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4 Novembre 2026 Fulvio Zappatore
Immaginate di essere un giovane musicista alle prime armi. Avete imparato a suonare uno strumento, scritto i primi pezzi, li avete registrati in camera cantando dentro a un microfono comprato online e caricati sui social, dove qualche centinaio di persone ha cominciato ad ascoltarli. Tutto, o quasi, senza mai uscire di casa. Poi arriva il momento in cui le canzoni chiedono un palco, e un palco non si trova con un post.
Bisogna scrivere ai locali, fissare le date, trattare un compenso, far quadrare viaggi e notti fuori: un mestiere con le sue regole e i suoi contatti, che da soli si impara solo a forza di mail senza risposta. Serve qualcuno che stia già dentro il giro, che sappia a chi telefonare e come presentarvi. È in quel momento che si comincia a cercare un’agenzia di booking. Ed è in quel momento che, se si finisce nelle mani sbagliate, si rischia di rimanere fregati.

All’inizio del 2024 Riccardo Buono ha vent’anni, vive a Napoli e porta in giro le sue canzoni sotto lo pseudonimo di Goliardo. Qualche concerto lo ha già fatto, nei locali della sua zona. Adesso vuole uscire dal giro di casa e cominciare a muoversi su palchi diversi, per portare la sua musica verso un pubblico che ancora non lo conosce. Decide di rivolgersi a un’agenzia. Ed è così che conosce Antonio Altini.
Altini è il titolare di Altini Cose, agenzia di booking che si occupa di fare da tramite tra gli artisti e i locali: propone i nomi, fissa le date, tratta i compensi e trattiene una percentuale. La sua pagina Instagram è fitta di locandine: serate nei club, piccoli festival, rassegne in giro per l’Italia. Anni fa curava la programmazione di un piccolo club bolognese, poi chiuso, e nel tempo ha fatto da intermediario per nomi storici della scena indipendente, dagli Skiantos ai Diaframma. Nell’ambiente lo conoscono in molti. Anche se non tutti, come si vedrà, per buone ragioni.
«Se volete suonare scrivetemi», c’è scritto nella sua pagina Facebook. E così Riccardo gli scrive. All’inizio solo per avere qualche informazione: come funzionano i viaggi e i rimborsi, quanto si chiede di cachet, quanto deve durare un concerto per un gruppo spalla. Altini risponde subito con una proposta: un mini tour di sei città, Bologna, Milano, Torino, Firenze, Roma e Napoli, con rimborso viaggio, vitto e alloggio, e la possibilità di vendere il proprio merchandising. Il tutto per 500 euro: 250 subito e 250 a tour finito.
Riccardo accetta: il prezzo è buono e l’idea di mettersi in mano a un professionista affermato lo rassicura. Il contratto, una scrittura privata di poche pagine, impegna Altini Cose a organizzare sei concerti entro il 15 novembre 2025, da tenersi entro marzo 2026. C’è anche una clausola di garanzia: se le date non verranno organizzate, l’agenzia restituirà l’intera somma “entro e non oltre” il primo gennaio 2026. Riccardo versa i 250 euro, Altini conferma di averli ricevuti. L’accordo è fatto.

Qualcosa non quadra
All’inizio le cose sembrano funzionare. Nell’autunno 2025 Altini procura a Riccardo un concerto come spalla al Largo Venue di Roma, poi una data al Mamamu di Napoli. Le serate vanno bene. Poi però il calendario si ferma.
Il 15 novembre passa senza concerti, e così il primo gennaio 2026. Per mesi, alle richieste di Riccardo, Altini risponde sempre con le stesse formule: «settimana prossima», «in settimana definiamo», «tranquillo».
A inizio aprile Riccardo perde la pazienza: o le date arrivano entro la settimana, scrive, o si rivolgerà a un avvocato. «Questa settimana definiamo», risponde Altini. È l’ultima promessa sul tour.
A giugno Riccardo, ormai senza concerti da mesi e senza avere mai ricevuto un rimborso, comincia a scrivere ai locali nei quali avrebbe dovuto suonare, e non solo, per capire con chi ha davvero a che fare. Le risposte su Altini, in moltissimi casi, disegnano lo stesso ritratto: «Anche noi abbiamo subito perdite economiche su date di cui neanche gli artisti erano a conoscenza – gli rispondono da Taranto – e sono anni che lo abbiamo allontanato».
