Il sindacato in Italia

C’è un articolo su Jacobin, giornale on-line, scritto da un ex sindacalista che analizza le motivazioni della crescita dei sindacati in Italia come fatto positivo. Personalmente ho qualche perplessità e la giudico da ex lavoratore sindacalizzato e militante. Per chi vuole leggere ecco il link https://jacobinitalia.it/dove-cresce-il-sindacato-in-italia/

Intanto l’analisi si basa su un “nocciolo duro: il settore del pubblico impiego (circa 3,4 milioni), l’unico dove ci sono dati certi riscontrabili ( anche dove i dipendenti hanno una sicurezza maggiore), mentre in altri settori è più difficile avere numeri affidabili.

Ma il mio appunto è a monte: descrivere come un buon momento sindacale “solo” a partire dal numero delle tessere incassate è una vera dimostrazione di forza? Qui ovviamente si parla dei confederali, mentre la stima delle varie sigle di sindacati di base non va oltre 1,5- 2 % del totale nella dichiarazione di sciopero..

In più uno studio serio dovrebbe poter capire anche quali categorie sono sindacalizzate o meno.

Perchè ad esempio se la storia dell’insieme delle RSU ha limato ogni opposizione interna alle fabbriche/uffici appunto ai soli rappresentanti nominati dall’apparato confederale, la cui base di egemonia rimangono le residue fabbriche importanti e strutturate ( Fincantieri, Leonardo, ecc).

Mentre i sindacati di base tranne qualche eccezione hanno presenza organizzata per lo più nella logistica, fra cooperative, insomma dove il lavoro è precario e ricattabile e dove lo scudo sindacale serve solo se con dure e difficili battaglie ( dal caporalato, al lavoro precario della logistica o in piccoli magazzini isolati)

Ecco questa “buona situazione di tessere si può anche descrivere come una buona prova di forza di contrasto ed opposizione ? Qui ognuno può ragionarci a partire dal proprio vissuto.

Quando a fronte di morti sul lavoro continue, giornaliere, per esempio sul caso di un porto meridionale (mi pare Taranto) con due morti in un giorno fa uno sciopero di due ore al venerdì pomeriggio, è ovvio che non serve a nulla ed è già nella logica che non cambi il sistema di sicurezza che li ha causati.

In generale da quando il trafficone oggi del campo largo, ex segretario del PD, cioè Renzi (uomo dei servizi e della finanza ) fece il Job Act, dopo una importante manifestazione a Roma il comando era “spegnere le ribellioni” e così fu.

Così non dimentico le manifestazioni e addirittura scioperi contro la proposta per avere un salario minimo garantito organizzata dai confederali.

Oggi che il lavoro è sempre più sotto ricatto, ma ancora più costruito su produzioni chimiche nocive, su energie fossili, su armi e riciclaggio produttivo militare non mi pare proprio di vedere scioperi e cortei ovunque con obiettivi alternativi.

Lo stesso per la situazione ormai retorica del sistema sanitario e dei beni comuni privatizzato che continua come nulla fosse con al massimo qualche presidio ospedaliero di militanti volontari, ma niente di organizzato. Poco importa se il taglio della spesa sociale in generale è direttamente veicolato dall’aumento della spesa militare. L’aumento delle tessere confederali non porta a nessuna prova di forza con un governo della finanza globale, repressivo e pesantemente deciso a mettere ancora le imprese al primo posto non le persone, i cittadini con le decisioni prese dai partiti di riferimento

Questo non vuol dire che qui e là nelle categorie, nelle organizzazioni sindacali non vi siano moti di protesta e ribellione, ma rimangono circoscritti e non influenti e ovvio serve spingere dentro quelle strutture ormai diventate dispensatrici di consulenze Caaf, di assicurazioni e per gli apparati di stipendi e estrazione dal luogo di lavoro.

Questo studio sui dati del tesseramento non misura altro che i tempi correnti dove: lavora e taci sono il refren senza rimedio giocato sul filo dei talk show, mentre nessun vantaggio si vede in generale, almeno a mio giudizio e sarò felice di leggere critiche a questo, anche a fronte di oggettiva mancanza di capacità organizzativa ad esempio personalmente l’ho vista nel referendum bocciato. Solo la CGIL ha 5,5 milioni di iscritti ed ha dovuto chiedere alla società civile (associazione, gruppi, ecc) aiuto per raccogliere firme . Segno evidente di un limite operativo che arriva da una pratica di poco dibattito interno (e anche esterno) concreto.

Gatti Giovanni

Alessandria 17/10/26

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