Una coppia sola contro tutti

Posted by  in InchiesteInchiostri

Era una coppia unita nella sete di giustizia e nella rabbia. Flavio e Eleonora erano il caso esemplare di una micro-impresa a conduzione familiare travolta dalla crisi e abbandonata dallo Stato, ancor più sola dopo le loro proteste  e le richieste di aiuto. Avevo di fronte a me due imprenditori vittime dell’imbarbarimento del sistema bancario, dell’ottusità della burocrazia e della inutilità delle tante parole spese dai politici e dalla stampa. Due persone affrante ma decise e disponibili a denunciare pubblicamente il loro dramma nella speranza di una ripresa.  L’impulso di togliersi la vita, aveva innescato l’allarme.

La prima volta che raccontarono la loro vicenda in televisione,  l’impatto fu forte. Flavio e Eleonora erano dietro il bancone del loro bar con annessa tabaccheria e tavola calda fuori uso. Che c’erano stati tempi migliori, lo testimoniava il ricco menù pubblicato su internet all’indirizzo Cafè del Mar di Marina di Castelverde sull’Adriatico. Il posto era piccolo ma si trovava in un’area confinante al demanio marittimo. La strada non aveva un grande affaccio sul mare perché il lungomare era cementificato, ma la clientela passava per il solito caffè che a questo punto Flavio serviva più per amicizia, quasi un punto di onore.  Così, nonostante tutto, il bar continuò a restare aperto finché un giorno gli tolsero l’acqua per morosità e di seguito rimasero senza gas e senza luce.

Restava incomprensibile perché si lasciasse fallire un’impresa con meno di centomila euro di debiti. Passati i tempi promettenti degli investimenti iniziali, per una decina di anni  Flavio e Eleonora si erano adeguati alle richieste della banca che vigilò come un gendarme sulle entrate, per trent’anni la loro attività venne tenuta in buona considerazione e sostenuta finanziariamente,  fino a scegliere il momento più ingiusto di generale crisi per sospendere il fido concordato e chiedere il rapido rientro del relativo scoperto.  In breve, la crisi era per tutti e la banca doveva pur mangiare. Sin qui, ad una prima lettura, tutto tornava tristemente.

Ma a voler scavare di più nella storia, c’era altro. Intanto provate voi a vivere con un profondo rosso di quasi centomila euro,  con i debitori alla porta in seguito a una serie di furti ripetuti a poca distanza.  Già, oltre ai debiti c’erano stati dei furti, degli atti vandalici a scopo intimidatorio.  Flavio era disorientato perché nonostante le denunce, le richieste d’aiuto in Comune e alla confederazione locale del commercio, non gli restava altro che l’impegno quotidiano e solitario contro lo spettro del fallimento, insieme  al suo avvocato e a mille carteggi.  In questo suo isolamento Flavio si scervellava, pensava e valutava ogni mossa per capire se avesse commesso degli errori.   Mi raccontò di essersi esposto in passato e in conseguenza di una battaglia per la tutela del lungomare, fino ad accusare d’inerzia l’amministrazione locale. Aveva criticato l’assenza di manutenzione degli scarichi a mare. Aveva toccato gli interessi dei balneari radicati sul demanio marittimo pubblico nel momento in cui si giocava a livello politico la partita delle concessioni delle spiagge, temibile già dal nome: la direttiva Bolkenstein. In mezzo c’era lui, il piccolo tabaccaio che voleva guardare le planimetrie del territorio appaltato da cent’anni agli stessi imprenditori, pensando di arrivare alla notifica di presunte inadeguatezze e di abusi. I suoi interlocutori locali non apprezzarono. La linea mantenuta dal Governo era quella di rinnovare la fiducia per altri vent’anni ai vecchi concessionari del demanio marittimo e questo nonostante l’Unione Europea imponga la via delle gare pubbliche per assegnare un bene comune prezioso come l’affaccio sul Mediterraneo. Ecco perché Flavio era solo.

Eleonora era entrata in contatto con un gruppo di attivisti impegnati nel soccorso degli imprenditori a rischio suicidio. Ma lei non intendeva perdere la voglia di lottare e per guadagnare faceva da badante a un’anziana in stato terminale. La saracinesca del locale era stata abbassata definitivamente in primavera. Consapevoli di non farcela economicamente per avviare gli ordinativi d’inizio della bella stagione, avevano deciso.  Chiusero senza attendere più i miracoli e i ripensamenti di una banca che tra l’altro, proprio in quei giorni, era finita sotto inchiesta per una truffa ai danni di migliaia di piccoli risparmiatori, gente come loro. E’ così che Eleonora aveva formulato per la prima volta l’idea del suicidio. Per dirla come lei intendeva quel “così la pagherete tutti” stava prendendo forma e sostanza.

