Zorba il greco

dal blog https://comedonchisciotte.org

Rottamazione di un peschereccio. Peloponneso, 2018 settembre

Zorba il greco

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

greekcrisis.fr

Negli ultimi due post del blog www.greekcrisis.fr Panagiotis Grigoriou affronta due temi decisivi nella lotta per la sopravvivenza dei greci: la conservazione della cultura nazionale e dei suoi prodotti (in particolare i caicchi, barche tradizionali che vengono distrutte dai pescatori dietro pagamento di lauti incentivi da parte della UE) e la gestione dei beni culturali che, pur restando formalmente in possesso dello Stato, è in realtà trasferita in godimento alla Treuhand greca, agenzia di gestione (in realtà di smobilizzo) dei beni pubblici.

Nel secondo articolo, si racconta dell’inasprimento delle misure di controllo poliziesco sulle attività inerenti il governo, tanto da vedere ritornare alla ribalta un ufficio mai abolito dedicato al controllo dei “reati contro il sistema” che convoca un leader politico che ha osato presentare esposti contro la privatizzazione dei beni archeologici. E nel frattempo, compagnie di trivellazione intimidiscono impunemente gli abitanti dei villaggi vicini a dei giacimenti di petrolio. Ma la sinistra si mobilita solo per l’uccisione di un esponente del mondo LGBT (nota Drag-Queen delle notti ateniesi) avvenuta mentre stava compiendo una rapina per procurarsi soldi per la droga. Intanto il referendum nella regione slava che sarà chiamata Macedonia del Nord viene disertato per protesta dagli elettori, ma il processo andrà avanti lo stesso. Le elezioni sono inutili e bisognerebbe disertarle, dice l’autore, a partire dalle prossime Europee.

 

Da “Patria amara” – pubblicato domenica 23 settembre 2018

Articolo originale Http://www.greekcrisis.fr/2018/09/Fr0685.html#deb

Bel paese marinaio, dietro la sua finestra. Atene, Settembre 2018

Anno felice per il turismo secondo i media, i nostri villeggianti rimangono a lungo tempo tra le isole greche, inevitabilmente stando sulla superficie dell’acqua. Bel paese e comunque guscio sempre più svuotato. Il governo dell’indescrivibile Aléxis Tsípras, finge di scoprire [adesso] che con ciò che resta dei beni pubblici, ha anche trasferito il godimento di siti archeologici e musei alla Treuhand di Grecia, vale a dire nelle mani dei rapaci dell’agenzia responsabile della privatizzazione dei beni della Grecia. E nel frattempo, si smantella la flotta delle imbarcazioni da pesca, in primo luogo [quelle] tradizionali. Cultura morta.

Rottamazione di un peschereccio. Peloponneso, 2018 settembre

La scena si svolge nel presunto autentico Peloponneso. La Rottamazione di un peschereccio. Più autentico che mai, ma la sovvenzione dell’Unione europea spesso supera il valore di mercato della nave distrutta. Il contesto spinge più forte che mai, “è denaro fresco, una manna con i tempi che corrono”, come amano dire sul posto. Quindi accettano, anche perché la professione della pesca è sempre più vessata e sorvegliata. Di acculturazione in acculturazione, non va dimenticata la partenza della più recente gioventù di Grecia verso l’estero, non ci sono più giovani con la voglia [di fare il mestiere di pescatore].

(…)

Barca al suo ultimo giorno. Peloponneso, 2018 settembre
La distruzione… inizia la demolizione. Peloponneso, 2018 settembre
Il motore viene rimosso per primo. Peloponneso, 2018 settembre

(…) secondo la Confederazione della protezione delle tradizionali imbarcazioni di legno, in 20 anni, su 14.500 imbarcazioni di questo tipo, quasi 12.500 barche sono state distrutte, “questo è il culmine dell’attuale follia greca”, e vorrei aggiungere che la distruzione delle barche ha molto e abilmente a che fare con la demolizione culturale organizzata. Per inciso, i greci non saranno in grado di tornare a rivolgersi verso il mare in eventuali [futuri] tempi di crisi e di collasso all’ultimo stadio, e rimarranno dipendenti dai pescherecci e complessi agroindustriali multinazionali (…).

