La Francia e gli Stati Uniti hanno deciso guerra diretta alla Siria: presto il casus belli

Dal blog Vietato parlare

L’attacco statunitense e francese è imminente. A meno che non accada ancora qualcosa che rompa le uova nel paniere  – USA  e Francia colpiranno stavolta dritte al cuore. Saranno colpiti centri di comando, infrastrutture, palazzo presidenziale, ministeri, alla stregua di come abbiamo visto precedentemente nelle altre ‘guerre umanitarie’. Il clima è quello preparatorio e le evidenze sono molte. Attacco israeliano solo pretesto per distruggere l’apparato anti-aereo del paese.  Imminente false flag di attacchi con il gas sui civili ad opera del ‘regime’, in una crescente guerra mediatica intensificata.
Vediamo – in breve per quando possibile – le principali tappe che ci hanno portati a questo punto.

Non bisogna dimenticare che ci troviamo di fronte ad una guerra di aggressione appaltata a terzi: già nel 2011, Philip Girardi (ex agente della Cia e direttore esecutivo del Consiglio per l’interesse nazionale degli Usa) in un articolo “Nato vs. Syria” pubblicato su American Conservative descriveva già a quell’epoca — cioè a 9 mesi dall’inizio della “rivolta” — come la Nato fosse “già clandestinamente impegnata nel conflitto siriano, con la Turchia per portarla in vantaggio con delega degli Stati Uniti”.

L’ex agente della Cia così descriveva ciò che di lì a poco sarebbe avvenuto: “L’intervento sarà basato su principi umanitari, per difendere la popolazione civile in base alla responsabilità di proteggere, la dottrina che è stata invocata per giustificare la guerra di Libia”. Cosa stava accadendo è chiaro: al fine di espandere la propria zona di influenza in Medio Oriente, gli americani, sulla scia delle primavere arabe, hanno trovato l’occasione redditizia di disunire e indebolire la Siria (anche favorendo l’ ISIS).

Nel 2015, per le richieste della FOIA di Judicial Watch, è  stata resa pubblica una relazione dell’Agenzia di Difesa della Difesa (DIA) di agosto 2012 .  Questo ha precisato che il sostegno esterno alle forze jihadiste – in cui l’Al Qaeda in Iraq (AQI) e la Fratellanza Musulmana figurano in maniera preminente – per combattere contro il governo siriano ha creato la “possibilità di istituire un principato dichiarato o non dichiarato delle forze del terrorismo islamico nell’ Oriente della Siria”.

UNA GUERRA ASIMMETRICA

Comunque, formalmente lo scopo primario con cui gli Stati Uniti hanno giustificato l’intervento in Siria tramite l’operazione Inherent Resolve è stata la lotta allo Stato Islamico. Questo si è sostanziato con un’attività molto blanda fino al 2015, anno in cui sono intervenuti i russi.
Tuttavia, sebbene la presenza russa abbia galvanizzato gli americani che vedevano messi in pericolo i loro progetti; la attività di questi ultimi sono state indirizzate non solo contro lo Stato Islamico ma soprattutto per rallentare l’esercito siriano nella riconquista del suo territorio. In sostanza, hanno combattuto lo Stato Islamico laddove intendevano insediarsi e sottrarre territorio alla Repubblica Araba Siriana ed hanno spostato i transfughi dell’ISIS – vedi ad esempio, qui documentario BBC – verso le aree controllate dal governo siriano per portargli nocumento. Inoltre esistono elementi di forniture di armi ad ISIS – (Qui ad esempio,   Zero Hedge )

UN LENTO LAVORO DI DISTRUZIONE

Agendo in questa direzione, l’Us Air Force si è impegnata molto seriamente a distruggere le infrastrutture siriane, comprese le centrali elettriche di Aleppo e di Deir Ezzor, molto meno contro l’ISIS. Precisamente la centrale di Aleppo – che serviva due milioni persone – era un impianto termoelettrico da 1.000 megawatt suddiviso in cinque unità , che venne costruito da “Mitsubishi Heavy Industry” nel 1995-1998. Si trovava a circa 25 chilometri a est del centro della città: è stata distrutta nel 2015 con un attacco mirato dagli aerei Usa. Una settimana prima avevano distrutto un’altra centrale elettrica e un grande trasformatore di distribuzione ad al-Radwaniye, sempre ad est della città.

