Perché Trump ha perso così male?

Dal blog https://sbilanciamoci.info/

di Martino Mazzonis 4 /11/26

Non solo prezzi e Iran, forse l’onda lunga della rivoluzione conservatrice ha raggiunto il suo apice e la sua crisi profonda in queste elezioni di midterm. E poi c’è il lavoro della sinistra di Bernie Sanders.

Reazioni e rivoluzioni

Il partito repubblicano contemporaneo è il figlio di una serie di reazioni e rivoluzioni conservatrici. La prima è quella che segue le leggi sui diritti civili, quando tutto il Sud dei cosiddetti Dixiecrat si rivolta contro il presidente Johnson e passa armi e bagagli al partito repubblicano. Il partito odiato al Sud perché un suo presidente (Lincoln) aveva abolito la schiavitù, diviene il partito della segregazione razziale “morbida”.

Poi è il momento della vittoria di Ronald Reagan e dei suoi due mandati più uno di Bush padre, suo vice, una rivoluzione che trasforma l’economia e individua nello Stato “il problema e non la soluzione” e dipinge le politiche pubbliche di welfare come regalie a truffatori che non hanno voglia di lavorare (la welfare queen nera di uno spot elettorale di Reagan, che vive di sussidi facendo la bella vita).

L’ultima rivoluzione è quella di Newt Gingrich, quando il partito repubblicano vince le elezioni di metà mandato del 1994 e comincia una modalità di opposizione su tutto e a tutto che paralizza l’attività parlamentare e cambia il modo in cui i partiti si relazionano tra loro – la guerra in Iraq di Bush post 11 settembre cambia per due anni questa dinamica a causa della reazione patriottica all’attentato, ma con il 2006 siamo di nuovo alla polarizzazione.

Trump raccoglie questa eredità, ci aggiunge toni estremi, individua nemici con una faccia (scura o con gli occhi a mandorla), non parla come un politico ma come un uomo arrabbiato della strada.

Il 2026, la paura come programma

Il 2026 è forse l’anno in cui alcuni Stati governati da decenni dal partito repubblicano figlio di questo percorso che dal 1963 porta all’America MAGA di Donald Trump scoprono di essersi stufati di vivere nell’America delle guerre culturali. La campagna elettorale repubblicana del 2026 è stata tutta un appello al pericolo rosso ed islamista rappresentato da qualche candidato democratico appartenente ai Democratic Socialists of America e da Abdul El Sayed, il candidato senatore per il Michigan.

I repubblicani hanno investito 183 milioni per comprare spazi televisivi e online e trasmettere spot che parlavano delle persone trans. Un po’ maccartismo fuori sincrono con la realtà, un po’ razzismo che prende la forma dell’islamofobia (oggi, nel 2024 erano i somali e i messicani), un po’ guerra culturale contro i democratici che vogliono somministrare cure ormonali agli adolescenti per farli diventare transessuali.

Un concentrato, appunto, di una guerra culturale che negli anni ha preso la forma di emendamenti alle costituzioni statali per definire quando è che nasce la vita (il tema è la guerra all’aborto), curricula scolastici che prevedono l’insegnamento della creazione, un uso spregiudicato della religione e l’agitare il pericolo che anche la tranquilla vita rurale americana divenga come quella Sodoma&Gomorra in mano a gang violente di Narcos, Gay e parassiti che vivono con i soldi delle nostre tasse in cui si sono trasformate New York City e le principali città governate dai democratici.

A un comizio di Paxton in una contea rurale del Texas un’anziana signora mi ha detto “Sei passato per New York? Come fanno con quel pazzo socialista di sindaco? Vogliono fare le cure ormonali nelle scuole”. Una narrazione che ha dunque funzionato per decenni, alimentata da un universo mediatico che prima erano le talk radio conservatrici – e ancora lo sono – cui negli anni si sono aggiunti Foxnews e altri network conservatori e infine i podcaster.

Trump è il culmine di questa parabola e forse anche la sua fine. Il presidente e il partito che si è allineato in tutto e per tutto alla sua retorica ha portato il discorso ultra conservatore alle estreme conseguenze, complice anche l’accentuarsi del bipolarismo e la creazione di bolle social-mediatiche che hanno separato definitivamente gli uni dagli altri, le città dalle campagne, gli Stati rurali dalle coste.

