Senza multilateralismo preparano solo guerre

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di Elena Basile – 01/09/2026

Fonte: Il Fatto Quotidiano

L’ordine internazionale, per chi voglia esercitare l’intelletto e non rifugiarsi nella negazione della realtà, è mutato dopo la Seconda guerra mondiale, assumendo almeno tre diverse forme e strutture. Nell’immediato dopoguerra nasce il mondo bipolare, un universo casalingo nel quale i due maggiori contendenti, gli Usa e l’Unione Sovietica, accettano di limitare vicendevolmente il loro potere nelle regole della carta Onu, nella sintesi del Consiglio di Sicurezza tra i Membri permanenti e muniti di diritto di veto.

 Nel 1991 gli Stati Uniti restano l’unica potenza egemone e ha inizio il ventennio unipolare. Sono gli anni del delirio del liberal order, della “fine della storia” di Fukuyama, della propaganda basata sull’esportazione della democrazia di Bush ma anche dei Clinton, insomma della yubris statunitense che trasforma la Nato in alleanza militare offensiva ad ampio raggio, fabbrica il nemico islamico, (Afghanistan, Iraq, Siria e Libia) e nutre il sogno di sottomettere la Russia (incredibile a dirsi, persino la Cina), fingendo di cooperare.

Importante sottolineare come nel momento di maggiore forza gli Usa, invece di creare stabilità in Europa e in Medio Oriente, hanno perseguito sogni di dominio, creando instabilità e sostituendo ai due pilastri del multilateralismo, Onu e Osce, la Nato, che diviene il braccio armato dei progetti egemonici dei neoconservatori.

Invano nel 2007 in un memorabile discorso alla conferenza di Monaco, Putin cerca di dialogare con i leader occidentali, affermando che il momento unipolare è terminato e che i due allargamenti della Nato, contro i quali la Russia in ginocchio si era inutilmente opposta, non potevano avere seguiti. Niet, come spiegò l’ambasciatore americano a Mosca, Burns, nel 2008, alla sua amministrazione, significa niet, la Russia si sarebbe fortemente opposta all’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

Gli occidentali nel vertice di Bucarest del 2008, incuranti delle legittime preoccupazioni di sicurezza di Mosca, ribadirono la “politica della porta aperta”, cara a Condoleezza Rice che non smetteva di ripetere, scimmiottata dai diplomatici nostrani: “La Russia deve pagare un prezzo, ha perso la Guerra fredda”.

Intanto la crisi economica del 2008 e le iniezioni di liquidità nel sistema monetario internazionale avrebbero permesso una distribuzione della ricchezza a vantaggio degli emergenti. La Cina, foraggiata generosamente dall’Occidente di tecnologie, approfitta del capitale cloud che permette di bypassare il dollaro ed emerge gradualmente come rivale storico di Washington.

Nel 2014 il Cremlino non accetta il ricatto occidentale realizzato col colpo di Stato a Kiev e annette la Crimea, in quanto sa che un nuovo ordine mondiale è nato. Il Sud globale si organizza intorno alla Cina. La resistenza della Russia e dell’Iran ai diktat dell’impero è la prova più evidente che la realtà internazionale è divenuta molto più complessa: emergono con i Brics diversi centri di potere, gli stessi alleati statunitensi come India, Turchia, Arabia Saudita adottano politiche multivettoriali.

Qualcuno dovrà pur avvertire i nostri analisti mainstream, che ancora cianciano dell’Occidente dei valori, propaganda consona al mondo unipolare, che questa realtà è finita. Gli unici ad appellarsi ai valori espressi nella carta dell’Onu, dell’Osce, nelle nostre costituzioni sono oggi, ironia della storia, i Brics, il freno agostiniano all’anticristo, e in Occidente la chiesa cattolica, le tante voci del dissenso, visibili come Francesca Albanese, Alessandro Di Battista (mi raccomando forza Ale), Cacciari, Caracciolo, Travaglio… e invisibili, l’intellighentia e la società civile che operano in un cono d’ombra.

Sì, bisognerà pure avvertirli che l’ordine internazionale è mutato e che l’impero rantola e affida alle guerre, alla militarizzazione del dollaro, l’ultima carta da giocare in difesa di un ordine unipolare che non ha riscontro nella realtà. L’egemonia è finita e con essa la possibilità che il potere di Washington si eserciti con la politica, con la mediazione, quel soft power caro a Hillary Clinton.

Oggi è il tempo della forza contro il diritto, è il tempo di Trump.

Lo Stato profondo americano, composto dalle burocrazie, dall’intelligence, dai fondi sovrani, dalle lobby delle armi, finanziarie e di Israele, dalle marionette politiche e da una classe dirigente europea (burocrati, accademici, media) che si illude di avere qualcosa da guadagnare dalla gerarchia imperiale, è tuttavia ancora vivo e vegeto. Investirà nella bolla del debito, nella riconversione in economia di guerra, alimenterà l’escalation contro la Russia, fino all’ultimo ucraino. Speriamo non passi agli europei come carne da macello e chissà se allora la classe dirigente, infine, capirà di aver lavorato contro i propri figli.

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