Il progetto cinese di 60 miliardi di investimenti sull’Africa serve agli africani ?

<< Si legge nel rapporto appena pubblicato “Connective Financing: Chinese Infrastructure Projects and the Diffusion of Economic Activity in Developing Countries”:
in generale queste sono le conclusioni dello studio: “Troviamo che i progetti di sviluppo cinesi in generale, e i progetti di trasporto cinesi in in particolare, riducono le disuguaglianze economiche all’interno e tra le regioni. Gli investimenti cinesi in “infrastrutture connettive” producono ricadute economiche positive che livellano la distribuzione spaziale dell’attività economica. Nella misura in cui la Cina sta contribuendo allo sviluppo i paesi sfuggono a equilibri spaziali inefficienti in cui la maggior parte dell’attività economica si concentra in piccolo numero di centri urbani e gravita lontano dalle città e dai villaggi rurali, questo è un risultato che dovrebbe essere celebrato“.
La cifra di 60 miliardi, la stessa messa in campo nel 2015 nell’ambito del precedente Forum di Cooperazione Cina-Africa (Focac) di Johannesburg, verrà investita nel campo della sicurezza, delle infrastrutture, della sanità, della green economy, della protezione dell’ambiente e della biodiversità. Tra gli obiettivi del summit, elencati da Xi Jinping, c’è la creazione di una China-Africa Economic and Trade Expo in Cina, l’aumento delle importazioni dall’Africa e la promessa di aiuti per le emergenze umanitarie ai Paesi colpiti da disastri naturali. Sono queste le direttrici lungo le quali viaggeranno i fondi messi a disposizione da Pechino: quindici miliardi di dollari in aiuti umanitari, prestiti a tasso zero e agevolati, venti miliardi di dollari investiti nel fondo per lo sviluppo sino-africano e cinque miliardi per favorire l’aumento delle importazioni dal continente nero. Dieci miliardi di dollari saranno, infine, destinati alle imprese cinesi interessate a investire in Africa nei prossimi tre anni.
Oggi l’interscambio tra Cina e Paesi africani ha raggiunto quota 170 miliardi di dollari, ed è destinato a crescere a suon di investimenti per la realizzazione di edifici pubblici e infrastrutture strategiche. Solo in Sudafrica la Cina è pronta a investire 8 miliardi per dar vita alla New York africana nell’area metropolitana di Johannesburg, che dovrebbe garantire la creazione di almeno 200.000 posti di lavoro per la manodopera locale nei prossimi 15 anni.
A correre parallela al commercio e agli investimenti c’è poi la cooperazione militare, con la quale Pechino mette in sicurezza i propri interessi economici e blinda le rotte commerciali. Non a caso la prima base cinese che ha aperto i battenti nel 2017 in territorio straniero è quella di Gibuti. Non solo. Dal 2008 il 21% delle esportazioni cinesi di armamenti sono dirette al continente africano. Un trend, questo, che per gli esperti è destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni.>>
N.B.- Dal blog https://parolelibere.blog che riprendeva dal blog http://www.occhidellaguerra.it
Necessaria premessa al fine di capire la portata per la Cina, di questi investimenti per l’Africa, ma anche ovviamente, per il mondo intero data la consistenza delle potenze in gioco che scateneranno contromosse dai predoni di vecchia data appunto (USA, ma anche Francia, Inghilterra, Arabia, ecc)
Questa è una realtà già operativa , dato che Xi, leader cinese non deve rispondere a nessuno o a molto pochi . Un piano studiato, organizzato e già iniziato da tempo ora reso ufficiale nel suo sviluppo concreto attraverso accordi bilaterali con varie nazioni africane .
In cosa consiste questo piano cinese per …l’Africa ?
In sintesi nuove città (alcune già finite ) dove contingentare la disperazione degli africani in alternativa alle favelas, piani di produzione energia e suo controllo, strade , porti, aeroporti, ampliamento del mercato degli armamenti e controllo delle materie prime utili sia alle nuove tecnologie, sia dell’energia, sia dei minerali.
Cosa c’è di nuovo ?
Qualcosa c’è : è la prima volta alla luce del sole, che viene proposto e messo in opera un piano di questa portata di controllo ed espropriazione di un continente da parte di un altra nazione .
Niente che tutti gli stati, compresi quelli europei non abbiano già tentato ed alcune hanno ancora iniziative in essere, con lasciti duri a morire per effetto di questo “sviluppo” come l’apartheid .
Sarebbe però poco utile credere in una unica compatta “faccia ” di questo continente culla dell’uomo, un unica rappresentazione dell’Africa intera riunificata da questo colossale piano finanziario anche senza sminuirne la portata.
I cinesi hanno problemi di costi di produzione sovrabbondante che il proprio mercato interno non accoglie e usano i neri come forma di abbassamento dei costi stessi per renderli simili a loro nel produrre carabattole mercantili lavorando 14 ore al gg , 7 gg su 7 senza ritegno per ambiente e zone specifiche, oltre che per le persone.
