la censura di tipo bulgaro sulle polmoniti bresciane

di bortocal15

ripubblico questa lettera al Direttore del Giornale di Brescia di un medico di Carpenedolo, Bassa bresciana.

lo prendo dal blog di un vecchio amico, Sauro, di cui non condivido le posizioni politiche, ma che apprezzo per l’impegno generoso e un poco visionario (tra simili ci si intende).

e` il mio insignificante contributo a protestare contro una angosciante congiura del silenzio che qui ci tiene tutti all’oscuro di una situazione molto pericolosa: la diffusione in provincia di Brescia di un numero inconsueto di polmoniti, anche prima e dopo l’epidemia della Bassa.

ad esempio, ne e` stata colpita in primavera una mia figlia di 38 anni a Brescia citta` , guarita dopo un paio di ricadute, e pochi giorni fa, qui in Val Sabbia, il muratore di 34 anni che lavorava a ristrutturarmi la casa.

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ma il discorso dovrebbe allargarsi ancora ad una provincia che sta diventando la terra dei fuochi del nord,
che ha dei tassi di malattie tumorali superiore alla media nazionale
e che riesce tuttora a tenere sotto silenzio il gravissimo caso dell’inquinamento nel terreno e nelle falde acquifere provocato negli anni passati dall’industria chimica della Caffaro, con indici ben peggiori dell’ILVA di Taranto. 

Epidemia-di-polmonite

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ecco la lettera del medico:

LE MIE DOMANDE SU QUESTA EPIDEMIA DI POLMONITE

In 36 anni di attività di medico non ho mai visto una epidemia di polmoniti di tale intensità e di tale gravità scoppiata tra fine agosto e i primi di settembre di questo anno nella Bassa bresciana.
Tutti noi medici siamo rimasti sorpresi di tale fenomeno clinico.

Dopo oltre un mese dall’evento anch’io, in qualità di medico, esprimo le mie perplessità rispetto a questa mancanza di informazioni perché mi trovo in difficoltà rispetto ai pazienti e alla cittadinanza. I miei pazienti colpiti dalla polmonite sono stati oggetto di studio da parte dell’Ats di Brescia e di funzionari del Ministero della salute, ma, a tutt’oggi, anche loro non hanno avuto alcuna risposta formale. Nel frattempo la Procura della Repubblica di Brescia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

Ma ci sono altri elementi da prendere in considerazione in questa area geografica.
– Il fiume Chiese, area coinvolta in questa epidemia, anche a seguito della presenza di una nuova diga per centrale idroelettrica a Mezzane di Calvisano, ha creato nel suo alveo zone di acqua ferma, pabulum ideale per i batteri.
– Sui terreni agricoli dei comuni della Bassa sono continuativamente gettati, da industrie di smaltimento, fanghi di depurazione mescolati a vari altri residui carichi di metalli pesanti e sostanze inquinanti con l’adesione consapevole di molti agricoltori. In agosto inoltre sembra sia stato gettato sui campi pollina e materiale organico dei polli deceduti in marzo per l’aviaria che aveva colpito molte aziende di produzione avicola.
– Nella Bassa bresciana inoltre vi è una concentrazione zootecnica assolutamente fuori di misura con la presenza di 1.330.000 suini, 440.000 bovini e 43.000.000 di polli e tacchini i cui liquami sono smaltiti sui terreni agricoli. Nei comuni di Guidizzolo e Medole (Mn) sono attivi innumerevoli cannoni antigrandine che sparano ultrasuoni in cielo impedendo la formazione di nuvole ed alterando quindi il microclima.
– Nei comuni di Montichiari, Castenedolo, Mazzano, Bedizzole, Ghedi, dopo aver speculato sulla estrazione di ghiaia i proprietari di cave o varie società create ad hoc gestiscono una diversa tipologia di discariche. Solo il comune di Montichiari, ormai considerato la «pattumiera d’Italia», ha sul suo territorio ben 13 discariche, ovviamente tutte autorizzate dalla Regione Lombardia. 
La frazione di Vighizzolo (2.000 abitanti) spesso esperimenta cosa voglia dire la puzza di quell’area con alcuni ricoveri per intossicazione.
– In questa situazione ambientale si aggiunge anche l’aeroporto D’Annunzio di Montichiari che non aiuta di certo la qualità dell’aria.

La cittadinanza di tutta l’area, per tutti questi motivi, è veramente preoccupata. È ormai evidente che la somma e l’indice di pressione di tutti questi fattori nocivi vanno ad incidere sulla salute dei cittadini.
Peraltro nessun tecnico, ingegnere, medico o biologo, può sapere con certezza quali effetti sulla salute possono creare nel tempo tutte queste sostanze immesse nel terreno, nelle acque e nell’aria.
Dunque, io vedo, in questa epidemia di polmoniti, la punta di un iceberg del grave stravolgimento ambientale di questa parte della provincia di Brescia.

Alcune domande sono dunque d’obbligo.
1 – Gli Organi istituzionali comuni, Provincia di Brescia e Regione Lombardia come pensano di affrontare queste emergenze e cosa non hanno fatto per prevenirle?
2 – La Regione Lombardia, con varie delibere e in maniera schizofrenica, da un lato favorisce il rapporto tra ambiente e salute, ma, dall’altro, autorizza con Studi di Impatto Ambientale (Sia) e Valutazione Ambientale Strategica (Vas) discariche e strutture impattanti.
3 – Quale il ruolo dei sindaci, dell’Ats, delle Asst e dell’Arpa nel controllo delle discariche, delle torri di raffreddamento delle numerose industrie della Provincia, degli spandimenti sui terreni agricoli, della qualità delle acque?
4 – Quali gli obblighi delle aziende nel controllo periodico degli impianti e chi e quando verifica?
5 – Quale il ruolo delle associazioni di categoria: Confindustria, Confartigianato, Coltivatori Diretti, ordini professionali (Ingegneri, Periti Agrari, Veterinari, Medici)?

Sergio Perini – medico in Carpenedolo, socio ISDE (Medici per l’Ambiente)

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