Così, 12.500 barche sono state distrutte. “Giovedi pomeriggio, nella zona balneare di Néos Pýrgos, sull’isola di Eubea, la scena a cui ho assistito aveva qualcosa di un incubo. Il sole aveva quasi raggiunto il centro del cielo e bruciava forte come per punirci. Due cani attaccati alle barche nelle vicinanze del cantiere navale hanno abbaiato senza interruzione. Davanti a noi, il caicco ‘Pános-Maria’, costruito nel 1983, lungo otto metri, appoggiato a malapena a terra per mezzo di quattro tronchi spezzati. Era il momento della sua esecuzione, della sua uccisione. Dietro di lui, tre persone. L’autista teneva una sigaretta in bocca e le mani sulle leve. Il fumo è uscito dalle strette feritoie della macchina, come dalle narici di una bestia. Non appena l’agente della guardia costiera greca ha dato il segnale, il macchinista immediatamente ha azionato il martello pneumatico, il braccio metallico avvitato alla fine del compressore con un morsetto di grande spessore ha attaccato lo scafo con rabbia.

“il legno [è stato] rotto come si rompono le ossa di un animale ancora vivo. Come se la barca avesse il respiro e la voce. Per mezz’ora ho visto il caicco perdere la sua bella forma, torcendosi e rompendosi, lamentandosi pure. Il martello pneumatico sollevava per aria i pezzi dello scafo rotto, ricadendo di nuovo a terra. Accanto a me c’era Maria, la moglie del pescatore Panagiótis Livanós, il proprietario del caicco. Pescavano insieme. Suo marito, malato, non poteva più continuare nel lavoro, così ha deciso di rottamare la loro barca, e di ricevere in cambio, l’indennizzo di 83 000 euro concessigli dall’Unione europea. Prezzo eccessivo, poichè se lo scafo fosse stato costruito oggi, costerebbe un totale di 40 000 euro”, Quotidiano “Kathimeriní” del 15 luglio 2018.

 

Caicco ancora vivo. Peloponneso, 2018 settembre
Distopia imposta e illustrata! Atene, Settembre 2018
Bellezza imponente. Peloponneso, 2018 settembre

(…) Quello stesso giorno al Caffè dell’angolo, un giovane uomo scherniva a suo modo la nostra povera modernità. “quelli di SYRIZA e dell’UE vogliono decristianizzarci, far sparire la Croce dal nostro territorio, e poi hanno vietato [di far suonare] le campane della Chiesa, è la guerra”. Gli altri nel caffè hanno annuito con la testa. Non c’è nulla da ribattere e non è populismo come direbbero la propaganda e i politici, i fatti sono chiari e palpabili in tutto il paese reale. Sappiamo per esempio che tutta una serie di azioni molto subdole sono in corso per far sparire del tutto la Croce dalla bandiera ellenica nel lungo periodo, senza osare dirlo apertamente. Questo è già visibile in molte campagne pubblicitarie, così come attraverso alcune inquadrature “estetizzanti”, che fungono da sfondo per le cerimonie ufficiali in Grecia. Per non parlare di una ONG in che ha appena chiesto che a Lesbo una croce venga rimossa da una spiaggia, perché viola il sentimento religioso dei migranti, [come riporta] stampa greca del 15 settembre 2018.

Allo stesso tempo, la stampa greca come quella straniera, scopre solo ora quanto e come la vita quotidiana dei migranti nel campo di Mória è apocalittica, mentre quasi 2 miliardi euro molto europeisti, sarebbero stati assegnati in precedenza ad ingrassare la clientela delle ONG, e poi quella di SYRIZA, piuttosto che per soddisfare le esigenze più che primarie dei migranti, [come riporta] la stampa greca e internazionale del momento.