Proseguendo nella distruzione della infrastrutture civili, per citarne altre: a Deir Ezzor tutti i ponti esistenti sono stati bombardati senza alcuna utilità strategica se non portare nocumento all’avanzata dell’esercito siriano. Dello stesso segno è la distruzione (la settimana scorsa), dell’unico ponte di barche ‘MARM’ di 200 metri sull’Eufrate che univa le due sponde del fiume collegando la città di Deir Ezzor. Il genio pontieri russo lo aveva costruito a dicembre a vantaggio delle forze armate siriane e per il passaggio dei civili.

In questo caso le forze statunitensi non hanno avuto bisogno di fare alcun raid aereo: è bastato semplicemente allungare la mano e aprire completamente le chiuse della diga a più a monte (diga di Tabqa), per  provocare un’enorme onda di piena che ha travolto il ponte. Degno di nota che gli strike aerei della coalizione a guida USA non si sono limitati a distruggere infrastrutture; essi in varie occasioni, hanno preso di mira direttamente l’esercito siriano provocando decine di morti, peraltro in situazioni già critiche, a tutto vantaggio dello Stato Islamico. (vedi ad esempio,  qui e qui su attacco USA a Deir Ezzor del 17 sett. 2016)

Le azioni militari della coalizione in Siria non sono state mai messe in atto quando queste avessero potuto  portare vantaggio all’esercito siriano. Questo comportamento è stato sempre messo in atto, anche quando ha voluto significare l’occupazione e la distruzione della storica città di Palmira con le conseguenti decapitazioni di massa e la fucilazione di decine di suoi abitanti nell’antico anfiteatro romano.
Quindi, è chiaro che ‘la corsa contro il tempo’ per occupare il nord della Siria era finalizzata a sottrarre territorio allo stato siriano e non alla lotta contro l’ISIS, sta a dire: anticipare l’esercito siriano nella riconquista del nord della Siria del nord.

LA PRESENZA STATUNITENSE IN SIRIA

Queste sono le basi USA  e la loro dislocazione in terra siriana:

1. Base Dirik Base Dirik è sul confine turco-siriano e comprende due basi militari, dove gruppi di paracadutisti americani forniscono assistenza militare alle forze democratiche siriane. La base di Dirik funge anche da aeroporto per gli aerei logistici americani.

2. Base Sabah al-Kheir  si trova a sud-ovest della città di Hasaka, ed è particolarmente importante a causa della sua vicinanza al confine siro-iracheno. Solo elicotteri da combattimento statunitensi sono schierati su questa base, che trasportano armi e rinforzi per i curdi siriani.

3. Base di Ain Issa La base di Ain Issa si trova tra il confine turco e la città siriana di Raqqa. È da questa base che armi e munizioni vengono trasferite alle truppe del “Partito dell’Unione Democratica” curda.

4. Base Tal al-Saman Baz Tal al-Saman è la seconda base americana, situata tra il confine turco-siriano e Raqqa. Questa è la base più importante per lo spionaggio e le intercettazioni in Siria.

5. Base al-Tabq Base Al-Tabq si trova a sud-est di Raqqa e funge da aeroporto per gli aerei statunitensi.

6. Base Al-Dzhalbiat  La base al-Dzhalbiat è situata a nord-ovest di Raqqa, è una zona militare off- limit, in cui ci sono 40 moderni aerei logistica militare, la pista, la piattaforma per il lancio di complessi razzi pesanti e pochi altri tipi di aeromobili .

7. Base Harb Ishk  La base Harb Ishk appartiene ad un gruppo di otto basi vicino al confine settentrionale, condiviso dalla Siria e dalla Turchia. Questa base ospita contingenti di soldati americani.

8. Base Jabal Mashnur La base Jabal Mashnur è la più settentrionale della Siria. La sua caratteristica distintiva è un’antenna a relè radio appartenente alle forze speciali americane e francesi.

9. Base Sirin Baza Sirin si trova nella parte orientale della città di Manbij. Da questa base partono i paracadutisti americani per le varie missioni in Siria.

10-11. Le basi di al-Tanf n. 1 e n. 2  Le due basi in al-Tanf sono condivise con le forze  forze britanniche e quelle del nuovo “esercito libero siriano”.

12. Base Tal-Tamir La base Tal-Tamir è usata anche dagli inglesi, dagli Stati Uniti e dalle ‘nuove forze dell’esercito libero siriano’. Si trova nel nord-est della Siria, vicino alla città di Hasaka. Ospita 200 soldati americani e 70 francesi e ci sono caserme di addestramento per l’esercito libero siriano.

