Ma stiamo rimandando a un secondo passaggio con tutti questi utenti, per vedere poi il momento in cui vanno a ottenere la busta paga, quindi il riconoscimento economico. Perché è sulla busta paga che potrebbero emergere dei dati che hanno le caratteristiche per indurre a fare vertenza”.
Il dirigente sindacale, infatti, spiega che su un migliaio di persone assunte da Adecco dal 6 luglio, ad oggi già circa il 10-12% non è stato confermato alla fine del periodo di prova. “I neo assunti – conferma Catalani – sono tutti somministrati, selezionati e contrattualizzati da Adecco per periodi che vanno dai 4 ai 7 mesi.
Da informazioni certe che abbiamo, pare non siano arrivati tutti quei curricula che si aspettavano all’inizio, e quindi hanno anche una certa difficoltà nel processo di selezione. Dai dati in nostro possesso, a seguito dei corsi formativi che stiamo facendo come sindacato, l’85% circa dei neoassunti arriva dalle Marche, le donne sono al di sotto della soglia del 50% e l’età varia dai neodiplomati a persone oltre i 55 anni. Rapportarsi con Amazon è molto difficile per il sindacato; stiamo preparando proprio in questi giorni con le altre sigle confederali una richiesta formale per l’apertura di un tavolo di confronto”.
“Ci sono ancora persone che devono essere chiamate – racconta Federica (nome di fantasia, ndr) anche lei non confermata – non a full time come noi, ma in part time. E questi hanno dei dubbi se accettare il lavoro. C’è un signore che ha 60 anni che mi ha detto: ‘Io mi dovrei fare 40 chilometri andata, 40 chilometri al ritorno, e chissà, poi dopo i 9 giorni di contratto mi mandano a casa, perché non c’è un picco di lavoro’.
Perché sappiamo che Amazon ha dei picchi di lavoro, e poi c’è il lavoro nei periodi bassi. Se stavamo a novembre, secondo me loro non facevano una cosa del genere, perché a novembre c’è un picco con il Black Friday, perché comunque i picchi di lavoro sono periodi di Black Friday, Prime Day che è a fine giugno, oppure periodi di dicembre, prima di Natale.
Io ho iniziato l’8 di luglio. Adecco chiedeva anche persone inesperte. Allora io mi domando: ma se la persona è inesperta e dopo 5 giorni di lavoro mandi una lettera che non hai superato i 9 giorni di prova, in 5 giorni con tutta la buona volontà e con tutta la forza che ci ha messo per lavorare e per imparare, come fai a diventare esperta per superare la prova?”
Come ha testimoniato Giorgio nel nostro reportage, ‘questo è il tipo di lavoro che stiamo dando al territorio’. L’impressione, osservandole, è che di questo le classi dirigenti marchigiane non si rendano proprio conto.
Categorie: contenuti originali, Diritti Umani, Economia
Tag: Adecco, Amazon, Jesi

Leonardo Animali
Leonardo Animali, giornalista e autore, classe 1969, nato a Jesi, vive da diversi anni a Genga, provincia di Ancona. Si interessa di tematiche ambientali ed ecoclimatiche. Collabora attualmente con i settimanali diocesani “Voce della Vallesina” e L’AZIONE di Fabriano, e con i portali di informazione “Comune-Info” e “Ecor Network”. Nel 2020 è uscito il suo primo libro “La Strategia dell’Abbandono. Cronache di una modernità senza visione” per Ventura Edizioni. Ha un joint diploma in Ecologia Integrale, maturato presso la Pontificia Università Gregoriana, con una tesi su “Crisi climatica e giustizia sociale tra le generazioni”.