Chi l’avrebbe detto che per i coniugi Petruzzi  il futuro sarebbe stato tristemente cinico e baro?  Eccolo affiorare, il senso comune delle cose, quel che pensava la gente distratta e inconsapevole.  Niente tradiva l’angosciante conto alla rovescia innescato sule loro  teste. Seduti nel  bar-tabacchi di Flavio e Eleonora tutto appariva immutabile. Si poteva godere di quell’assoluta tranquillità, del potere  ottenebrante che si respira soltanto nei luoghi di mare,  che si sprigiona nella ripetitività di chilometri e chilometri di lungomare in cui scivolano via i paesi della costa adriatica. Apparentemente senza brutte sorprese, ma non abbastanza per lasciare a Flavio e Eleonora l’illusione di poter gestire in proprio il loro destino, gli unici nella zona ad essere proprietari di un locale e dunque di suolo confinante con il demanio marittimo. Tra i dodici furti avvenuti in soli tre anni, alcuni erano più che altro atti di vandalismo, il che avrebbe dovuto creare un allarme maggiore nelle forze dell’ordine, motivandoli ancor di più a proteggere quei piccoli imprenditori. E invece no,  gli allarmisti erano diventati loro. Loro due che persino il sindaco evitava, per non dar credito ai ragionamenti complottisti che tentavano di formulare: i cani uccisi con le polpette avvelenate, i sistemi di video sorveglianza distrutti e i vetri rotti, tutto parlava di intimidazioni. Ma non c’erano le prove.

In questa serie di  eventi sfortunati c’è da aggiungere che dopo i primi furti, il locale rimase senza la copertura assicurativa dal momento che nessuna polizza alla loro portata poteva coprire i costi per i lavori di ripristino dei danni. Quanto alle indagini, tutto era fermo a un nulla di fatto. Nessuna pista, nessun sospetto. Tanto che Flavio si sentiva abbandonato anche dalle forze dell’ordine.  E infine, arrivò il colpo di grazia. Quando le spese iniziarono a non essere più sostenibili, al punto che oltre al caffè quel bar non riusciva a servire altro, arrivò Equitalia con una multa di oltre diecimila euro.  Seguì la revoca della licenza per le sigarette, perché il Monopolio di Stato ti fa vendere i tabacchi solo se paghi in anticipo. E così davanti all’evidenza dell’ingiustizia, quando la loro solitudine ruppe il silenzio, vennero i titoli sulla cronaca locale, fino alle promesse d’aiuto dei politici che tentarono la carta del soccorso rosso in diretta tv mentre Eleonora e Flavio gridavano tutta la loro amarezza chiedendo lo Stato dov’è?

Tutto era documentato. Due politici più sensibili di altri, ospiti di un talk show su una rete nazionale, avevano lanciato la sfida a Equitalia prima e alla banca in seconda battuta. Ma cosa ottennero?  Il debito con Equitalia era stato rateizzato in tempi record  ma la mancanza di fondi sul conto corrente non ottenne proroghe, il fido era bloccato e la banca chiedeva di rientrare.  Per Eleonora  e Flavio le cose non cambiarono, anzi quello fu l’inizio della fine di ogni dialogo con la banca.  C’e’ da dire che si trovarono ancora più soli quando l’avvocato di fiducia, di ritorno a mani vuote dall’ultima trattativa con il direttore dell’istituto di credito, disse che la banca risentita del clamore mediatico, accusava tutti di diffamazione e ingiuria. E se loro avevano sperato di poter sanare i debiti, pagandoli a rate grazie ad un piccolo credito iniziale, si sbagliavano.

Peggio ancora, l’avvocato disse che i coniugi Petruzzi avrebbero fatto meglio a stare zitti e così i politici che avevano peggiorato le cose. L’avvocato non disse che la colpa era anche mia e di tutti i giornalisti ma ci mancò poco.  Altri direbbero che finché non scatta la capacità di ribellarsi, non potrai mai conoscere davvero il tuo nemico. Ma l’ultima cosa che ho saputo da Flavio è che gli è stato contestato anche il reato di appropriazione indebita. Eleonora del resto mi ha chiesto di lasciarli soli. Come se il punto di non ritorno di tutta questa storia dipendesse non da una decisione oggettiva ma dalla capacità soggettiva di farsi illudere. Perciò, per adesso, smettete anche di sperare in un lieto fine.

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