13. Base Manbij La base di Manbij Base è la più strategica, perché si trova in una zona dove v’è un elevato rischio di scontri tra le forze curde e il “Free Syrian Army”. Sembra che questa base sia stata aperta con l’obiettivo di prevenire i conflitti e la penetrazione delle forze siriane in questa regione.

14. Base di Aleppo Questa base è stata stabilita nella zona strategica per evitare scontri tra la “Free Syrian Army” e le forze curde e impedire l’ingresso dell’esercito siriano. Gli americani prevedono di seguire questa regione da questa base.

Lo scopo primario della presenza degli Stati Uniti nel nord della Siria è quello di continuare ad usare la regione come base permanentemente (nord della Siria ed al Tanf al confine giordano) per destabilizzare il paese e per contenere l’Iran, interrompendo la cosiddetta ‘Via della seta’, ossia ostacolare l’asse sciita facilitato dalla continuità territoriale Iran, Iraq, Siria.

L’AUTONOMISMO CURDO PER REALIZZARE FINI TERZI

La copertura legale all’operazione è stata data dall’alleanza con i curdi. Resta inteso che anche questo, non è avvenuto palesemente: ufficialmente gli Stati Uniti sono intervenuti affianco alle Forze Democratiche siriane (SDF) – una unione di forze anti-Assad che combatteva contro ISIS – con il desiderio di una nuova Siria.

Nel nord della Siria l’ISIS è stato cacciato in fretta e furia; per arrivare prima dell’esercito siriano ai ricchi campi petroliferi di Omar, Raqqa è stata praticamente ‘spianata‘: la sua distruzione è stata superiore alla città di Aleppo, città dove si è concentrata l’attenzione della Comunità Internazionale che contava di far diventare un cantone svizzero autonomo in amministrazione indefinita ad al qaeda (come peraltro si sta tentando di fare per Ghouta a Damasco).
Ma perché gli americani si sono alleati ai curdi che peraltro li hanno portato oggi in rotta di collisione con la Turchia? Il motivo è semplice: le varie fazioni di ribelli siriani erano disunite, impresentabili, animate dal radicalismo islamico.

Precedentemente il Pentagono aveva tentato di addestrare centinata di militanti ma alla fine dell’addestramento erano passati in massa nelle fila di al Qaeda. Per tutto il tempo è stato un susseguirsi di storie così. Peraltro ad aggravare la situazione accadeva che le armi generosamente donate dall’occidente e dagli Stati del Golfo (queste forniture sono ancora in atto)  passavano puntualmente dai gruppi islamici più moderati ai gruppi qaedisti e ad ISIS (vedi rapporto del CA). E’ a questo punto allora che gli Stati Uniti e gli alleati hanno pensato che con l’aiuto dei curdi potevano sostituire la leva dei ribelli contro ‘il regime siriano’. Questi erano perfetti. Ma come fare di fronte alleato turco, peraltro membro della Nato, notoriamente ostile ai curdi?

Il fattore curdo effettivamente complicava le cose. E ‘ allora che si è pensato di far apparire che fosse nata una nuova entità autonoma. Ma doveva necessariamente essere rappresentativa anche delle altre popolazioni. Inoltre si trattava anche di prendere territori a maggioranza araba. La questione si è risolta facilmente: si sarebbero immessi qualche centinaia di arabi, una sparuta minoranza ma sufficiente a dire che si erano costituiti gli ‘Stati Uniti di Siria’ contro il dittatore Assad. Poi che in questi ‘Stati Uniti di Siria’ ci fossero anche i transfughi dell’ISIS o dei vari elementi raccattati un po’ in giro nei vari campi profughi o nelle zone tribali per infoltire l’SDF e per proseguire con le operazioni di sabotaggio, poco importa.

Che bel piano: l’amministrazione americana avrebbe favorito l’opposizione ad Assad e la presenza delle truppe americane avrebbe assicurato una regione democratica autonoma da far valere come esempio nella ‘futura Siria’. E’ questo lo spaccato della situazione odierna: ciò che dice Washington è di aver radunato una opposizione laica, pluralista ed autonoma che ha dato vita alla Syrian Democratic Force (SDF). L’amministrazione americana avrebbe solo preso atto della cosa e sostenuta questa iniziativa, e questa entità aveva quindi tutti i requisiti per meritare l’appoggio degli Stati Uniti.

