30 ottobre è sciopero generale

Dal blog https://www.usb.it/l

Nazionale, 09/10/2026

“Condivido volentieri questa iniziativa utile a livello internazionale per schierare sul tema disarmo e no alla circolazione delle armi , anche se per l’ennesivo volta ci sarà 20 gg dopo la stessa cosa indetta dalla CGIL. Certo niente è facile, ma quell’apparato legato alla politica di sinistra deve essere travolto da mille iniziative diplomatiche e di dialogo pubbliche e di fabbrica o saremo sempre una estrema minoranza poco significativa. Inoltre ovvio che per dire STOP WAR deve esserci una consistente partecipazione di popolo ed avere possibilità di espressione piena, non solo di trascinamento Ogni gruppo incolpa l’altro per il non dialogo, senza soluzione e la stessa sinistra del Campo Larghissimo ” non apre bocca per cambiare la strategia!!

Alla giornata internazionale del 30 ottobre partecipano 100 porti di 17 paesi in 4 continenti.

Il numero di porti e paesi coinvolti è parte e si combina con le rivolte che dilagano nei paesi europei, dall’Italia alla Francia, alla Serbia, alla Spagna, al Portogallo, all’Albania, con le proteste contro il corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista e dalla sua Comunità Internazionale che si allargano negli USA e negli altri paesi imperialisti, con la resistenza contro gli imperialisti USA e sionisti, i loro complici europei e i loro agenti locali che si sviluppa dal Medio Oriente all’India, dall’Africa all’America Latina.

L’Unione Sindacale di Base ha proclamato per venerdì 30 ottobre lo sciopero generale di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato ed invita a costruire una grande giornata di protesta in tutto il Paese. In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti, che pesa fortemente sui magri salari di milioni di lavoratori e lavoratrici che ormai non recuperano neanche più l’inflazione, di contro, l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche.


Con il prezzo di benzina e gasolio schizzato oltre i 2 euro al litro, l’inflazione dei prodotti della spesa salita in 5 anni dal 30 al 50%, le bollette di luce e gas che subiscono rincari superiori al 30%, la situazione per chi vive di lavoro o pensione è sostenibile solo se c’è un adeguamento delle retribuzioni al costo della vita e se, allo stesso tempo, il governo interviene a calmierare i prezzi o, ancora, ad azzerare l’iva sui beni di prima necessità.

Ma il governo Meloni ha deciso di non agire in queste direzioni, lasciando che il paese impoverisca e consentendo alle grandi aziende e alle grandi banche di continuare a speculare sulle nostre vite.
La boutade, assolutamente insufficiente, tardiva e già naufragata, del tetto al prezzo del carburante è la dimostrazione di un governo asservito e complice delle logiche di mercato.
In Europa le proteste divampano, dalla Spagna alla Francia alla Germania.

Movimenti giovanili e organizzazioni sindacali stanno promuovendo grandi mobilitazioni per rivendicare diritti sociali e difendere le condizioni di vita e di lavoro. In Italia le grandi organizzazioni sindacali restano a guardare, anzi scelgono di provare a stringere con le organizzazioni padronali un accordo su rappresentanza e salari quando ci sarebbe bisogno di organizzare la protesta.
Diverse organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali hanno lanciato per la data del 30 ottobre uno sciopero internazionale contro il traffico delle armi, contro le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti.

Si tratta di un evento di portata storica che sta progressivamente coinvolgendo lavoratori e lavoratrici di sempre più paesi, estendendosi oltre il Mediterraneo e raggiungendo il Nord Europa ma anche l’India, il Messico, il Sudafrica e gli Stati Uniti.


I lavoratori dei porti stanno chiamando a mobilitarsi contro la guerra e le politiche di aggressione ai popoli portate avanti dagli Stati Uniti e da Israele e contro la complicità dei paesi dell’Unione Europea.


L’Unione Sindacale di Base considera la lotta contro il carovita e contro la moderazione salariale strettamente legate alla lotta contro il riarmo. L’enorme spesa pubblica messa a disposizione dell’acquisto e della costruzione di nuovi armamenti, con un balzo di decine di miliardi di euro nel bilancio statale per la difesa, cozza con l’indisponibilità a difendere i nostri salari e le nostre pensioni.

E invece di pensare a dare una vera politica industriale all’Italia, il governo smantella quello che è rimasto, dall’ILVA all’automotive, e punta tutto sugli armamenti.
In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo.

C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi.


Lo scorso anno una grande ondata di mobilitazioni ha scosso la penisola per protestare contro la complicità del governo Meloni con lo stato terrorista di Israele. Il governo ha risposto a quelle proteste con i Decreti sicurezza e ora con una legge che vuole impedire di criticare il genocidio dei palestinesi. Hanno paura che le persone si mobilitino e che i giovani scendano nelle piazze.

Hanno paura che le persone si mettano assieme al di là delle differenze e che trovino le parole d’ordine giuste per unirsi. L’Unione Sindacale di Base lancia lo sciopero generale del 30 ottobre per unire le proteste e invita a costruire le mobilitazioni in tutte le città.
Abbassate i prezzi, abbassate gli affitti e i mutui, abbassate le tariffe, abbassate le armi

Alzate i salari, alzate le pensioni: il 30 ottobre Blocchiamo tutto

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