 

Piccola cappella. Peloponneso, 2018 settembre
Piccola cappella. Peloponneso, 2018 settembre
Su un muro ‘ buona fortuna ‘. Atene, Settembre 2018

E finalmente, gli editorialisti della stampa altamente autorizzata, si espongono contro l’ideologia delle frontiere aperte, come Tákis Theodorópoulos (Kathimeriní, questa settimana):

“la parte difficile è quella di assumersi la responsabilità per i confini aperti. Altrimenti,’ frontiere aperte ‘ è una nozione disarticolata, un’ideologia che vive di eufemismi, senza alcuna attinenza con la realtà. La responsabilità di ‘ frontiere aperte ‘ significa assumere innanzitutto la responsabilità di coloro che varcano queste frontiere per rifugiarsi nel nostro territorio. Si deve badare a loro, dar loro da mangiare, dargli un tetto, portare tutte le cure mediche necessarie, più sicurezza, e forse anche farli lavorare. [Ma] Soprattutto, se il nostro stato vuole essere designato come democratico, deve anche proteggere i propri cittadini in modo che la convivenza con i migranti non venga forzata, sapendo che i migranti sono persone che non hanno vissuto né la pace di cui si gode qui, né la democrazia, figuriamoci [se conoscono] il suo funzionamento, mentre la loro percezione dei diritti è piuttosto inesistente “.

(…)

Il columnist per “Kathimeriní”non dice quanto, migranti e Mondializzatori  della troika, condividono in sostanza lo stesso disprezzo per la democrazia e per i diritti dei cittadini, e vorrei aggiungere, la stessa percezione della terra, la terra ora conquistata, di cui sono stati le prime vittime a casa loro, quando gli interessi dei loro paesi erano e sono ancora calpestati … dal conclave degli “umanisti” globali . La ricetta non è nuova. Le vittime vengono poi usate… per colpire le vittime di qui. Si tratta di una forma di guerra totale nell’uso del nostro ultimo secolo. Ed è proprio questa dimensione del problema che viene ora percepito dal meccanico locale o dal giovane al caffè del Peloponneso… autentico, che l’analista della grande stampa non vuole vedere .

(…)

È quindi in questo contesto (…)  che il governo dell’indescrivibile Aléxis Tsípras, finge di scoprire [adesso] che con ciò che resta dei beni pubblici, ha anche trasferito il godimento di siti archeologici e musei alla Treuhand di Grecia, vale a dire nelle mani dei rapaci dell’agenzia responsabile della privatizzazione dei beni della Grecia.

Fortunatamente il caso era stato recentemente svelato da un comunicato dell’associazione degli archeologi greci, datato 18 settembre, prima che la notizia venisse rilevata dalla stampa del paese. Secondo il comunicato, “l’associazione degli archeologi greci sottolinea ancora una volta che i monumenti storici sono protetti dalla Costituzione e quindi sono ancora di proprietà pubblica e non possono essere oggetto di alcuna transazione.” Denunciamo così il tentativo di trasferire la gestione di tutti i vecchi e più nuovi monumenti alla Società di Gestione delle Proprietà dello Stato, [costituita] in forma di Società Anonima [a responsabilità limitata] (ET. A.D. SA), basata sulla decisione 2018-0004586, secondo la legge. 4389 del 2016, e la decisione del governo 86 del 18.06.2018, Gazzetta ufficiale 2320 del 19 giugno.

“questa decisione stupefacente è venuta alla luce in occasione della pubblicazione di un elenco dei monumenti ‘trasferiti ‘, appartenenti al servizio archeologico della regione di Chania a Creta. (…)

“E’ un processo senza precedenti (…) L’esclusione di monumenti e siti archeologici, prevista dall’articolo 196, paragrafo 4 della legge. 4389 di 2016, è soltanto fumo negli occhi, poichè è contraddetta dal paragrafo seguente. [che] afferma che le proprietà esentate sono ancora Incluse nel portafoglio di gestione della società di Gestione (…). Possesso pertanto, l’uso e la gestione dei monumenti più importanti di Chania non appartengono più al Ministero della cultura o ad uno dei suoi servizi regionali, in violazione dello spirito dell’articolo 24 della costituzione della Grecia”.

 

L’Acropoli. Atene, Settembre 2018

 

“(…) Questa azione è inaccettabile e, anche se si verifica in tempo di pace, può essere paragonato solo al vandalismo dei monumenti e il saccheggio delle antichità durante gli anni dell’occupazione tedesca, o al XIX secolo, al tempo dei saccheggi . (…) Per queste importanti ragioni, l’associazione degli archeologi greci, invita i leader politici del Ministero della cultura e del governo ad annullare immediatamente il trasferimento di proprietà e la gestione dei monumenti di Chania e di altre regioni del I paesi inclusi in questo elenco di 10 119 proprietà (…).”, comunicato stampa Dell’associazione degli archeologi greci sul loro sito Web.