Ma non tutte le ciambelle escono col buco: c’è stata una ‘svista’. Il generale Raymond Thomas  (responsabile Comando per le operazioni speciali dell’esercito degli Stati Uniti) in una intervista realizzata nel 21 luglio 2017  presso l’Aspen Institute Security Forum ha chiarito che l’SDF non è altro che un’invenzione prefabbricata. Beh in verità l’intervista è rimasta in sordina , nessuno la ripresa. Forse casuale, forse no.

Comunque l’SDF – riferisce il generale – non è altro che il rebranding delle Unità di Protezione Popolari curde YPG. Alcuni passaggi dell’intervista fugano ogni dubbio: “Così abbiamo letteralmente giocato con loro [e gli abbiamo detto], sai, devi cambiare il tuo marchio. Come vuoi chiamarti oltre all’YPG?  (…) E, con circa un giorno di preavviso, [ i curdi di YPG] dichiararono di essere le “forze democratiche siriane”. Ho pensato che fosse un colpo di genio mettere la “democrazia” lì da qualche parte; ha dato loro un po ‘di credibilità”.

Quindi nessuna ‘Siria libera’ ma solo l’ombrello per gli Stati Uniti per mettere gli stivali nella Siria del nord, peraltro ricca di campi petroliferi (ma risorsa indispensabile al paese per la ricostruzione). Ora sottratta allo Stato Nazionale.

CONCLUSIONE

Gli USA vogliono rimanere in Siria e vogliono distruggere la struttura statale perchè questo paese è alleato con l’Iran, perciò rappresenta un pericolo per Israele. Questo consentirà di impadronirsi delle risorse del paese – come già in atto- e appropriarsi della lucrosa ricostruzione. Gli esiti di una crescente escalation li abbiamo visti nei giorni scorsi: (1) l’attacco al di là del fiume Eufrate all’esercito siriano ed ai suoi alleati in una operazione preparata.
Il ponte di ‘Marm’ lo avevano distrutto pochi giorni prima per indirizzare le forze siriane e gli alleati e restringere l’estensione del fronte da attaccare; ulteriore segno che l’operazione era pianificata.
Come sappiamo sui morti di questa operazione non esiste certezza ma è certo che fa parte di un disegno ben pianificato , in cui la prima parte era anche finalizzata a saggiare la reazione dei russi. (vedi anche qui e qui target personale e mezzi PMC contractors russi Wagner – Qui Telegraph provocazioni anche dopo giorni dal primo attacco)
Successivamente, (2) c’è stata la scusa del drone iraniano. Questo ha permesso di distruggere metà della difesa aerea siriana (e sollevare il fantasma iraniano) per ciò che ora si sta preparando: l’attacco di Stati Uniti e della Francia alla Siria.

Reuters stasera ha già comunicato che Macron ha detto che se ci saranno prove dell’uso dei gas da parte di Assad, la Francia attaccherà. E siccome la Francia da sola non può fare granché, ci saranno anche gli USA ed opereranno insieme. Questo accordo, secondo indiscrezioni, è già stato deciso tra USA e Francia.
Tutti i segnali vanno in questa direzione. Il capo del Pentagono oggi ha chiesto all’Italia anche di preparasi a mandare carabinieri in Siria per attività di appoggio (monitoring e addestramento delle milizie filo-americane).

In queste ore la propaganda è frenetica, come ai tempi Aleppo ‘assediata’ dal suo esercito nazionale che combatteva contro i jihadisti di al Nusra.  Secondo i media mainstream (che hanno come riferimento l’Osservatorio Siriano per i diritti umani e white Helmet), ogni giorno viene attaccato e distrutto un ospedale dalle bombe russe appositamente create – si direbbe – per distruggere ospedali, con altrettanti missili di precisione anti-bambini.
Arriverà presto anche il casus belli di una attacco al gas . Ci sono stati già attacchi false flag a Damasco e il centro di coordinamento russo di Hmeimim  ha dichiarato che  una fonte di Saraqeb (Idleb) ha informato il centro di informazione  che i terroristi di Jabhat al-Nusra si stanno preparando per una provocazione usando armi chimiche.
Il Ministero della Difesa russo ha già avvisato dei preparativi del ‘corpo di scena’. Non servirà che la rappresentazione sia credibile: con la maggior parte dei leader  internazionali servili, sottomessi alle esigenze di un profitto senza etica e irresponsabili di fronte ai loro popoli.

 Speriamo e confidiamo che la Madonna eviti questo ulteriore dramma per il popolo siriano e per noi stessi.

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