Dal blog https://www.lindipendente.online
23 Agosto 2026 Dario Lucisano
Da mesi la Libia è attraversata da scontri, proteste e attentati in larga parte ignorati dai media italiani. A ovest, nella zona di Zawiya, gli scontri tra gruppi armati si susseguono con cadenza settimanale e negli ultimi giorni la città è stata colpita da inediti attacchi con droni contro le raffinerie. A sud, nel Fezzan, le forze del generale Haftar devono invece fare i conti con la Sala operativa per la liberazione del Sud, una coalizione di tribù e milizie che ha annunciato l’avvio di operazioni per prendere il controllo della regione.
Sul fronte istituzionale, il processo di riunificazione tra le amministrazioni di Tripoli e Bengasi procede tra aperture e tensioni: quest’anno è stato approvato il primo bilancio unificato da oltre 10 anni e si sono svolte esercitazioni militari congiunte, le prime dal 2011. Parallelamente, gli Stati Uniti sostengono un piano per riunificare le istituzioni delle due aree del Paese, affidando il controllo del Consiglio alla famiglia Haftar.
La divisione interna della Libia
Per comprendere la situazione interna della Libia va fatto un passo indietro, tornando al 2011. Dopo l’uccisione di Gheddafi, le milizie e i gruppi armati che avevano contribuito alla sua caduta si contesero il controllo del Paese. La situazione di disordine continuò per anni, e nel 2014, il generale Khalifa Haftar lanciò l’Operazione Dignità, dichiarando una «guerra al terrorismo» islamista e contando sul sostegno di Egitto ed Emirati Arabi Uniti.
Da allora consolidò progressivamente il proprio controllo sulla Cirenaica, la regione orientale della Libia, e su ampie aree del Fezzan, nel sud del Paese.
Nel 2019 Haftar lanciò una nuova offensiva contro Tripoli, fallita anche grazie all’intervento militare della Turchia a sostegno del governo della capitale, cristallizzando di fatto la divisione tra un’area occidentale, dove il governo di Tripoli dipende dal sostegno delle milizie locali, e una orientale, formalmente amministrata da istituzioni rivali ma di fatto dominata da Haftar, che negli anni ha concentrato sempre più il potere nelle proprie mani e in quelle della sua famiglia.
Nella Tripolitania, la regione della Libia occidentale, le tensioni interne ruotano attorno alle milizie che si contendono il controllo delle risorse e delle rotte migratorie. Queste sono formalmente affiliate al governo di Tripoli, ma mantengono di fatto un’ampia autonomia; le autorità della regione mantengono uno stretto rapporto con le istituzioni occidentali, Italia in testa. Nella Cirenaica, invece, le tensioni assumono una forma diversa: non derivano dalla competizione tra una molteplicità di milizie, ma da un sistema di potere centralizzato attorno alla famiglia Haftar, che deve fare i conti con i gruppi attivi nel Fezzan, la competizione sulle risorse e le pressioni internazionali, queste ultime legate soprattutto ai suoi rapporti con la Russia.
Negli anni sono stati numerosi i tentativi di ricucire la frattura tra le due parti del Paese. Il principale passaggio avrebbe dovuto essere rappresentato dalle elezioni presidenziali previste per il dicembre 2021, che avrebbero dovuto portare alla formazione di un’unica autorità nazionale. La tornata elettorale, tuttavia, venne rinviata a tempo indeterminato a causa delle profonde divisioni politiche e delle dispute sulle regole del voto.
La Libia occidentale tra scontri proteste e attacchi

Nelle ultime settimane, gli scontri tra le milizie nella Tripolitania sono aumentati. Gli ultimi attentati nella Libia occidentale risalgono all’11 e al 12 agosto, quando due attacchi con droni hanno colpito la raffineria petrolifera di Zawiya, provocando incendi e interruzioni di corrente; il secondo, in particolare, ha distrutto una sottostazione elettrica.
Non è noto chi abbia effettuato gli attacchi, ma, alla luce del costante aumento delle tensioni, la NOC, la compagnia petrolifera nazionale, ha ipotizzato la dichiarazione dello stato di forza maggiore per far fronte alla crisi.
Gli scontri tra milizie armate affiliate al governo di Tripoli, del resto, si susseguono da mesi a Zawiya: combattimenti nei pressi della stessa raffineria si sono verificati all’inizio di agosto, mentre a luglio, nelle sole prime due settimane, si sono registrati almeno tre episodi di violenza armata con morti o feriti. Più in generale, gli scontri nella regione hanno intensificato la propria frequenza e gravità dall’inizio dell’anno.
Le tensioni tra i gruppi armati della Tripolitania non interessano la sola città di Zawiya. Scontri e combattimenti si sono registrati, tra le altre località, anche nella stessa Tripoli, ad al-Ajilat e a Surman; all’inizio di agosto, proprio a Surman, gli scontri hanno favorito una evasione di massa dal carcere cittadino.
I combattimenti coinvolgono prevalentemente milizie formalmente affiliate al governo, ma, di fatto, autonome; molte di queste hanno sede proprio a Zawiya e sono attive nell’area che collega la città costiera a Surman, una zona particolarmente interessata dal traffico di migranti e dalla presenza di infrastrutture strategiche per il Paese.
Un’intensificazione degli scontri nell’area, dunque, è indicativa di un più generale aumento delle tensioni in tutta la Tripolitania. Tra i gruppi coinvolti figurano il 103° Battaglione di fanteria, noto anche come al-Silaa e comandato da Othman al-Lahab; le forze dell’Apparato per la sicurezza contro le minacce, guidato da Muhammed Bahroun, che ha recentemente condannato gli attacchi contro la raffineria di Zawiya; e la brigata Shuhada al-Nasr, comandata da Muhammad Kashlaf.
Parallelamente, sono aumentate anche le proteste dei cittadini. Tra i principali motivi delle contestazioni, oltre all’espansione degli scontri tra le milizie e all’aggravarsi della crisi della sicurezza, vi è anche la questione migratoria. Negli ultimi mesi, i residenti dei quartieri di Tripoli maggiormente interessati dalla presenza di migranti hanno manifestato davanti alla sede dell’UNSMIL, la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia, accusando l’organizzazione di favorire l’immigrazione clandestina.
Il primo ministro del Governo di Unità Nazionale, Abdul Hamid Dbeibah, si è schierato dalla parte dei manifestanti, mentre l’UNSMIL ha respinto le accuse, definendole il risultato di una campagna di disinformazione.
Gli scontri a sud nella Libia di Haftar

