Le tecnologie per aspirare CO2 dall’aria non sono la soluzione contro il cambiamento climatico

È categorico il giudizio degli esperti del Consiglio consultivo scientifico delle accademie europee (EASAC), sulle cosiddette “Net”, le tecnologie per le emissioni negative di cui si sente parlare sempre più spesso. “L’unica soluzione è il taglio delle emissioni”

02 febbraio, 2018

I sistemi e le tecnologie per aspirare l’anidride carbonica dall’aria non funzioneranno sulle enormi scale necessarie a fermare il cambiamento climatico, l’unica soluzione è il taglio delle emissioni. È categorico il giudizio degli esperti del Consiglio consultivo scientifico delle accademie europee (EASAC), sulle cosiddette “Net”, le tecnologie per le emissioni negative di cui si sente parlare sempre più spesso.

Dalla semplice piantagione di alberi alla filtrazione di CO2 dall’aria, le tecnologie che per alcuni possono essere la “pallottola d’argento” nell’arrestare il riscaldamento globale, rischiano paradossalmente di provocare enormi danni all’ambiente stesso e sono anche estremamente costose.

Praticamente tutti i percorsi tracciati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi richiedono un enorme dispiegamento delle tecnologie NET dopo il 2050, perché i tagli alla CO2 attesi sono troppo lenti per arrivare ad emissioni zero in tempi rapidi. L’IPCC calcola che nella seconda metà del secolo dovranno essere catturate e immagazzinate circa 12 miliardi di tonnellate all’anno di emissioni, circa un terzo di quelle attuali prodotte nel mondo.

Il rapporto dell’EASAC, che fornisce consulenza all’Unione europea ed è composto dalle accademie scientifiche nazionali dei 28 Stati membri, avverte che affidarsi alle tecnologie Net, invece che alle riduzioni delle emissioni, potrebbe comportare un grave riscaldamento globale e “gravi implicazioni per le generazioni future”.
La prospettiva più high-tech è quella di filtrare la CO2 direttamente dall’aria, ma attualmente nel mondo esiste solo un impianto del genere che intrappola solamente 1.000 tonnellate all’anno. Oltre alle difficoltà tecniche, non esiste anche un’imposta diffusa o significativa sulle emissioni di CO2. “Al momento nessuno lo farà, perché nessuno pagherà”, ha detto il Professor John Shepherd dell’Università di Southampton, tra gli autori del report.

Ciononostante, il documento afferma che la ricerca e lo sviluppo sui NET devono continuare perché potrebbero svolgere un ruolo importante e più piccolo nel trattare le emissioni che sono molto difficili da evitare, come quelle del settore aeronautico. Il suo messaggio tuttavia è abbastanza chiaro: non bisogna rimandare la pulizia dell’aria per altri 50 anni, si deve ridimensionare l’uso irrealistico delle emissioni negative nei modelli climatici e aumentare l’ambizione per arrivare ad emissioni zero il più rapidamente possibile.

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