Rimini, CL, opere e affari

di paolopolitiblog
Il pensiero forte.it 22.8.18

A fine agosto è il tempo dell’incontro annuale di Comunione e Liberazione. L’estensore di queste note conobbe CL, all’università, senza aver mai neppure udito il nome di Don Giussani. Militante di destra con tutte le difficoltà dell’epoca, era naturale la simpatia per quelle ragazze (erano in maggioranza donne) che sfidavano la violenza delle legioni rosse. Leggemmo poi i libri di Don Gius e quello che ci piacque fu soprattutto il fatto di considerare l’incarnazione come un “evento”, Dio che irrompe nella storia, ne cambia il corso, restituisce all’uomo il suo destino eterno. Gesù, nel messaggio di Giussani, era vero Dio pur rimanendo uomo, con i limiti, le sofferenze, perfino le arrabbiature dei mortali.

Tanta strada è passata sotto i ponti, adesso non riusciamo più a simpatizzare per i ciellini. Nel tempo, ci pare che siano accadute due pessime cose. Da un lato, la burocratizzazione, il potere, la struttura che si fa fine a se stessa.

L’altro difetto ci pare quello di avere sposato in toto la scelta antropologica. Si vive con e per gli uomini, si devono compiere le buone opere, ma si finisce col perdere di vista l’essenziale, ovvero la fede in Dio. Ci pare che anche CL abbia ceduto a una religiosità blanda, umanistica, che lascia sullo sfondo il destino delle anime.

Da giovani non ci piaceva il nome dell’associazione, lo ritenevamo una delle tante declinazioni della modernità, specie quel sostantivo, liberazione, equivoco e abusato. Oggi siamo interdetti dinanzi al potere, all’occupazione di spazi, dentro e fuori la Chiesa, che sarebbe meritoria se il protagonista fosse Dio, anziché le ambizioni, gli affari. Tante vocazioni, fortunatamente, ha suscitato CL, ma la sensazione è che troppi abbiano utilizzato l’organizzazione come ascensore per carriere nella gerarchia, nella politica, nell’economia. E’ un giudizio sommario, dal di fuori, l’apparenza può ingannare, ma non del tutto.

Ci riferiscono che dove mette piede, Cl tende a dividere il mondo tra “loro” e “gli altri” e occupare spietatamente ogni spazio. Lo spirito settario non è nuovo, né è prerogativa ciellina. Siamo uomini e abbiamo tutti limiti e vanità. Ciò che turba è vedere in controluce nelle organizzazioni di fede gli stessi difetti di tutti gli altri. Gli apostoli seguirono Gesù perché aveva parole di vita eterna, non perché promettesse carriere.

CL fu magnifica per anni, contendendo concretamente lo spazio, nella scuola, nella società, nel lavoro, all’ateismo liberale e collettivista. Ci pare che adesso sia diventata un’organizzazione come le altre: una struttura autoreferenziale, interessata al potere. A Rimini sono approdati in molti negli anni, ma non tutte le anime presenti in Italia vi hanno trovato cittadinanza. Privilegiato una volta l’asse con Forza Italia, un’altra con Prodi, poi con la novità Renzi, ma di anno in anno più lontani dal cuore ferito del popolo italiano.

Abbiamo letto i messaggi di augurio delle autorità. Quello di Jorge Mario Bergoglio non stupisce né interessa: il consueto invito a costruire ponti e abbattere muri, da girare alla famiglia Benetton e alla sue campagne “united colors”. Colpisce l’invito del cattolico Mattarella, di scuola gesuita e rappresentate di quei poteri forti che erano nel mirino di CL. “Affermare la propria identità non consiste nell’innalzare le barriere del pregiudizio e della contrapposizione irriducibile.” In attesa di far conoscere in che cosa consista l’identità, a partire da quella religiosa che dovrebbe stargli a cuore, cucina la solita minestra da refettorio contro razzismo e xenofobia, uno stanco pistolotto politicamente corretto per dovere d’ufficio. Non ci pare che Don Giussani gradisse essere alla moda o compiacere il mondo.

Poi c’è la consueta diatriba sulla frase guida del Meeting. Stavolta ci sembra davvero fuorviante. “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice.” Confessiamo la nostra ignoranza, ma non capiamo. Al di là del richiamo alla felicità, più vicino alla costituzione americana che al messaggio religioso, tra le forze che muovono la storia dominano la violenza, il denaro, il consumo, i gruppi di potere, tutti anticristiani, nessuno interessato alla felicità umana, se non nella forma ingannatrice dell’Anticristo.  

L’uomo di fede deve diffondere speranza, ma il tema di Rimini ci pare un ottimismo sciocco, la preoccupazione di essere fedeli alla linea dei poteri dominanti. In fondo, non è che la normalità, da quando la Chiesa e le sue organizzazioni parallele si sono distanziate da Dio. Il merito di CL, per anni, fu di insistere sull’evento prodigioso di un Dio che si fa uomo. Temiamo che a Rimini abbiano tirato i remi in barca, edificando templi all’uomo che si fa Dio, nel nome di un’equivoca felicità. Speriamo di avere torto.

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