ECLISSI DELL’UMANITÀ

dal Blog alessandramaffilippi@substack.com

M.Alessandra Maf Filippi

Mentre il 12 agosto in molti abbiamo fatto il diavolo a quattro per guardare l’eclissi solare, a Gaza ne andava in scena un’altra, quella che si ripete come un loop da incubo da oltre 1000 giorni:

l’eclissi delle coscienze.

Un nuovo giorno d’inferno senza termine, oscurato dalla nostra stampa che ha fatto della rimozione una linea editoriale.

Il diario di quella singola giornata ha registrato:

  • Un drone israeliano che ha colpito un tuk-tuk, veicolo a tre ruote, a Beit Lahia, ferendo due palestinesi.
  • Un altro drone israeliano ha sganciato una granata su un gruppo di civili nel centro di Khan Younis, colpendo il bambino Khalid Shaat, che vedete nella foto, e un uomo anziano.
  • Altri due palestinesi sono stati feriti dal fuoco israeliano a est del campo di Bureij.

Il bilancio complessivo riferito da Anadolu è stato di sei feriti, alcuni gravi.

Domanda: ma Israele non aveva firmato un cessate il fuoco il 10 ottobre 2025? Sì, lo aveva firmato. Ma il problema è che per Israele le firme sono sempre valse meno della carta igienica. Sempre.

E se spostiamo lo sguardo di qualche decina di chilometri scopriamo che l’inferno non è solo a Gaza. C’è anche in Cisgiordania,ed è terribile.

A Qusra, a sud di Nablus, bande di coloni da giorni assediano tre case palestinesi. Hanno montato delle tende davanti agli ingressi, bloccandoli; hanno tagliato i tubi dell’acqua e i cavi dell’elettricità, intrappolando interi nuclei familiari, fra cui anche due bambini piccoli. Anche l’accesso ai soccorsi è stato impedito. Niente cibo e niente acqua potabile. Un diktat che dal 9 ottobre 2023 suona sinistramente familiare. Gallant docet. E lungo la strada che conduce a quelle case, pur di impedire a chiunque di entrare o uscire, queste belve che sembrano spuntate direttamente dalle caverne del Pleistocene, hanno ammassato pietre demolendo i muretti a secco che la incorniciano.

Tutto sotto gli occhi compiacenti dei soldati e delle soldatesse israeliani che, in teoria, dovrebbero impedirlo. Alcuni di loro sono stati ripresi mentre pregavano con i coloni davanti alle case assediate. L’IDF dice di aver avviato delle indagini per adottare provvedimenti disciplinari, ma intantooggi ha mandato altri soldati e, secondo quanto riferito da Reuters, alcuni militari hanno preso posizione all’interno di abitazioni palestinesi costringendo due delle famiglie assediate ad abbandonare le loro case.

Chiunque segua da vicino ciò che Israele fa da sempre nei territori occupati sa quanto valgano gli annunci dei sempre più fantomatici “provvedimenti disciplinari”: a salvare la faccia di un esercito che assomiglia sempre più a una milizia terrorista di Stato, il quale, invece d’intervenire contro gli abusi e le violenze delle bande armate di criminali che continuiamo eufemisticamente a chiamare “coloni”, li protegge, li asseconda e li spalleggia, garantendo loro un’impunità assoluta, mentre sottopone i palestinesi a un regime quotidiano di vessazioni, arresti arbitrari, espulsioni, demolizioni, violenze e uccisioni.

Anche di bambini. Ammazzati senza altro motivo se non quello di avere la colpa di essere nati.

Bisogna guardarle, queste immagini, per capire fino a quale grado di abbrutimento possa arrivare chi sa di poter contare sull’impunità garantita da Israele.

Persino Mike Huckabee, l’ambasciatore americano in Israele, un ultrasionista sostenitore della surreale rivendicazione biblica della Terra promessa e da sempre vicino al movimento dei coloni, li ha chiamati per quello che sono: “terroristi israeliani”, definendo l’assedio un “orrendo atto di terrore”. Quando persino uno come lui arriva a chiamarli terroristi, sarebbe ora che anche il resto del mondo, Italia in testa, smettesse di nasconderli dietro l’innocua parola “coloni”.

Non lo sono. Sono criminali. Terroristi, appunto.

Walker Meghnagi presidente Comunità ebraica di Milano, esponente storico dell’associazionismo sionista italiano, già presidente nazionale del Keren Hayesod e del Gruppo Sionistico.

E intanto, nel Bel Paese che fu, la Comunità ebraica di Milano, che non ha mai preso le distanze dal genocidio in corso a Gaza e ha ripetutamente contestato l’uso della parola “genocidio” per definirlo, protagonista delle volgari e strumentali provocazioni alla sfilata del 25 aprile 2026, per bocca del suo presidente Walker Meghnagi accusa la proposta di assegnare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza di essere una forma di razzismo, un “apartheid morale”, perché discriminerebbe quelli ebrei.

E qui il disgusto diventa insopportabile.

Trasformare anche un riconoscimento simbolico ai bambini massacrati, mutilati, affamati e rimasti orfani a Gaza in un’accusa di razzismo significa ancora una volta brandire l’identità ebraica come uno scudo immunitario per sottrarre Israele al giudizio e respingere qualunque gesto che obblighi a guardare ciò che ha fatto e sta facendo ai palestinesi.

A un certo punto bisognerebbe avere il coraggio di mandarli affanculo. Loro e i loro ricatti morali. Qui non siamo più soltanto davanti a un’eclissi morale. Siamo davanti a un’eclissi totale della ragione.

Invece continuiamo a sottostare ai ricatti. Ad arretrare. A concedere l’inconcedibile.

Così, l’eclissi più impressionante non è quella che per qualche minuto ha oscurato il cielo. È quella che da oltre un secolo impedisce a una larga fetta del mondo di vedere la trave che ha davanti agli occhi: uno Stato costruito sulla deportazione e sulla cancellazione di un altro popolo, fondato fin dal principio sulla sopraffazione necessaria a imporsi sulla sua terra.

Israele è un aborto politico della storia: un progetto coloniale insediativo trapiantato sulla pelle di chi quella terra già l’abitava, fondato sulla pretesa che una inesistente promessa divina potesse attribuire a qualcuno il diritto di disporne. E che ha fatto dell’espulsione, espropriazione, disumanizzazione e impunità strumenti permanenti della propria esistenza.

La comunità internazionale, invece di fermare tutto questo, si è lasciata trasformare nel suo burattino, arretrando ogni volta che Israele ha agitato il ricatto morale dell’antisemitismo brandendo la memoria della Shoah come il vessillo di un peccato originale trasformato in un credito morale inesauribile. Un debito contratto dall’Europa e fatto pagare ai palestinesi.

Il mostro resta Israele. Ma i fili che muovono i burattini glieli abbiamo lasciati prendere noi. E continuiamo, vergognosamente, a lasciarglieli tirare, permettendogli di trascinarci tutti nell’eclissi dell’umanità.

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