di Daniele Corbo (Orme Svelate)
Gli smartphone sono parte integrante della vita di molte persone, permettendoci di rimanere sempre connessi e informati. Il rovescio della medaglia di questa convenienza è che molti di noi sono anche dipendenti dai continui trilli, rintocchi, vibrazioni e altri avvisi provenienti dai nostri dispositivi, incapaci di ignorare nuove e-mail, testi e immagini. Un nuovo studio pubblicato su NeuroRegulation, sostiene che l’abuso di smartphone è come qualsiasi altro tipo di abuso di sostanze. La dipendenza comportamentale dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a come viene vissuta la dipendenza da oppioidi dalle persone che assumono Oxycontin per alleviare il dolore – gradualmente la dipendenza dalla tecnologia dei social media potrebbe effettivamente avere un effetto negativo sulla connessione sociale. In un sondaggio condotto su 135 studenti dello stato di San Francisco, i ricercatori hanno scoperto che gli studenti che utilizzavano di più I loro telefoni erano quelli con i maggiori livelli di isolamento, solitudine, depressione e ansia. Ritengono che la solitudine sia in parte una conseguenza della sostituzione dell’interazione faccia a faccia con una forma di comunicazione in cui il linguaggio del corpo e altri segnali non possono essere interpretati. Hanno anche scoperto che quegli stessi studenti quasi costantemente multitasking mentre studiavano, guardavano altri media, mangiavano o frequentavano le lezioni. Questa costante attività consente poco tempo per il corpo e la mente di rilassarsi e rigenerarsi e si traduce anche in “semi-tasking”, in cui le persone svolgono due o più attività contemporaneamente – ma rendendo la metà se invece fossero focalizzati su un compito alla volta. La dipendenza digitale non è colpa nostra ma è il risultato del desiderio dell’industria tech di aumentare i profitti aziendali. Più occhi, più clic, più soldi. Le notifiche push, le vibrazioni e altri avvisi sui nostri telefoni e computer ci fanno sentire obbligati a guardarli attivando gli stessi percorsi neuronali nel nostro cervello che una volta ci avvisavano di un pericolo imminente, come un attacco di una tigre o di un altro grande predatore. Ma ora siamo dirottati dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano e ci permettevano di sopravvivere – per le informazioni più banali. Ma proprio come possiamo provare a mangiare meno zucchero ad esempio, dobbiamo allenarci ad essere meno dipendenti dai nostri telefoni e computer. Il primo passo è riconoscere che le aziende tecnologiche stanno manipolando le nostre innate risposte biologiche al pericolo. Bisogna disattivare le notifiche push, rispondendo solo alle e-mail e ai social media in momenti specifici e in periodi di programmazione senza interruzioni per concentrarsi su attività importanti. Adottando misure proattive per cambiare i modelli di utilizzo della tecnologia, come scegliere di parlare con gli amici di persona e non tramite chat: magari ci si può incontrare e mettere il telefono sul tavolo ed il primo che lo guarda offre da bere! Dobbiamo diventare creativi e approcciare la tecnologia in un modo diverso che integra ancora le competenze di cui abbiamo bisogno ma non toglie l’esperienza della vita reale.
Daniele Corbo
Bibliografia: “Digital Addiction: Increased Loneliness, Anxiety, and Depression” by Erik Peper and Richard Harvey in NeuroRegulation. Published February 27 2018.