Dove va davvero il commercio ?

Sabato 16/7 a Report, il tema dell’inchiesta dell’anno era su Amazon (presidente Jeff Bezos, Seattle-USA), su quella galassia di ambizione sconfinata di conquista del mercato mondiale di “ogni cosa commerciabile ” e se la gioca assieme al cinese Jack Ma, presidente di Ali Baba (dallo Huanghou dal 1999) entrambi re assoluti delle vendite online.

Nei passaggi vari descrittivi, mi ha colpito un affermazione di un esperto di materie fiscali internazionali consultato dal giornalista di Report in questa importante inchiesta : in merito ad alcuni dati da cui si evince che, a fronte di una crescita media negli ultimi 5 anni di Amazon di circa il 30-40 % di volume di affari, il fatturato complessivo consolidato 2016 è di circa 275 miliardi di dollari con un margine positivo di avanzo contabile pari a circa il 4/5 % del totale . Quindi lasciamo perdere risvolti tecnici , le tasse eluse e quant’altro, l’esperto consulente di Report dava un parere di merito di questo bilancio nel tempo : stanno lavorando su scala globale con margini bassissimi, quasi tutto il guadagno è dato appunto dalla compra – vendita di merci varie, mentre la “logistica di trasporto e distribuzione è quasi da considerarsi “regalata”. Non è che siano benefattori hanno un probabile obiettivo : il mercato mondiale da conquistare , secondo la logica di sfinire ogni altro concorrente, perché ai loro prezzi e con l’efficienza raggiunta (Amazon ha acquistato 75.000 robot) nella gestione della distribuzione stanno facendo una concorrenza spietata a chiunque . In America diverse grandi catene di distribuzione sono già crollate ed alcune anche europee, ma per problemi intrinseci legati alle loro gestioni ed insostenibilità di apparati mastodontici .

Dalle cooperative di trasportatori con punte di scontro ad es. in Emilia, zona di Modena con l’USB come da filmato di Report stanno schiacciando ogni resistenza ai prezzi imposti ed alle loro condizioni generali . Se questo esperto ha ragione, chi come il capo di Amazon investe cifre colossali confrontabili con bilanci di molti paesi di media consistenza, non può permettersi margini e cedimenti ai dipendenti compresi, che sono solo una delle pedine e neanche la più importante dato l’ambiente in cui si muovono e la loro enorme intercambiabilità. Per questo Jeff e Jack visitano spesso governi, compreso anche il bomba quando era presidente del consiglio, ne diventano consulenti ascoltati . I partiti e le istituzioni devono semplicemente traccheggiare, non opporsi, non cambiare le regole dal job act in avanti o se lo fanno basterà loro essere flessibili nell’impostare controversie internazionali, perché questo progetto è a tempo determinato, non può durare in eterno o ce la fà a conquistare il “cielo” o perde tutto . Questo nell’idea di mercato loro, non tanto per i manager ormai al sicuro nella società.

Ma capite cosa c’è in ballo che non è più un sogno sulla carta, anche se la definizione di questo progetto è tutt’altro che conclusa, ma è la struttura organizzata di conquista del MERCATO MONDIALE delle merci.

Intendiamoci i manager di queste grandi imprese, non è che avendo margini bassi lavorino per “stipendi da operai” , tutt’altro. Il proprietario di Amazon pare abbia un patrimonio personale di 96,8 miliardi di dollari , la sua cifra di presentazione, con cui si acquista automaticamente ascolto dai vari governi . Qui però è il caso di perdere l’aspetto dell’invidia personale di chi vorrebbe essere al loro posto a fare giri per il mondo e mille altre cose di questi personaggi , in parte inquietanti.

L’attenzione deve essere alle implicazioni sociali mondiali che questo sistema comporta . Se passa il loro modo di vendita la stessa idea di libera concorrenza viene ridisegnata, tutti dovranno accettare di fatto la loro leader chip globale sulle merci vendibili e poi sarà l’inizio dell’inglobare i SERVIZI indispensabili ad una società civile senza limiti dai beni primari a quelli di seconda scelta , al turismo, alla sanità, ai trasporti e via dicendo . Un APP salverà il mondo ?

Meglio capire perché a noi in Europa e ancor di più in Italia, ci fa stupore quando vedi in cittadine come Alessandria (già satura di supermercati) su un totale 70/80.000 abitanti, l’approvazione e l’inizio delle operazioni per aprire nuovi supermercati e centri commerciali multi disciplinari di centinaia di ettari di terreno che cambieranno non sono un ambiente, ma l’intero assetto economico e le abitudini di una cittadina di provincia. E’ solo un esempio , ma mentre stiamo a fare battaglie di civiltà chiedendo che le domeniche chiudano i centri commerciali, come atto di liberazione dello sfruttamento del lavoro, questi colossi delle grandi catene di distribuzione tradizionali,agiscono solo perché spinte da una necessità indotta di comprare partite sempre più grandi di merci per avere prezzi migliori che poi in larga parte rimangono in magazzino invendute ed il giochino allora si ripresenta in una sovrabbondanza di merci allargando la “raccolta” come le banche, aumentando le sedi solo per avere nuovi finanziamenti,  coprire buchi e proseguire, l’affare in questo caso è l’opera di costruzione e messa in funzione di per sé .

