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10 Settembre 2026 Salvatore Toscano
Dopo rinvii e polemiche, le limitazioni alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 diventano realtà. Almeno in Lombardia, dove l’amministrazione regionale ha confermato, a partire dal primo ottobre, il blocco nei giorni feriali per i Comuni con una popolazione superiore ai 100mila abitanti. Sarà dunque coinvolta buona parte delle oltre 480mila auto diesel Euro 5 circolanti nella regione.
L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre l’inquinamento nella pianura padana, una delle aree più critiche d’Europa, intervenendo però con una misura parziale. Le auto diesel contribuiscono notevolmente alla produzione di ossidi di azoto (NOx) — un inquinante meno pericoloso del particolato, su cui il traffico stradale ha un impatto marginale, a differenza del riscaldamento degli edifici e degli allevamenti intensivi.
Le altre regioni del bacino padano — Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte — stanno cercando di scongiurare l’ipotesi del blocco ai veicoli, puntando su misure alternative, cioè di compensazione delle emissioni. Così da coniugare tutela ambientale ed esigenze dei cittadini, evitando di scaricare su questi ultimi il peso dell’intervento pubblico. «È inaccettabile impedire a tanti veneti di recarsi al lavoro o accompagnare i figli a scuola solo perché non possono permettersi l’acquisto di un’auto nuova», ha dichiarato il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.
Il blocco lombardo varrà dal lunedì al venerdì, tra le 7:30 e le 19:30. I cittadini possessori di autovetture diesel Euro 5, immatricolate cioè tra il 2011 e il 2015, non potranno circolare nei grandi centri urbani, come Milano, Brescia o Bergamo.
Dal 1° ottobre 2027, il divieto sarà esteso anche ai mezzi pesanti progettati per il trasporto di persone o merci, rientranti nelle categorie M2, N1 e N2. Tra due anni, invece, il blocco sarà esteso a tutte le altre categorie di veicoli. Il paradosso è che, dopo aver incentivato i cittadini ad acquistare vetture diesel Euro 5 negli anni scorsi, lo Stato italiano vuole oggi tenerli fuori dalle città.
Inoltre, la misura anti-inquinamento risulta parziale, intervenendo sugli ossidi di azoto ma tralasciando inquinanti come PM10 e PM2,5, ritenuti più pericolosi dalle autorità sanitarie.
Le fonti dominanti del particolato sono il riscaldamento degli edifici, l’industria e l’agricoltura. Una ricerca pubblicata nel 2024 da Greenpeace e ISPRA ha confermato che in Lombardia più del 54% delle polveri sottili viene prodotto da riscaldamento domestico e allevamenti intensivi.
«L’ambiente in cui viviamo va difeso con forza, ma anche con ragionevolezza, e i costi della transizione ecologica non possono essere a carico delle famiglie e dei lavoratori. Per questo abbiamo studiato una serie di soluzioni alternative che consentano di scongiurare il blocco dei veicoli diesel Euro 5, pur tutelando la qualità dell’aria che respiriamo», ha dichiarato Alberto Stefani.
Il Veneto sta lavorando a limitazioni eccezionali e alla pubblicazione di un bando per la trasformazione dual-fuel dei veicoli diesel Euro 5. In Emilia-Romagna, al momento, regna l’incertezza. Sul tavolo sono in valutazione misure alternative ma in caso di mancata approvazione anche qui scatterà il divieto dal primo ottobre.
Chi si è mosso in anticipo è il Piemonte, che in estate ha messo a punto un piano di riduzione delle emissioni equivalente a quella che si otterrebbe col blocco dei motori diesel, introducendo ad esempio degli incentivi all’utilizzo di biocarburanti. Mancano comunque gli interventi strutturali sui settori più inquinanti, in una delle aree — la pianura padana — più critiche d’Europa.
Soltanto nei primi tre mesi del 2026, il particolato PM10 ha già oltrepassato in numerose città il tetto di 18 giorni di superamento annui stabilito dalla direttiva UE 2024/2881. A Milano, nella stazione MI-Marche, si contano 48 giorni con valori superiori a 45 µg/m³, quasi tre volte il limite consentito. Verona e Modena seguono a ruota con 43 e 40 giorni.
Ancor più grave la situazione per il PM2,5, l’inquinante più pericoloso perché penetra in profondità nell’apparato respiratorio: Padova, Milano, Torino, Modena, Parma, Brescia, Verona, Vicenza e Bologna hanno già superato i 30 giorni con concentrazioni sopra i 25 µg/m³, mentre il limite annuo europeo è di soli 18 giorni.
Il rapporto Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status, 2025, dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), ha confermato come l’Italia sia il Paese europeo con il più alto numero assoluto di morti attribuibili all’inquinamento atmosferico da polveri sottili PM2,5. Con 43.083 decessi stimati, il nostro Paese distanzia nettamente tutti gli altri Stati europei.
Il superamento dei limiti di particolato e degli ossidi di azoto in pianura padana ha fatto scattare, per l’Italia, una procedura d’infrazione in sede europea. Con la legge n. 155/2023, il governo Meloni ha provato a intervenire introducendo «misure urgenti in materia di pianificazione della qualità dell’aria e limitazioni della circolazione stradale».
Veniva previsto, entro il 1° ottobre 2025, il blocco dei veicoli diesel Euro 5, per tutti i Comuni con una popolazione superiore ai 30mila abitanti. Poi, su pressione della Lega, la maggioranza è tornata parzialmente sui propri passi, varando il decreto-legge n. 73/2025.
La misura, oltre a prorogare di un anno l’entrata in vigore del divieto, ne ha modificato l’impianto, alzando la soglia demografica di riferimento da 30mila a 100mila abitanti e soprattutto lasciando alle Regioni una maggiore autonomia in termini di misure compensative equivalenti. A mancare sono i vincoli a misure strutturali in grado di affrontare il fenomeno nella sua interezza.

Salvatore Toscano
Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.