 

Reception. Peloponneso, 2018 settembre

“Il sito della stessa Acropoli è minacciato da un tale processo”, denuncia poi Mikis Theodorakis In una dichiarazione alla stampa greca. Il “governo” nega in un primo momento, e infine sulla punta delle labbra, il nuovo ministro della cultura, Myrsíni Zorbá del PASÓK , ammette che “è un peccato che non si possano vedere i monumenti dalla lista (…) Suppongo che Madame Koniórdou, ministro fino a qualche tempo fa, avesse delle buone ragioni, in consultazione con il Ministero delle finanze, nella stesura di questo elenco nel 2016, [ma] ignoro [quali siano]”, stampa greca del 21 settembre 2018.

Nel frattempo, (…) a due passi dal caicco martirizzato in frantumi, i funzionari locali eletti organizzano la reception per accogliere i potenziali “investitori”, forze straniere che bramano Alberghi e altri edifici che ora finscono sotto la Gestione della famosa società di gestione delle proprietà dello stato.

Inoltre, su questa famosa lunga lista di 10.119 proprietà, dicono gli archeologi, [ci sarebbero] la Torre bianca di Salonicco, il monumento della rotonda, così come la Chiesa della Santa Sofia, [dice] la stampa greca della settimana. Altre fonti segnalano una situazione pericolosa e simile in termini di delle Isole Ioniche. Sull’isola di Cefalonia, per esempio, sarebbe nel perimetro [di controllo] il monumento dedicato alla memoria degli italiani della divisione Acqui, massacrati come sappiamo dalle truppe tedesche nel settembre 1943, (…).  Penso allora  ai messaggi commoventi che gli italiani hanno lasciato sulle pareti della vecchia prigione, situata nel sotterraneo dell’edificio che la Gestapo aveva trasformato in prigione tra il 1943 ed il 1944. Sarebbero forse in vendita?

Messaggio italiano del 1944. Atene, Settembre 2018
Bandiera nazionale. Messaggio della resistenza greca del 1944. Atene, Settembre 2018

Da “Zorba Il greco” – pubblicato lunedì 1 ottobre 2018

Articolo originale http://www.greekcrisis.fr/2018/10/Fr0686.html#deb

Serenità in Epidauro, 2018 settembre

(…) Il sistema di truffa politica chiamato SYRIZA si consolida, probabilmente spianerà la strada alle prossime “scorrerie” dei futuri “governanti” di Nuova Democrazia di Kyriakos Mitsotakis, una delle possibili variazioni dello stesso… inganno politico. Il sistema politico greco è morto, più esattamente la politica è morta… e il sistema, ora fa apertamente a meno di aggiustamenti e sistemazioni in senso “democratico”, ed in apparenza se la passa bene… mentre sembra più che mai vicino alla sua fine, con tutti noi.

Naomi Klein aveva già sottolineato come il principio fondamentale del sistema sia semplice, per i paesi “in crisi” disperatamente bisognosi di “aiuto” urgente. Tra privatizzazioni e politiche di libero scambio promosse  mentre si procede al cosiddetto “salvataggio finanziario”, sono i moduli un set completo, e i paesi non hanno altra scelta che accettare il pacchetto al grido di: “vuoi salvare il tuo paese? Vendilo.”

E [così] ha luogo il saccheggio. Nel il caso greco, il periodo preliminare verso la liquidazione finale, quello della cosiddetta austerità, la troika ha prima strangolato l’economia e – a dire la verità –  la nazione. I rapaci così insediati hanno schiacciato i salari, le pensioni, e quindi hanno distrutto l’imprenditorialità greca, in modo da dostruggere il potere d’acquisto della popolazione. Questo è anche chiamato svalutazione interna per “giustificare” i prestiti esorbitanti rimanenti da far ripagare al popolo greco.

