Renzi: le garanzie necessarie (ma per chi?)

Dal blog https://volerelaluna.it/

20-10-2026 – di: Francesco Coniglione

Conte chiede a Schlein garanzie sull’ingresso di Renzi nel campo largo. Ma forse la domanda andrebbe rovesciata: non chi possa garantire Renzi, bensì chi si senta garantito dalla sua presenza. È questa la lettura politica che propongo: Renzi rappresenta una polizza d’assicurazione per quei settori dell’establishment che temono un Governo troppo incline alla redistribuzione e alla revisione degli equilibri esistenti.

Non certo contro la vittoria del centrosinistra, ma contro le conseguenze che quella vittoria potrebbe avere. La sua netta opposizione alla patrimoniale, ribadita nel giugno scorso, indica uno dei confini che non intende oltrepassare. Se i suoi parlamentari fossero decisivi, quel dissenso potrebbe diventare un veto.

Il valore della sua presenza, in questa prospettiva, non starebbe tanto nei voti portati alla coalizione, quanto nella possibilità di condizionarne, in caso di vittoria, le scelte: consentire l’alternanza, sorvegliare l’alternativa.

Non occorre immaginare mandanti occulti o telefonate riservate. Bastano orientamenti politici, interessi rappresentati, interlocutori da rassicurare. Un alleato può essere importante – almeno agli occhi dei settori che ne caldeggiano la presenza – non perché condivida fino in fondo un progetto, ma perché dispone dei mezzi per impedirgli di andare troppo lontano. Per chi teme il cambiamento, il freno conta almeno quanto il motore.

Questa funzione di contenimento, del resto, non passa soltanto da Renzi. La scissione del 2019 lo portò fuori dal Pd, ma una parte dei suoi precedenti sostenitori rimase, rivendicando la volontà di difenderne l’eredità: una strategia consapevole che non vuole tanto difendere una storia personale, bensì restare a presidio di precise scelte economiche e sociali, limitando e condizionando le mosse di una segreteria troppo innovativa?

Certo, la successiva battaglia interna in difesa del Jobs Act può essere un indicatore: Renzi è uscito dal Pd; non tutto ciò che politicamente rappresentava è uscito con lui. Ma da questa “scissione ma non del tutto” è nata una pressione convergente: dall’esterno, quella di un alleato che negozia voti e sostegno; dall’interno, quella delle componenti che contrastano uno spostamento dell’asse politico a sinistra.

Non sappiamo se ciò sia avvenuto a seguito di una condivisa regia; si può concorrere a frenare la stessa svolta anche senza concordare ogni mossa. È proprio questo – a mio avviso – il rischio per il campo largo: che il cambiamento venga limitato due volte, prima nella formazione della linea del suo principale partito, poi nella trattativa di coalizione.

La polizza, allora, non sarebbe soltanto Renzi: sarebbe un equilibrio politico capace di rendere ogni svolta più costosa della sua rinuncia.

Qui la richiesta di Conte rischia di mostrare una certa ingenuità, se i paletti invocati si riducono a rassicurazioni personali senza incidere sui rapporti di forza. Il precedente non è remoto: il 13 gennaio 2021 Renzi annunciò il ritiro delle ministre di Italia Viva, aprendo la crisi del secondo Governo Conte.

Non serve ipotizzare ordini esterni: basta constatare che la disponibilità a rompere una maggioranza non è un’ipotesi inventata dagli avversari. Che cosa impedirebbe una nuova rottura, qualora le scelte di un futuro Governo diventassero incompatibili con la linea politica renziana e con gli interessi che intende tutelare? La parola di Schlein? Una fotografia di famiglia? Un programma sottoscritto?

Quest’ultimo è necessario, ma non basta: nessuna firma cancella il potere di un alleato che, con i propri parlamentari, possa togliere la maggioranza. E Renzi, alle richieste di garanzie, ha già risposto rivendicando soprattutto la capacità di portare voti, pur proponendo anche un contratto di coalizione. Ma un contratto politico non elimina il conflitto sugli interessi: può disciplinarlo, non farlo scomparire.

Il problema, dunque, non è soltanto se Renzi serva a vincere. È che cosa si potrà fare dopo aver vinto, con lui nella coalizione, quali impegni sopravvivranno al suo eventuale veto e quali verranno sacrificati per evitare la crisi. Altrimenti si rischia di costruire una maggioranza elettorale consegnando a una sua componente il controllo dell’interruttore da cui dipende la sopravvivenza del Governo.

Conte cerca una garanzia su Renzi.

Il rischio è che Renzi sia già la garanzia: non per chi vuole cambiare, ma per chi vuole essere certo che il cambiamento non arrivi troppo lontano.

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