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03 Settembre 2026 Remocontro
Il fenomeno El Niño “di proporzioni gigantesche” sta facendo precipitare il pianeta in una “zona di pericolo” del clima estremo che durerà fino a febbraio’: è il monito del segretario generale dell’Onu Guterres. «Il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme».
Il 2027 sarà ‘l’anno più caldo mai registrato’
«El Niño ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo», ha affermato Celeste Saulo, Segretaria Generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) delle Nazioni Unite. «Stiamo già assistendo a sconvolgimenti e devastazioni causati da siccità e inondazioni e prevediamo che questi impatti aumentino con l’intensificarsi di El Niño».
Cos’è ‘El Niño’
El Niño è un fenomeno climatico che provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale (America Latina) nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni. Il fenomeno provoca inondazioni nelle aree direttamente interessate, ma anche siccità nelle zone più lontane da esso e altre perturbazioni che variano a ogni sua manifestazione. I paesi in via di sviluppo che dipendono fortemente dall’agricoltura e dalla pesca, in particolare quelli che si affacciano sull’Oceano Pacifico, ne sono i più colpiti, sebbene si ritenga possa avere effetti anche su scala globale attraverso modificazioni della circolazione atmosferica in tutto il pianeta.
Effetti di “El Niño”
La fase El Niño con il surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche modificano a loro volta la circolazione equatoriale dei venti e con essa la distribuzione delle precipitazioni, regolando l’alternanza di periodi di siccità e di maggiore piovosità lungo tutto il Pacifico Equatoriale. In conseguenza dell’alterata circolazione atmosferica, la fase El Niño porta a intense precipitazioni e tornado sull’America centro-meridionale, violenti uragani sull’intero Pacifico meridionale e in Australia settentrionale e determina periodi di siccità in Africa centro-occidentale fino all’Indonesia.
Ecosistema oceanico
Altro effetti del Niño sull’ecosistema oceanico, è la variazione dell’apporto nutritivo di cibo nell’Oceano Pacifico. La corrente calda che il Niño trasporta verso oriente risulta povera di elementi nutritivi finendo per sostituire la corrente fredda di Humboldt che, attraverso la risalita delle acque profonde favorisce il trasferimento dalle profondità oceaniche del plancton, che assicura cibo a grandi quantità di pesce. L’equilibrio faunistico marino ne risulta stravolto ripercuotendosi sull’economia delle popolazioni sudamericane di Ecuador, Perù e Cile che vivono principalmente di pesca.
Chi pretende di comandare al clima
«Mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’Organizzazione metereologica mondiale, abbiamo avviato una mobilitazione di tale portata con i servizi meteorologici e idrologici nazionali, che sono in prima linea nel fornire previsioni e servizi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza. Non c’è tempo da perdere». El Niño, sarà probabilmente il più intenso degli ultimi 1.000 anni e aggiungerà ulteriore calore a un’atmosfera in cui le temperature stanno già aumentando rapidamente a causa del riscaldamento globale. Questa combinazione fa sì che il 2027 sia destinato a spazzare via ogni record e a diventare l’anno più caldo mai registrato.
Primi assaggi, incendi e fame
L’aumento del calore causato da El Niño sta già avendo ripercussioni, dall’aggravarsi degli incendi boschivi in Indonesia all’indebolimento delle fondamentali piogge monsoniche in India. Gli effetti si estenderanno a livello globale, da un maggiore rischio di incendi in Australia a inondazioni più intense in Sudamerica. Il Programma Alimentare Mondiale ha affermato ad agosto che El Niño rischia di spingere circa 50 milioni di persone in una situazione di fame acuta.
Tre uragani nel Pacifico
Tre uragani si stanno abbattendo sull’Oceano Pacifico, fenomeno che gli scienziati hanno attribuito al riscaldamento delle acque causato da un fenomeno El Niño di intensità storica. La tempesta tropicale Marie si è trasformata in uragano nella tarda serata di mercoledì al largo della costa della Bassa California, allineandosi dietro agli uragani Karina e Lowell – entrambi classificati di categoria 4 – che si stavano dirigendo verso ovest attraverso il Pacifico. Tre uragani sono “sicuramente un evento raro”, ha dichiarato all’AFP Julia Cole, climatologa dell’Università del Michigan.
Tempeste sui negazionisti del clima
«Il riscaldamento causato da El Niño crea le condizioni per queste tempeste, che sono alimentate in gran parte dalle acque calde: quando il Pacifico tropicale è più caldo del normale, assistiamo a un aumento delle tempeste violente», ha spiegato Cole. Lowell si trovava a circa 440 miglia (710 chilometri) a sud di Hilo, nelle Hawaii, «e si prevede che rimanga un uragano di grande intensità per i prossimi giorni” mentre si sposta verso ovest, secondo il National Hurricane Center (NHC)».