SE PROPRIO IL PD NON SA DOVE GUARDARE…

Da un post su FB di Mario Vandone

Spagna, Iglesias e Sanchez insieme contro l’austerity: varata la legge di Bilancio “più a sinistra della storia”
Nella manovra la patrimoniale sulle ricchezze sopra i 10 milioni, l’aumento delle tasse per chi guadagna oltre 130mila euro e l’incremento del salario minimo da 735,90 a 900 euro mensili, oltre a misure per la scuola, la tutela dell’ambiente, il diritto alla casa e la parità di genere. Nemmeno tre anni fa, il leader di Podemos definiva l’attuale premier “schiavo delle oligarchie e dei poteri forti”. Ora potrebbe appoggiarlo fino al 2020
La sinistra di lotta che dà i voti a quella di governo e in cambio le scrive la manovra: patrimoniale, aumento del salario minimo, Tobin tax, lotta all’evasione, politiche per la casa, parità di genere, ambientalismo. Succede in Spagna, dove giovedì scorso Pedro Sanchez e Pablo Iglesias hanno firmato un accordo sui Presupuestos, la legge di Bilancio per il 2019, che potrebbe trasformarsi in un’alleanza fino a fine legislatura. Il premier socialista e il leader di Podemos hanno presentato 50 pagine di documento – dal titolo “Manovra per uno Stato sociale” – con un’introduzione che sembra un manifesto politico: “I cittadini e le cittadine di questo Paese hanno visto crescere in questi anni le disuguaglianze, la povertà e la precarietà, mentre si riducevano gli investimenti nel welfare, cioè nei servizi pubblici che garantiscono uguali opportunità nella sanità, nell’educazione e nel mondo del lavoro”. E ancora: “La maggioranza degli spagnoli si è impoverita mentre si privilegiava una minoranza: con la scusa della crisi si è portata avanti un’austerità a oltranza, concentrata esclusivamente sulla riduzione del debito pubblico”.
La misura più importante è l’aumento del salario minimo interprofessionale (Smi), che passa da 735,90 a 900 euro mensili: un aumento di quasi il 25%. Podemos avrebbe voluto portarlo a 1000 euro, ma può essere soddisfatta del compromesso. C’è un aumento dell’Irpef di due punti per i redditi superiori a 130mila euro (47%) e di quattro punti per quelli superiori a 300mila (49%), nonché una tassa dello 0,2% sulle transazioni finanziarie per le imprese sopra il miliardo di capitale. C’è la patrimoniale, un’imposta dell’1% sulle fortune superiori ai 10 milioni. E misure volte ad adeguare le pensioni all’inflazione reale, una specie di “scala mobile” applicata ai trattamenti previdenziali.
Non solo: nei Presupuestos si trovano misure significative anche per la scuola, la tutela dell’ambiente, il diritto alla casa e la parità di genere. Si stanziano 50 milioni per coprire le spese del materiale scolastico alle famiglie in difficoltà, le tasse universitarie sono ridotte ai livelli pre-crisi, sono aumentati del 6,7% i fondi per la ricerca. Si incentiva l’acquisto di auto elettriche, si finanzia con altri 50 milioni una “Strategia nazionale contro la povertà energetica” e si gettano le basi per una legge contro il cambiamento climatico e per la transizione energetica da presentare entro il 2018. Ancora: accogliendo una storica battaglia di Podemos, si dà il potere ai sindaci dei comuni di calmierare i prezzi degli affitti in caso di bolle speculative. Si equiparano, poi, i permessi di paternità a quelli di maternità, aumentando gradualmente i primi fino a portare entrambi a 16 mesi (non trasferibili) nel 2021.
Una manovra di forte carattere redistributivo che, naturalmente, ha un costo. Per coprirlo il governo di Sanchez da un lato aumenta le tasse ai ricchi, dall’altro ha ottenuto dall’Europa di poter sforare il deficit concordato dell’1,3% portandolo nel 2019 all’1,8%.
Se la legge di bilancio non passerà, Sanchez sarà costretto a dimettersi e si andrebbe ad elezioni anticipate: ma è un’eventualità che non spaventa i socialisti, tornati a crescere nei sondaggi dopo i primi mesi del governo Sanchez. E chissà che l’intesa con Podemos non possa replicarsi sulla scheda elettorale.

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