Il programma della troika, seguito dal memorandum del governo, il più terribile dei quali è stato firmato dal criminale politico Aléxis Tsípras, ha portato ad una “società dei due terzi”. Così, la maggior parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e la ricchezza, è concentrata nelle mani di pochi. (…)

Quest’ultima volta, vi è anche un inasprimento della politica del governo, percettibile dopo il riordino effettuato lo scorso agosto. Un’autocrazia che non si nasconde più e una presenza più forte dello stato di polizia per quello che è il controllo di opinioni e resistenze. E allo stesso tempo, un caos tollerato, se non provocato, tra le azioni dei nazisti pseudo-patrioti di Alba Dorata, e quelli derivanti dall’agitarsi anarchico della presunta estrema sinistra in gran parte compatibile con la “Soros-sfera”. E infine, l’esplosione del crimine di ogni genere, senza dimenticare il peso del problema migratorio, tutto grava con il suo peso insopportabile sugli eventi e sulle mentalità.

Il corpo sociale greco deve diventare soprattutto, diviso, codardo, odioso, disunito, ghettizzato e in aggiunta, impegnato [nel lottare] per la sua sopravvivenza di giorno in giorno, così da non essere in grado di esistere politicamente, se non attraverso questa caricatura della rappresentatività [rappresentata] dai partiti-Zombie, se necessario intercambiabili. Il regime ha anche un “Parlamento” politicamente pornografico, e una casta politica [dedita alla] “prostituzione” volontaria nelle mani dei “papponi” visibili e invisibili delle potenze straniere.

(…)

E per tornare al clima del momento, quello della meteorologia, Nauplio e Argolide, le regioni della vecchia Grecia, sono stati tra i paesi più colpiti da questa depressione subtropicale, diventato “medicane” [NdT: unione di Mediterranean Hurricane”] col nome di Zorbas. Sabato Zorbas si è avvicinato al sud della Grecia, con venti di un’intensità corrispondente ad una tempesta tropicale il cui centro del sistema era chiaramente circondato da una cinghia convettiva dalla forma simile ad un occhio.

Dopo aver toccato il Peloponneso tra venerdì notte e sabato, poi le isole Sporadi e Eubea, il vento ha interessato anche Atene con più di 50 mm di pioggia in 24h e raffiche violente di vento superiori a 100 km/h, causando inondazioni e maree di fango. D’altra parte, onde da 5 a 8 metri sono state osservate sulla costa, causando notevoli inondazioni marine. Grecia tropicale!

Europa in diretta. Nauplio, 2018 settembre

(…)

Settimana poi molto… tempestosa in Grecia, al punto da dimenticare l’inasprimento della politica governativa, percettibile dopo lo scorso agosto. Autocrazia e più forte presenza dello stato di polizia e ora il leader del Partito di Unità Popolare, Panagiótis Lafazánis è stato convocato al dipartimento di polizia centrale di Atene per spiegare le sue denunce ai Tribunali, in opposizione all’asta forzata dei beni ambientali del demanio. [Egli è] un ex-politico di SYRIZA ed ex ministro che ha lasciato questa sciocchezza storica del partito nell’agosto 2015, il suo esposto ha provocato un certo scontento espresso pubblicamente anche dagli attuali parlamentari  di SYRIZA. Questo è l’ultimo onore dei cinici arrivisti dei primi tempi … come nei giochi di ruolo.

Eccetto che l’avventura è quella del paese intero. Perché in questo caso è fondamentale capire che Lafazánis è stato convocato per riferire ad un servizio che non aveva mai interagito con lui finora. E’ la “direzione per la protezione del regime e della democrazia”. Né più né meno, un’amministrazione sinistra, degna dei tempi… molto reazionari e profondamente anacronistici e che si riferisce ad altri tempi ben oscuri. La distopia Tecno-feudale sta già emergendo nei nostri specchietti retrovisori, bisogna fare presto

Questo dipartimento è stato istituito sotto il governo del PASOK e il servo della Germania Simítis nel 2000, e le sue prerogative sono state confermate e aggiornate sotto la Troika e il memorandum, sotto il governo di Papandreou nel 2011. Al momento, [esso risponfe al] ministro dell’ordine pubblico Christos. Papoutsís. Quest’ultimo, ricordiamo, è stato reclutato tra il personale politico… battezzato dalle trame di potere dei colonizzatori [cooptato] dal suo posto di Commissario europeo per l’energia tra 1995 e 1999.

Distopia nello specchietto retrovisore. Atene, Settembre 2018
Secolo tempestoso. Atene, September 2018
Modernità. Atene, September 2018

Infine, questa “direzione per la protezione del regime e della democrazia” è stata confermata e “modernizzata” nelle sue funzioni nel 2017 dal governo Tsípras, che al tempo stesso lascia volontariamente, – visibilmente secondo un piano – che Il crimine spicciolo rosicchi ciò che rimane del paese reale e delle ultime certezze. Il potere così criminalizza le opinioni ma promuove la criminalità, se non altro per negligenza.