A Torino raccontano di aver chiuso con lui dopo pochi eventi, scoprendo che proponeva alle band “finestre” per suonare nel locale in date che il club non aveva mai concesso. A Ferrara sono molto arrabbiati: «Lo abbiamo sfanculato da tempo…, se passa di qui ne prende da andare e venire». Da un centro di quartiere a Milano dove si suona dal vivo il gestore è ancora più diretto: «Ci dispiace molto, ma non siete gli unici che ha imbrogliato».
La notizia delle mail ai locali arriva anche ad Altini: «Ha ricominciato a scrivermi dopo mesi di silenzio – racconta Riccardo a L’Indipendente – Mi ha detto che la sua era una strategia e non un inganno e mi ha chiesto di continuare ad avere pazienza. Io gli ho risposto che gli accordi che avevamo fatto erano saltati da un pezzo e che, visto che mi aveva procurato solo 2 delle 6 date concordate, pretendevo di avere indietro i soldi. A quel punto il suo tono è diventato vagamente minaccioso».

Alla fine la conversazione si chiude con Altini che promette il rimborso dei soldi entro una settimana. «Passo e chiudo, il prossimo messaggio è la contabile» scrive. «È stato l’ultimo messaggio che ho ricevuto – spiega Riccardo – Era il 24 giugno, i soldi non sono mai arrivati e da allora non si è più fatto vivo».
Il sistema Altini
È a quel punto che Riccardo comincia a cercare prove della malafede di Altini. Non solo scrivendo ai locali, ma contattando altri musicisti che, come lui, si sono affidati negli anni alla sua agenzia. Li contatta uno a uno e ascolta le loro storie.
Ne sente più di cinquanta. Scopre che esiste un gruppo WhatsApp dove una quarantina di danneggiati si scambia da tempo racconti e screenshot, e che qualcuno, prima di lui, aveva già provato a mettere ordine. Nell’aprile 2025 Marco Olivotto, manager trentino di grande esperienza, che con Altini aveva avuto a che fare in prima persona, aveva fatto circolare un questionario dettagliato: cifre versate, date promesse, date suonate, rimborsi ottenuti.
Riccardo riparte da lì, con una scheda più asciutta in cui chi scrive dichiara che i fatti sono veri e si rende disponibile a testimoniare. Messe una accanto all’altra, quelle storie si somigliano in modo impressionante. Il caso più vecchio risale al novembre 2023: 600 euro, una sola data, poi il nulla. «È da tre anni che chiedo un rimborso – scrive un giovane musicista di Catania – per ora sono riuscito a recuperare circa 120 euro».
Una cantautrice ha versato 800 euro per dieci date con un cachet minimo di 150 euro a serata, e per pagarli, racconta, ha dovuto aprire un finanziamento. Ha suonato tre volte senza essere pagata. In trasferta è arrivata in albergo dopo mezzanotte e ha scoperto che la camera non era stata saldata. Poi le è arrivata una lista di cinque concerti per l’autunno: chiamando i locali pochi giorni prima, ha scoperto che nessuno l’aveva in programma. «Una presa in giro colossale, una truffa, uno schema Ponzi – scrive – la decisione più stupida della mia vita».
C’è chi ha capito tutto in ventiquattr’ore. Nel marzo 2025 un ragazzo di Fermo firma per quindici date da 250 euro l’una, con un acconto di 600 euro e altrettanti da versare a calendario confermato. Il giorno dopo il bonifico, Altini gli comunica di aver già trovato tutte e quindici le date, e pretende subito il saldo. Le verifiche fatte direttamente con i locali rivelano che diverse serate non esistono.
Altini accetta di sciogliere il contratto e promette di restituire l’acconto entro settembre. Nel giugno di quest’anno quei soldi non erano ancora arrivati. Una band torinese, partita per Parma per un concerto fissato da Altini, ha trovato sui social del locale la stessa serata promossa per un gruppo tributo a Lucio Battisti.
Un’altra formazione ha pagato 1.500 euro per venticinque date e ne ha suonata una. Un giovane musicista veneto ha avuto lo “sconto amico”: 250 euro per cinque concerti invece di 450, perché conosceva un parente. Poi gli sono stati chiesti altri 100 euro, fuori da qualsiasi contratto, da restituire “la mattina seguente”. «Sono stato stupido io a darglieli. Non sono il tipo che presta soldi a sconosciuti». Quei soldi non li ha più rivisti.