L’altra faccia dell’aggressività commerciale oggi di due forme diverse del capitalismo finanziario ai tempi del mercato globale del web 2.0 che è il presupposto base dell’intero sistema sociale della competitività e del efficienza a qualunque costo . Si riducono i margini di spazio e questa guerra è ancora più violenta e distruttiva , perché parte dal presupposto di arricchire a dismisura o mantenere status chi in modo veloce ha saputo usare tecniche moderne e veloci per efficienza

Report parla di questi imprenditori finanziari, di cui poco si conosce dato che le loro vite sembrano favole di Cenerentola . Jeff Bezos nato ad Albucherque, figlio adottato, laureato in scienze informatiche alla Princeton che ha iniziato l’attività come “castratore” di tori , poi col “Dream Institute” per bambini(una sorta di campo estivo), infine il salto dopo essere entrato in un hedge found e aver imparato elementi della finanza, fonda appunto Amazon , dove in un piccolo magazzino vendeva libri e cominciò poi il volo ….

Il proprietario di ALI Baba aveva un chiosco, che ha poi trasformato in una sede di una cooperativa di distribuzione logistica e lì ha cominciato la sua scalata sino a incrociare con l’on-line avendo alle spalle la più grande macchina di lavoro a basso costo del mondo : la Cina . Verrebbe da dire <sti cazzi > ! Sembra la favoletta dei grandi capitali che ci fanno raccontare come da un oscuro povero garage il tale con lima e carattere è diventato imprenditore . Poi scopri magari semplicemente che ha incrociato capitali “non proprio specchiati” e li ha usati senza problemi. punto. Ed ora è fedele ad un metodo , altro punto !

Questa gente tratta con governi direttamente, quando gli serve fa “donazioni a caso ” alle fondazioni tipo Fare Futuro di Renzi, non è preoccupata dagli ostacoli eventuali dei grandi trattati in discussione in Europa (TTIP, CETA, ecc ) un pò martoriati da opposizioni varie che rallentano, con il loro modo di azione sulla rete web li scavalcano, in modo non appariscente, rendono quasi obsoleti le catene esistenti che necessitano di strutture diffuse giganti di difficile gestione . Non devono conquistare tutto, devono solo avere la maggioranza strutturale del mercato nel mondo, del resto possono non preoccuparsi ! La loro potenza organizzativa, la quantità di denaro liquido raccolto col tempo daranno loro modo di modificare prezzi e costi aumentando i loro guadagni effettivi ! La loro raccolta annuale al momento si avvicina al mezzo miliardo di dollari, una liquidità pazzesca che non si ferma mai e sale sempre più

Non serve per Amazon combattere per esempio Ali Baba che è altrettanto aggressivo , basterà un accordo di spartizione , ma dopo aver consolidato reciproche posizioni.

Alì Baba che ha il suo centro in Cina nelle bidonville del lavoro e la distribuzione ad Hong Kong e Abu Dabi dato che la Cina non sottostà a nessun regolamento commerciale in merito e si sente libera, senza una sua vera “deontologia “, attua lo stesso discorso di Amazon con in più, aspetti legati al fenomeno della contraffazione di marchi copiati pari pari o addirittura “inventati” a firma di grandi case Europee o USA, ma dicendo in Tv e nei dibattiti con partiti <illuminati > che lui lotta contro la contraffazione salvo poi scoprire i suoi legami con S. Marino centro riciclato, oltre che di denaro sporco, anche di merci con firme false taroccate come punto di appoggio nazionale di distribuzione .

Ognuno ci metta del suo osservando la realtà e leggendo giornali, documentandosi, le merci viaggiano sul web sotto gli occhi di tutti, ma con effetti non abbastanza evidenti a tutti !

Sono forme che prescindono da qualunque istituzione nazionale , dai giochi politici dei partiti , la loro è un azione attraverso grimaldelli economici di assalto al cielo del mercato delle merci globale . Su questi siti non acquisti solo un pc, ma auto, case, vacanze, animali, barche,armi ecc, ecc. nessun limite !

Il punto è non fissarsi “solo sull’aspetto ovvio di sfruttamento del lavoro sul singolo territorio ” anche se non si può transigere e che per Amazon è venuto fuori grazie alla vitalità sindacale resiliente in Italia e non solo, ma alle implicazioni di tecnologie che diventano sovranità e in prospettiva STATO senza colpo ferire , in cui democrazia , morale etica e ideologia sono sovrastate dal liberismo cazzuto di ENTITÀ difficili da individuare con sedi legali in ambienti a prova di controlli e quei pochi governi che non ci staranno al ricatto di questi mostri mondiali avranno il loro rovello sul che fare x rincorrere regole, accordi, soluzioni possibili .

Queste sono strutture globali di deprezzamento del lavoro , di schiavitù moderna e poco serve parlarne in termini morali sono l’incarnazione della concretezza di una nuova era prossima ventura in continuità col passato.

Se passa in modo vincente come pare, questo metodo di commercio tecnologico non cambia solo il mercato, ma le condizioni dell’intero pianeta in buona parte, avendo effetto su ogni società non chiusa, sulla socialità del welfare che sparisce, sul reddito ancor più concentrato, dove il negozio è il terminale di rete di casa e le pedine  umane ancora in uso, intercambiabili e in guerra fra loro per precariato ricattato.

Non voglio idealizzare più di tanto un aspetto che è un processo in corso, ma ancora non risolto per mille ovvie ragioni nel dettaglio internazionale, fra concorrenza di mercato e politica dei governi, però è un fatto concreto adesso e le sue dimensioni in termini di valore mosso significative .

Chi si pone idee di cambiamento di governo sociale non può prescindere da questi aspetti e trovare da subito soluzioni, perché quando avverrà il punto di impatto con l’intero sistema…. forse lo sapremo solo l’anno seguente, dopo aver letto il nuovo bilancio consolidato di queste ENTITÀ, altro che diminuzione dell’orario e dignità personale ….

Gianni Gatti – Savona

dicembre 2017

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