E su Internet greco, come [sostiene] l’analisi proposta dal sito degli ingegneri civili (dai ranghi della sinistra), [si dice] che questa cosiddetta “direzione di protezione del regime e della democrazia”, “sarebbe poi in gran parte controllata dal Governo e legata ai servizi segreti stranieri dei paesi “… (…)

Secondo i testi ufficiali riprodotti ai fini dell’analisi pubblicata su questo sito, la missione di questo servizio all’interno della divisione di sicurezza dello stato, “è la prevenzione e la soppressione di atti di violenza o gravi minacce dirette contro la Sicurezza dello stato e contro il sistema democratico. In questo contesto, troverà, raccoglierà, elaborerà e sfrutterà le informazioni e le informazioni necessarie raccolte su singoli atti o gruppi organizzati che agiscono contro la sicurezza dello stato e del governo democratico o [compiono] atti di violenza contro persone o beni, monitorando queste attività, collaborando con la direzione della sicurezza dello stato, con la polizia criminale e con la direzione della gestione e dell’analisi dell’informazione.

Commercio… caritatevole. Atene, September 2018

Allo stesso tempo, e per la prima volta in Grecia dopo la caduta del regime dei colonnelli, stando ad alcune analisi, le compagnie petrolifere che si preparano a sfruttare dei giacimenti scoperti nella splendida regione montana dell’Epiro nel nord-ovest del paese, darebbero prova di comportamento insoliti e di condotte, per dirla tutta criminali, e il “governo” e lo stato con la sua “direzione di protezione del regime e della democrazia” si limitano a un ruolo di osservatori.

“I sostenitori dei progetti petroliferi da un paio di settimane cercano di criminalizzare il diritto di protesta al fine di distruggere l’ambiente abbastanza intatto dell’Epiro. Così le società di sicurezza privata, assunte dai petrolieri, percorrono i villaggi interessati, illuminando con i loro fari dai loro veicoli 4×4 nel bel mezzo della notte le case dei cittadini apertamente contrari all’esplorazione ed estrazione di idrocarburi in Epiro. Un team delle società di sicurezza privata, costituito da circa 20 persone è entrato nella casa degli oppositori dello sfruttamento petrolifero. Tempo di terrorismo in Epiro ” (articolo di Giannis Perákis Pubblicato sul sito Web del movimento piano-B datato 28 settembre 2018). Chiamata ai giornalisti: indagate su questa vicenda!

(…..)

Su questi fatti la grande stampa non dirà una sola parola, mentre l’intera stampa è stata entusiasta del caso drammatico di un tossicodipendente che è entrato la scorsa settimana in un negozio di gioielli ad Atene, alla fine di commettere una rapina e poi è morto a seguito del pestaggio da parte del gioielliere e di un passante, senza che i medici forensi, quello designato dai parenti della vittima, riescano a determinare le cause esatte della sua morte. Va sottolineato che la vittima, Zacharías Kostópoulos era stato un militante LGTB +, e Drag Queen conosciuta sotto il nome di Zackie Oh

Dopo la tragica morte di Kostópoulos 33 anni, pseudo-anarchici e LGBT + attivisti, Soros-compatibili si sono presentati di fronte alla scena del dramma, mentre un buon… gruppo di studiosi che difendono la globalizzazione Tecno-feudale contro popoli e nazioni, ha ritenuto giusto firmare una petizione.

(…)

La questione qui non è di giudicare e soprattutto di non punire gli assassini di Kostópoulos, se i fatti fossero provati. La questione non è anche quella delle preferenze sessuali degli uni o degli altri, ma piuttosto questa conversione orchestrata dal sistema di certe “lotte e cause”, verso la dissezione del corpo sociale e alla distruzione del quadro storico culturale e democratico, spesso statale e nazionale dei popoli e, a dire la verità, della persona umana. Perché è prima di tutto dalla persona umana e dalla società precisamente, che è ancora possibile organizzarsi e resistere.