I repubblicani governano male (e i Dem vincono anche i governatorati)

Questi Stati, quelli rurali dell’Ovest e del Midwest (Iowa) e quello del Sud sono governati peggio, hanno programmi di welfare che funzionano male, meno regole sull’acqua (cioè sulla sua qualità), meno regole imposte alle imprese, che si tratti di imprese agricole o industriali, in materia di inquinamento, protezione dei lavoratori e così via.

In quegli Stati la qualità dell’istruzione è spesso peggiorata, la Sanità è troppo cara e i prezzi sono aumentati come altrove. Le politiche sui dazi, l’ICE e la guerra in Iran con l’aumento dei prezzi del diesel e dei fertilizzanti, hanno colpito pesantemente agricoltori, allevatori e industria della trasformazione.

La censura dei libri, i curricula scolastici e tutto l’armamentario delle culture wars è già stato implementato e non ha cambiato la vita in Kansas, Ohio, Iowa o in South Carolina. Il cattivo risultato repubblicano anche dove il partito continua a vincere come in Florida, forse, si spiega anche così.

In questi Stati (il Texas, il Kansas, l’Iowa) il partito democratico ha parlato di affordability, di Sanità pubblica o qualcosa di simile, di istruzione e di tornare a lavorare per e non contro. Ha funzionato. Mentre non ha funzionato l’effetto paura del comunismo in elezioni dove i candidati dei Democratic Socialists of America.

Non solo alcuni dei candidati di punta durante queste elezioni erano delle figure moderate ma i candidati socialisti una esigua minoranza di cui si è parlato molto durante le primarie perché hanno ottenuto successi inattesi, ma non hanno caratterizzato la campagna elettorale.

Piccola parentesi che segnala la natura di questo discorso anti estremista dei repubblicani: l’unica candidata radicale al Senato era Peggy Flannagan in Minnesota, contro di lei non si è scatenato l’inferno, come contre El Sayed. Un po’ perché la corsa era persa, un po’ perché parlare di El Sayed come “radicale” richiama il terrorismo, il pericolo islamista per l’America, non la sanità pubblica (di cui invece è paladino).

I data centers

C’è poi la vicenda della AI e dei Data Centers che è forse qualcosa che somiglia alle culture wars. La vicinanza di Trump ai miliardari padroni del vapore contemporaneo, il suo entusiasmo per i data center che deturpano le aree rurali (aumento bollette, uso di acqua, rumore, inquinamento) sono fattori che forse non hanno determinato l’esito del voto, ma fanno da cornice. Allo stesso modo dei milioni sborsati da Musk, proprio per ottenere quel che vuole a Washington e negli Stati in materia di poche regole e permessi di costruire.

Altra parentesi, Musk ha speso 470 milioni per influenzare le elezioni. Se paragoniamo la sua ricchezza al reddito medio scopriamo che per Musk quei quasi 500 milioni sono l’equivalente di 100 dollari per una persona con un reddito normale.

Chi non si indignerebbe per una cosa così?

E a proposito di oligarchi e ricchezza, queste elezioni sono anche il compimento del frutto del lavoro inaugurato nel 2016 da Bernie Sanders: senatori di sinistra come El Sayed e Flannagan, rappresentanti socialisti, Mamdani a New York, la discussione sui data center e gli oligarchi, il lavoro di organizzazione delle campagne, i messaggi e la capacità di mettersi in sintonia con le giovani generazioni sono merito dell’anziano senatore democratico.

Se le aree rurali conservatrici sono spaventate dal cambiamento rappresentato da immigrazione, globalizzazione del commercio, “decadimento dei costumi”, i data center rappresentano l’ultima frontiera del cambiamento non voluto, le corporation che sono lontane dalle aree rurali che vengono e ci portano via anche l’aria.

A differenza di una narrazione su quel che succede di terribile nelle città delle coste, una cosa lontana, appunto raccontata dai media e dai politici di destra, i data centers sono proprio nelle aree rurali, sono la forma tangibile di qualcosa di cui si sente parlare. E non piacciono a nessuno.

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