Se nella Libia occidentale gli scontri coinvolgono le diverse milizie affiliate al governo di Tripoli, impegnate nella competizione per il controllo delle risorse e delle rotte migratorie, nella porzione del Paese di fatto controllata dalla famiglia Haftar i principali focolai di tensione si concentrano nel Fezzan.
Qui diverse milizie hanno stretto un’alleanza, entrando a far parte di quella che hanno definito la Sala operativa per la liberazione del Sud. Lo scorso 26 aprile, la coalizione ha rilasciato una dichiarazione, ripresa dagli osservatori di sicurezza libici, in cui annunciava l’avvio di operazioni contro le unità dell’Esercito nazionale libico fedeli ad Haftar, esortando i residenti del sud della Libia arruolati nelle sue fila ad abbandonare le proprie posizioni. Le operazioni si concentrano lungo il confine con il Ciad, una delle principali direttrici del contrabbando, e proseguono da mesi.
Lo scorso 11 agosto, inoltre, un attentato ha colpito il generale Fawzi al-Mansouri, capo dell’intelligence militare delle forze di Haftar: un ordigno collocato sotto il suo veicolo è esploso mentre il militare stava salendo a bordo, uccidendolo. Nessun gruppo ha rivendicato l’attentato.
Il processo di unificazione
Sullo sfondo di tensioni sempre più alte sul piano militare, il processo di unificazione procede tra aperture e battute d’arresto. Lo scorso febbraio, l’uccisione di Saif al-Islam Gheddafi, figlio di Muhammar e a lungo considerato una possibile figura in grado di riunire parte del Paese, ha rappresentato un ulteriore colpo al già fragile equilibrio politico libico; le autorità hanno avviato un’indagine per individuare i responsabili, ma le circostanze dell’omicidio restano ancora da chiarire.
Nonostante l’accaduto, i tentativi di riunificazione sono proseguiti. Ad aprile, per la prima volta, forze libiche provenienti dalle due aree del Paese hanno partecipato insieme a una esercitazione militare congiunta, Flintlock 2026.
L’addestramento, organizzato dal Comando militare statunitense per l’Africa (AFRICOM), ha visto anche la partecipazione di Italia, Turchia, Germania, Francia, Regno Unito, Ungheria, Egitto e in generale oltre 30 Paesi. Pochi giorni prima, le due amministrazioni avevano inoltre raggiunto un accordo su un quadro unificato di spesa per il 2026, il primo dopo oltre un decennio, comprendente stipendi pubblici, spese governative, investimenti, sussidi e finanziamenti alla compagnia petrolifera nazionale.
I due eventi hanno segnato un significativo passo avanti nel percorso di riunificazione della Libia. Nei mesi successivi, i negoziati sono proseguiti e, il 14 luglio, l’UNSMIL ha annunciato un accordo sul meccanismo per la selezione dei nuovi vertici della Commissione elettorale nazionale.
Parallelamente, sono stati compiuti progressi nella definizione del percorso e delle tempistiche per riportare il Paese alle elezioni. Nonostante questi sviluppi, le tensioni sul fronte istituzionale non si sono mai realmente arrestate.
Da mesi, i media libici discutono di un presunto piano statunitense per riunificare le due amministrazioni, che prevederebbe l’affidamento del controllo del Consiglio presidenziale di Tripoli a Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar, mantenendo Abdul Hamid Dbeibah alla guida del governo.
Il piano, ribattezzato “Piano Boulos” dal nome dell’inviato speciale di Trump per la regione che lo avrebbe avanzato, è stato respinto dallo stesso Consiglio presidenziale. Critiche sono inoltre arrivate da autorità religiose, civili e militari libiche.

Dario Lucisano
Si occupa di politica estera e sicurezza internazionale con particolare attenzione all’Asia Occidentale. Affianca all’attività giornalistica la consulenza in ambito geopolitico e ha partecipato a incontri sulla questione palestinese. Scrive per L’Indipendente dal 2023.