Il copione è sempre lo stesso. Il primo contatto, spesso cercato dai musicisti grazie alla pubblicità che Altini si fa tramite i social. Un pacchetto di date con un cachet minimo garantito e qualche nome importante speso come garanzia. Un anticipo da versare in fretta, con bonifico istantaneo o con PayPal.
Poi il calendario che slitta, le date che non esistono, le scuse, i piani di rientro che si fermano alla prima rata. Chi minaccia un avvocato, a volte, recupera qualcosa. Gli altri aspettano. È questo che, d’ora in poi, chiameremo ‘il sistema Altini’. Un modus operandi che, tuttavia, non vive solo dell’ingenuità e della buona fede dei musicisti alle prime armi, ma che è riuscito a coinvolgere anche chi, nel mondo della musica, lavora da anni.
Salire di livello
Per capire come un meccanismo del genere abbia potuto reggere così a lungo bisogna salire di qualche gradino nella scala gerarchica della musica dal vivo. Marco Olivotto, manager trentino con trent’anni di esperienza alle spalle, nel marzo 2024 affida ad Altini il tour degli Estra, storica band che nel suo territorio porta ai concerti migliaia di persone.
A lui Altini non chiede anticipi, e Olivotto capirà presto perché: «Usa due pesi e due misure – spiega a L’Indipendente –. Se sei un artista con un minimo di risonanza non si espone, ti dice che tiene il 20% e via. Se invece non hai visibilità, ti chiede i soldi prima, sapendo che non ti troverà nessuna data, o che quelle che troverà saranno farlocche».
La vetrina, però, scricchiolava anche in alto. Olivotto scopre che Altini ha proposto gli Estra a un festival veneto a un terzo del cachet concordato. Poi cominciano a saltare le date perché si scopre che Altini ha debiti in giro per migliaia di euro: «Ho cominciato a chiamare altri promoter dicendo che avevo un problema con un’agenzia – ricorda –. Non riuscivo a finire la frase.
Mi rispondevano: “È Altini, vero?”. Lo sapevano tutti, anche i gestori dei locali grossi». Olivotto riesce a sottrargli il tour e a gestirlo da sé, rimettendoci però quasi tutto. Bilancio finale di tutti i concerti: «Un euro e sessanta di guadagno netto – precisa –. Non sto scherzando».
Chiediamo a Olivotto perché nessuno sia mai riuscito a fermare Altini, se nell’ambiente il suo nome era così famigerato. «Da una parte c’è un senso di pudore misto a omertà in chi viene truffato – spiega –. Soprattutto negli artisti emergenti, che hanno paura di farsi nemici nell’ambiente».
Dall’altra, farsi giustizia per vie legali è tutt’altro che semplice: «Se uno ti truffa per duemila euro a te sembrano tantissimi, ma quando arriva la denuncia spesso poi la procura finisce per archiviare il caso. L’unica possibilità è una class action». Per una class action, però, bisogna essere in tanti. Nel gruppo WhatsApp dei danneggiati c’era una quarantina di musicisti, e al questionario di Olivotto, nonostante la garanzia di anonimato, hanno risposto in sei: «La gente non ne vuole parlare – dice –. Si sta tenendo il danno».
E oggi? Gli chiediamo se Altini stia ancora lavorando: «Assolutamente sì. Continuo a sapere di gente che viene contattata da lui e ci casca». Per Olivotto il problema è un ambiente che preferisce lamentarsi in privato piuttosto che esporsi: «La scena italiana è completamente ripiegata in maniera egoistica su se stessa».
«Se non gli fai terra bruciata intorno – conclude –, andrà avanti all’infinito».
La risposta di Altini
«Questo ragazzo ha veramente esagerato scrivendo a destra e a manca». Questa è la prima risposta che ci viene data da Altini quando lo raggiungiamo al telefono la sera del 21 ottobre per parlargli delle accuse avanzate da Riccardo Buono. Non si sottrae, anzi: parla a lungo, a tratti a ruota libera. E comincia proprio da Riccardo: «Lui deve ricevere il rimborso, è vero», ammette. Ma sul resto la sua versione è un’altra.
Le date, sostiene, non le ha mai promesse: «Ho sempre specificato che avevo mandato una bozza di date da fare». Ricorda di averlo fatto suonare due volte, al Largo Venue prima dei Sierra e al Mamamu di Napoli, e racconta che a un certo punto è stato Riccardo a non volerne più sapere, imponendogli «una scadenza limitatissima per i rimborsi». La scadenza, però, era il primo gennaio 2026, ed è scritta nel contratto che lo stesso Altini ha firmato.