(…)

Hotel, luogo di memoria. Nauplio, 2018 settembre
Hotel, luogo di memoria. Peloponneso, 2018 settembre
Hotel, luogo di memoria. Peloponneso, 2018 settembre

Lunedì mattina, primo giorno di ottobre. Autunno greco e balcanico in tempi tempestosi. I media greci analizzano il risultato del referendum del giorno precedente tenutosi nell’ex Repubblica federale di Macedonia. I vicini Slavomacedoni hanno In gran parte respinto, con la loro astensione, l’accordo di Tsípras e Zaev, capi di governo e burattini delle rispettive potenze straniere. Come ai tempi del referendum greco, i maestri delle forze geopolitiche interventiste, hanno moltiplicato le dichiarazioni, o addirittura, si sono trasferiti a Skopje per spiegare agli abitanti e ai cittadini del paese tutto il significato del “loro” voto, spendendosi a favore dell’accordo.

Nel disordine, c’è stato l’intervento dei dignitari imperiali di Bruxelles e Berlino, di Donald Trump, dei boss della Nato, di Emanuel Macron, e di attori regionali, come il primo ministro dell’Albania Edi Rama che ha invitato la Minoranza albanese (30% della popolazione) ad andare alle urne e votare a favore dell’accordo, più precisamente, la questione posta si riferiva anche all’approvazione o meno di una futura adesione di quel paese alla Nato ed all’UE

Chiaramente, i popoli dei Balcani hanno capito molto bene ciò che l’Europa della colonizzazione di Berlino e dell’UE significa, non è lontano il tempo della macellazione Germano europeista della Jugoslavia e l’odio così smazzato tra i popoli non è spento, i popoli quindi, i soli grandi perdenti della storia. Così, con quasi il 65% di astensione, la consultazione è annullata, secondo le condizioni richieste nel paese confinante, mentre il la larga affermazione del sì [tra i pochi votanti] viene strombazato dai soliti media.

Tempo dell’uragano. Peloponneso, 2018 settembre

E ora che da Bruxelles è stato annunciato che il referendum ha solo un valore consultivo e che l’accordo deve essere ratificato dai due parlamenti, in Grecia il burattino Tsípras si ostina a non organizzare un referendum simile. L’occidente sotto controllo psichiatrico-patologico, compresa la meta-democrazia. Ad Atene, alcuni rappresentanti eletti del partito greco indipendente di Kamménos, Ministro della difesa e alleato di Tsípras, hanno lasciato via via il loro partito, al fine di pronunciarsi a favore dell’accordo, dal momento che Kamménos ha dichiarato che ritirerà la sua fiducia al governo se l’accordo sarà presentato alla camera dei deputati. Allo stesso modo, i funzionari eletti del “partito del fiume” To Potámi di Stavros Theodorakis, un partito creato tra Berlino e Bruxelles, farà la sua parte “come si deve”, ogni volta che i grandi partiti e tanti burattini importanti non riescono a farlo.

Così il sistema si blocca e rafforza il suo ultimo eufemismo democratico… prima probabilmente della grande formattazione! A meno che non si creino nuove condizioni di rappresentatività autenticamente democratica e sovrana, i popoli, a cominciare da quelli dell’UE, dovrebbero astenersi dal partecipare alle elezioni prepagate e pre-addebitate solo per alcuni, e questo, se possibile, in misura ampia. Le previste elezioni europee dovrebbero avere un’astensione di oltre il 95%.

Tempo tempestoso … con Zorbá il Greco e Macedonia vegetale! Le decisioni sono prese altrove, e i popoli sono ignorati. Se il presente accordo verrà alla fine ratificato, le relazioni tra i due popoli saranno più avvelenate, perché esso è rifiutato da una grande maggioranza di cittadini su entrambi i lati del confine. Questo è un peccato, tanto più che i due firmatari del precedente accordo, Tsípras e Zaev non saranno più in carica tra pochi mesi.

 

Macedonia, 784 KM. Peloponneso, 2018 settembre
Dietro la finestra. Atene, September 2018

 

Istituto francese di Atene. Settembre 2018

Su una parete dell’Istituto francese di Atene, ci sono figure della cultura e della gloria della Francia e della Repubblica. Per quanto ancora?

(…)

Gatto di Atene. Settembre 2018

 

Traduzione per http://www.comwedonchiscitte.org a cura di FRANZ CVM

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