E’ il tentativo di “cinesizzare” una popolazione completamente diversa per usi, abitudini, tradizioni, comportamenti. Lo fanno con loro perché è il continente meno unito e quindi più debole nel complesso, con molti fra i governi più corrotti del mondo, spesso messi lì apposta dalle potenze occidentali e che loro stessi (i cinesi)utilizzano per i loro piani.
C’è una altra Africa ? SI !!
Però non si vede o si sente poco, non corre come notizia sui media ed è fatta da molte piccole realtà diverse, spesso non in rapporto fra loro, frammentate e a volte isolate dentro zone tribali e poco note, nate un pò con fatica dagli stessi africani che hanno letto, studiato e deciso di fare qualcosa per la loro popolazione, un pò perché per fortuna nel mondo non ci sono solo delinquenti, ma anche Organizzazioni varie di volontariato più o meno importanti(ONG) che assieme al dialogo hanno dato vita a mille progetti utili e solidali con l’unica pecca di non avere fatto rete !
Parlo di insegnare a allevare, di fare agricoltura compatibile, di portare istruzione nei villaggi e nelle periferie, di curare il ciclo dell’acqua, a sviluppare il microcredito e le cooperative soprattutto di donne, a diffondere cultura per la sanità e costruire miglioramenti concreti contro epidemie, a fare mercato delle bellezze e delle capacità artigianali locali, a gestire gli animali come una ricchezza unica, a darsi una mano collettivamente e non rimanere individui, a seguire i cicli vitali come la loro esperienza insegna acqua/terra/fuoco. Basta andare sui siti di molte ONG e leggere dai loro rapporti le cose fatte, la cura dell’ambiente e del sistema idrogeologico.
Il 90 % delle popolazioni africane con le ovvie diversità, non ha un idea occidentale del benessere e dello sviluppo se non come prodotto distorto della propaganda occidentale, cioè vestiti, moda, macchine, finanza, gioco,ecc . Molti che non fruiscono delle tv dei media, abitanti di sperdute foreste e zone abbandonate non sanno neppure che ci sono queste cose . E’ una minoranza arricchita all’ombra della corruzione e della violenta sopraffazione militare, quella che che ha usato bambini trasformati in militari, quella che ha ceduto sovranità ad altri del proprio popolo in cambio di vantaggi personali che sono i clienti migliori dei cinesi.
Gli africani vivono bene con modeste cose, devono solo farle funzionare, mentre le città sovrappopolate dove sono stipati, sono delle baraccopoli con al centro grattacieli segregati ai più. Cosa servono i treni cinesizzati, i porti, gli aeroporti per essere rinchiusi in moderni lager x 12 ore al gg a lavorare per cose di cui non gliene frega nulla ? Cosa devono produrre nel sud da esportare al nord ricco se non cose che gestiranno i nuovi padroni ?
Perché devono indebitarsi se non come forme moderne di schiavitù economica ( anche se a tassi bassi) se l’80% non ha nozioni di finanza ed economia elementari e da sempre vivono all’aperto, trovando acqua anche nei deserti senza droni o tecnologia, ma pedinando un babbuino reso assetato ad esempio, perché devono essere contenti di scendere in miniere dove sparano sprecando quantità enormi di acqua ad alta pressione per ricavare oro e diamanti che non si mangiano . Non c’è da ridere, è un fatto che sia così . questo tentativo di …portare agli africani benessere in questo modo lo hanno già fatto e se ne vedono i risultati
In occidente sta passando giustamente un idea importante: come produrre e consumare a KM zero e lì in Africa gli dicono che non deve essere così, ma devono diventare come noi con zone industriali, tecnologia spinta, infrastrutture e business ?
Con quali vantaggi possiamo dimostrare la nostra superiorità di crescita ? Dove ci ha portato questo liberismo Keinesiano se non con il 10 % della popolazione proprietaria dell’80% delle strutture importanti?
Naturalmente non sto neppure ad approfondire le guerre scatenate da potenze occidentali con interessi a dividere ed imperare … fra fazioni, etnie , religioni che poi provocano, oltre a distruzioni e morti, migranti ormai disorientati a caccia di un posto nella vita semplicemente, per cui arrivare in Italia e lavorare come lavapiatti è un miraggio…
Un’altra AFRICA C’E’ , ma non è chiaro come potrà opporsi ai cinesi(e a tutto il resto), ma soprattutto come potrà ricostruire un proprio percorso di esistenza indipendente, anche perché non si autoriconosce, è disgregata, senza una coesione sociale e politica . Per assurdo ci aveva provato Gheddafi ai tempi a creare un sistema panafricano autonomo e non ha fatto tanta strada .
Utile sapere che c’è questo strato sociale sotteso, questa ipotesi di diversità costruita nel tempo proprio da esperienze negative, poiché questa è la parodia di nazioni diverse ma che tanto hanno da cambiare come la nostra . Questo processo di decrescita deve passare attraverso un salto di cultura, di valori, di condivisione sociale e non ha proprio nulla di diverso da quello necessario in Italia sia pur con le differenze complessive reali a loro non servono basi militari italiane come in Niger o francesi o Usa . Il compito degli africani è prima di tutto, RITROVARSI FRA DI LORO, ritrovare la loro identità.
Gianni Gatti
27/09/2018 Savona

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