Da Riccardo il discorso si allarga a tutti gli altri. Altini racconta di lavorare nell’ambiente da una decina d’anni, con circa tremila concerti organizzati. Dalla fine del 2023 ha cominciato a raccogliere le richieste delle band emergenti, «perché ne vedevo veramente molte», con l’idea di costruire un circuito di locali fidati. «Inizialmente stava girando bene», spiega.
Poi qualche locale è venuto meno, e lui si è ritrovato con troppi gruppi e troppo pochi palchi. Alla fine arriva l’ammissione: «È successo un casino, ovviamente per responsabilità mia – dice –. La mia colpa ce l’ho dal momento in cui ho preso un numero di progetti elevato. Però non è mai nato niente in cattiva fede».
La parola truffa, però, la respinge. Si dice ferito dagli insulti ricevuti, anche in pubblico: «Mi hanno definito truffatore, il cancro della musica. Molti hanno trovato una sorta di capro espiatorio, quando io dovevo essere un alleato, un collaboratore». Alla fine della telefonata arriva la promessa: «Mi sono preso l’impegno di rimborsare tutti i progetti. Buona parte sono stati rimborsati, e giorno dopo giorno li sto rimborsando tutti». A L’Indipendente garantisce che i bonifici partiranno a breve, a cominciare proprio da quello per Riccardo.
Non è la prima volta che Altini prende questo impegno in pubblico. Il 5 aprile 2025, in una diretta sul canale YouTube Parole e Suoni, alcuni membri della band Le cose importanti e lo stesso Marco Olivotto avevano raccontato i loro problemi con l’agenzia. Due settimane dopo, il 19 aprile, Altini era tornato sullo stesso canale per una diretta di replica, ammettendo i propri limiti e promettendo di restituire i soldi a tutti. Da allora, come abbiamo visto, i rimborsi sono arrivati col contagocce, quando sono arrivati.
La sera stessa della nostra telefonata, dopo quattro mesi di silenzio, Altini ha riscritto a Riccardo. Gli ha chiesto di nuovo l’IBAN e gli ha assicurato che il rimborso era in arrivo. Poi, di nuovo, silenzio. Ad oggi Riccardo non ha ricevuto nessun bonifico, e Altini non ci ha fornito la prova di nessun rimborso effettuato.

E Riccardo?
«Scusatemi se non vi ho più aggiornato, al momento ovviamente non c’è stata risposta». È il messaggio che Riccardo ha mandato alla redazione pochi giorni fa. Quell’”ovviamente” dice molto di come ha imparato a misurare le promesse di Altini. Dopo la telefonata del 21 ottobre e la richiesta dell’IBAN, il bonifico non è mai partito, e dei soldi versati un anno fa per i concerti non è tornato indietro nulla.
Riccardo, però, non ha intenzione di lasciar perdere. La class action non è mai decollata, gli altri musicisti si sono tirati indietro uno dopo l’altro, e così ha deciso di andare avanti da solo, con un avvocato penalista che paga di tasca propria, a rate: «Sono una fraccata di soldi – ammette –, ma l’ho voluta fare».
Sa bene che agli occhi di un tribunale la cifra in ballo è piccola, e che i tempi saranno lunghi. Ma non è una questione di soldi: «La mia è una battaglia ideologica contro il sistema marcio della musica in Italia – e conclude –. Altini è solo la punta dell’iceberg».
Il prezzo più alto, intanto, lo ha già pagato. L’anno che doveva essere quello del primo tour, sei città da Bologna a Napoli, è passato senza concerti, tra un calendario mai arrivato e mesi spesi a ricostruire la rete di Altini. Il 31 ottobre è tornato a esibirsi, a casa sua, a Napoli. Senza versare anticipi.
Adesso lavora a un disco che vorrebbe registrare a gennaio e pensa già a un piccolo tour per l’inverno e a uno per l’estate, organizzati da sé. «Cerco di muovermi in modo indipendente. Credo di riuscire tranquillamente a farlo, un mini tour». Alla porta di un’agenzia, per ora, non ha più intenzione di bussare. Le prossime porte proverà ad aprirsele da solo.
Fulvio Zappatore
Nato a Cesena nel 1984, muove i primi passi nel giornalismo scrivendo articoli per la stampa locale. Dopo la laurea in Storia contemporanea diventa professionista e inizia a dedicarsi anche al giornalismo televisivo. Per L’Indipendente scrive di musica ed è corrispondente dall’Emilia-Romagna.
