Dal blog Analisi Difesa
29 Ottobre 2026 di Gianandrea Gaiani
Il prezzo del gas in Europa continua la corsa al rialzo e sulla piazza di Amsterdam ha sfondato
ieri la soglia dei 100 euro a megawattora salendo del 4,46% a 100,54 euro per scendere in serata
sotto i 99 euro.
Molti analisti valutano che la crisi energetica rischia di venire aggravata dai possibili nuovi sviluppi bellici della guerra contro l’Iran, che potrebbe limitare ulteriormente le forniture di gas, insieme ai bassi livelli delle scorte europee e alla crescente domanda prevista nella stagione invernale.
Il prezzo del petrolio resta sopra i 100 dollari al barile ma pare oggi in lieve calo: il Brent è
quotato 114 dollari al barile (-1,08%) mentre il Wti è sceso a 101,31 dollari.
Il ministro irlandese dell’Ambiente, Darragh O’Brien, della presidenza di turno Ue, ha espresso
preoccupazione per iu costi in crescita dell’energia.
“Assistiamo a fluttuazioni dei costi letteralmente ogni giorno, ma i prezzi all’ingrosso ci inducono ora a prevedere ulteriori aumenti significativi”, ha affermato al suo arrivo al Consiglio Energia a Lussemburgo.
La ministra svedese dell’Energia, Ebba Busch, ha rilevato che “siamo alla seconda crisi energetica in quattro anni. E mi preoccupa molto che, a questo punto, dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, ci limitiamo ancora a spostare la nostra dipendenza. Stiamo cioe’ mancando
l’obiettivo di rendere l’Unione europea indipendente sul piano energetico, e stiamo passando dalla dipendenza dal gas russo a quella dal gas americano”.
Dopo l’invito di Trump all’Europa a tornare ad acquisire energia dalla Russia, la portavoce della
Commissione europea, Paula Pinhori, ha ricordato che “esiste una normativa che ci impedisce
di riprendere le importazioni di combustibili fossili, e di gas in particolare, dalla Russia”
rispondendo a una domanda sulle indiscrezioni di stampa secondo cui Mosca e Washington
starebbero discutendo la riapertura del gasdotto Nord Stream e la ripresa dei flussi di gas russo
verso l’Europa una volta terminata la guerra in Ucraina.
“Per quanto riguarda le sanzioni attualmente in vigore a causa della guerra, la Presidente von
der Leyen ha dichiarato molto chiaramente che le sanzioni in ambito energetico rimarranno
finché la Russia non porrà fine a questo conflitto – ha spiegato – La posizione è dunque
assolutamente chiara; è stata ribadita in occasione della sessione plenaria del Parlamento la
scorsa settimana, nonché nel contesto del Consiglio europeo”.
Assolutamente chiara?
L’affermazione di Pinhori è curiosa non solo perché negli ultimi mesi, quindi con le sanzioni alla
Russia in vigore, molte nazioni della UE hanno incrementato gli acquisti gas liquido (GNL)
russo, ben più caro di quello che affluiva fino al 2024 dai gasdotti che attraversano l’Ucraina.
Solo nei primi nove mesi del 2026 oltre 12,18 milioni di tonnellate di LNG russo per lo più
proveniente dai giacimenti siberiani Yamal, sono state scaricate nei porti della UE, il 9,5% in più
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un incasso per Mosca di 7,9 miliardi di euro.
Come ha ricordato Euronews, i principali acquirenti sono stati la Francia (3,6 milioni di tonnellate, cioè il 41% del totale europeo di GNL russo), il Belgio (2,9 milioni di tonnellate) e la Spagna (2,7 milioni di tonnellate).
In settembre quasi tre quarti delle forniture dirette all’UE sono arrivati in Francia: secondo Kpler, i porti di Dunkerque e Montoir hanno ricevuto 571.716 tonnellate di GNL russo,quelli olandesi 146.461 tonnellate e quelli portoghesi 74.263 tonnellate
Poiché queste nazioni sono in prima linea nel difendere con denaro e armi l’Ucraina, appare
paradossale e contraddittorio che continuino a fornire a Mosca miliardi con cui finanziare la guerra.
Anzi, per usare le note di linguaggio della NATO, “la brutale e ingiustificata invasione russa
dell’Ucraina”.
La Francia per giunta è tra i “volenterosi” che, sfidando Mosca, vorrebbero mandare truppe in
Ucraina, ovviamente una volta finita la guerra, ma per ora continua a finanziare anche la
Russia.
Ricapitolando:
da un lato gli europei si fanno spennare dagli ucraini che ormai chiedono denaro a botte da
decine di miliardi ogni pochi mesi (prima 90, ora altri 70), dall’altro ingrassano i russi
sostenendone l’economia e lo sforzo bellico acquistando a prezzi elevati il gas via nave che prima arrivava via tubo a prezzo stracciato e quantità infinite.
Eppure le norme a cui faceva riferimento la portavoce della Commissione Europea prevedono da aprile di quest’anno il divieto di stipulare contratti a breve termine per il GNL russo mentre per i contratti a lungo termine il divieto totale entrerà in vigore il 1° gennaio 2027.
Quanto valgono i continui proclami della presidente von der Leyen, dei suoi commissari e dei tanti premier e ministri europei, incentrati sulla rinuncia all’energia russa per non finanziare
l’aggressione all’Ucraina e sulla mobilitazione contro la minaccia russa?
Probabilmente nulla, considerato che il 12 ottobre il vice primo ministro russo responsabile
dell’Energia, Alexander Novak ha rivelato che la Russia ha venduto gas e petrolio “ai paesi
dell’Unione Europea per il periodo che va dal 2022 a oggi, per 320,7 miliardi di dollari”, cioè
286 miliardi di euro.