Germania, in Sassonia una resa dei conti per Merz

Dal blog https://www.remocontro.it

03 Settembre 2026 Piero Orteca

Domenica si vota nel ‘land’ a Est e i populisti di AfD sono favoriti dai sondaggi. Potrebbero addirittura andare al potere, segnando una svolta storica. Ma il sistema si compatta e i Servizi segreti fanno un certo lavoro, ricordando a tutti chi sono gli estremisti di destra. Basterà? Poi lo strano drone russo su Lipsia tirato fuori dopo un mese per la vigilia elettorale.

Un sistema al capolinea

A partire da domenica prossima, in Germania la politica dovrà giocare a carte scoperte. Si vota, infatti, in Sassonia-Anhalt, uno dei “Bundeslaender” orientali più problematici del Paese, particolarmente colpito dalla crisi economica e dagli effetti di rimbalzo della guerra in Ucraina. Il momento è cruciale e, per il grigio e ambiguo Cancelliere Friedrich Merz, queste elezioni potrebbero rappresentare l’inizio della fine. In effetti, anche a livello nazionale, il nervosismo si taglia col coltello, perché tutti i sondaggi danno vincenti gli estremisti di destra di “AfD”, ossia Alternative fur Deutschland. E fin qui si potrebbe anche chiudere un occhio, serrando i ranghi e tenendoli fuori dal Palazzo. E invece, per il consolidato establishment politico teutonico, il vero problema è che la dimensione della sua probabile vittoria, potrebbe addirittura portare al potere questo movimento, che raccoglie un cocktail esplosivo di populisti anti-sistema. AfD è un contenitore che mescola nostalgici, disoccupati e scontenti dell’Est, elettori ribelli molto giovani e, paradossalmente, anche “new entry” di nostalgici anziani e pensionati disillusi. Tutte categorie portatrici di una forte rivendicazione sociale, che non trova risposte nei paludati governi di Berlino, diventati assai borbonici e sempre meno prussiani. Governi incapaci di garantire, nell’era post-Merkel, quelle politiche di sviluppo economico e di convergenza sociale indispensabili per completare anche sul campo la riunificazione delle due Germanie. Così, se volete, oggi possiamo dire che il boom dei populisti nei “laender” orientali tedeschi è anche la risultante di una fusione di sistemi malriuscita. E il simbolo di tutto questo non è solo AfD, ma anche la presenza costante di “BSW”, cioè di Bundnis Sarah Wagenknecht, il movimento costola della Sinistra, nato proprio a Est per rispondere, se così si può dire, a un “populismo più popolare”.

I polls dicono AfD

“Nelle elezioni di domenica – scrive lapidario Der Spiegel –  l’AfD si avvia alla vittoria in Sassonia-Anhalt. La CDU è molto indietro. Verdi, FDP, BSW e forse anche SPD si trovano ad affrontare un periodo difficile”. Sintetico, ma assolutamente efficace. La battaglia, in questo momento, almeno a leggere dibattiti e resoconti di comizi elettorali, non è tanto e solo sui programmi (assolutamente perdenti per i partiti di governo) quanto piuttosto sul “rischio per la democrazia”. Può sembrare un argomento vecchio e talvolta un po’ logoro (specie nel Terzo millennio) ma chi è al potere, se lo gioca sempre, presentando l’avversario non solo per quello che dice, ma anche per ciò che potrebbe essere in futuro. I guai nascono quando la “presa” dei populisti ha già raggiunto percentuali esorbitanti. Come in Sassonia. Non solo. C’è il rischio che un successo di AfD in questo land, possa poi riversarsi, con un effetto domino, nelle successive elezioni a Berlino, in Meclemburgo e in Turingia. Insomma, il momento è topico, e Merz e il sistema che lo affianca devono inventarsi qualcosa. La battaglia si riduce a uno scontro tra il leader locale della CDU, Sven Schulze, e il candidato-presidente dei populisti, Ulrich Siegmund. “Il quarantasettenne Schulze – riporta lo Spiegel – ha assunto la carica di Presidente a gennaio, succedendo al suo predecessore, Reiner Haseloff (CDU). Tuttavia, nei sondaggi, l’AfD ha superato la CDU. Sebbene Schulze sia riuscito ad accrescere la sua notorietà, meno di un terzo degli elettori si dichiara soddisfatto del suo operato. Inoltre, la diffusa impopolarità del governo federale guidato dal Cancelliere Merz gli sta creando problemi. Schulze vuole impedire all’AfD di salire al potere nel suo Stato. Pur non volendo diventare dipendente dalla Sinistra o dall’AfD, a seconda dei voti, potrebbe non avere altra scelta che collaborare proprio con la Sinistra”.

Il programma populista

Ulrich Siegmund mira dritto al cuore del sistema. Sa benissimo che la Sassonia potrebbe essere la regione tedesca ad avere il primo governo populista di AfD. Una specie di elezione-rompighiaccio, capace di aprire la strada ad affermazioni significative in altri laender, prima a Est e poi, chissà, nel resto del Paese. Perché, quello che temono alla Cancellerie di Berlino, è proprio questo: se l’infezione da AfD dovesse dilagare, quale potrebbero essere le ripercussioni sul sistema?  E, ovviamente, sull’Unione Europea? “Per consentire al partito di governare da solo sostiene lo Spiegel – il 35enne Siegmund ha fissato un obiettivo di ‘45% più X’ per le elezioni. Gli attuali sondaggi mostrano l’AfD al 40% o più. Con il sempre sorridente Siegmund al timone, che coltiva un’immagine populista e vanta centinaia di migliaia di follower sui social media, l’AfD punta a trasformare la Sassonia-Anhalt. Tra le altre cose, prevede una politica migratoria più rigida, l’abolizione della scuola dell’obbligo e la rescissione dei trattati di radiodiffusione”.

Politica e Servizi segreti

“Siegmund si presenta come il volto amichevole del partito, classificato come organizzazione di estrema destra dai Servizi segreti interni dello Stato”, ha scritto lo Spiegel. Qui, però, qualcosa comincia a non quadrare più. Non bisogna avere studiato politologia, per sapere che l’Intelligence viene controllata dal sistema e organizzata gerarchicamente dal potere dominante. Già questo basta a sollevare dei sospetti. A maggior ragione, quando si pensi che, per un attentato eclatante come quello al Nord Stream 2 (fatto dagli ucraini) il governo tedesco sapeva e taceva. Anzi, alludeva. Facendo quasi quasi far credere che a ordinare di mettere le bombe fosse stato lo stesso Putin. Ora, per carità, nessuno vuole difendere la Russia, che ha tutte le sue colpe. Ma anche l’Occidente, a modo suo, fa una sorta di “guerra ibrida” e pratica una “neutralità qualificata”, che sconfina quasi nella cobelligeranza con Kiev. Mischiare dunque la politica interna tedesca, con argomenti che impattano sull’escalation della crisi con Mosca, non è assolutamente una buona cosa.

Il fatto che i tanto chiacchierati Servizi tedeschi abbiano tirato fuori, ora, dopo un mese, l’affaire del presunto attentato di Lipsia, per esempio, è tutto da chiarire, anche perché sta facendo risalire pericolosamente la tensione con Mosca.

Guarda caso, giusto adesso, a Lipsia. La città più importante della Sassonia, dove domenica si vota per elezioni incredibilmente determinanti. Cui prodest, Herr Merz?

Tags:elezioniGERMANIASassonia

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