Le 54 righe di mistificazioni su Terzo Valico e “crisi italiana”

GIANNI ALIOTI·DOMENICA 28 OTTOBRE 201

In risposta al direttore del Foglio, Claudio Cerasa

Definire “grande” un’infrastruttura come il Terzo Valico dei Giovi è già per se contestabile. Se non fosse per le montagne di terra movimentate. O piuttosto la “montagna” di soldi pubblici da spendere. 6,2 miliardi di euro per 53 chilometri di strada ferrata da Fegino a Tortona.
Ma nella narrazione epica di Claudio Cerasa la funzione del Terzo Valico sarebbe “creare un corridoio capace di collegare il porto di Genova con quello di Rotterdam”. Lo sostiene come se parlare di “terzo” non supponesse già l’esistenza di altri due valichi ferroviari, lungo il “corridoio” immaginato Genova-Rotterdam. Come se le persone e le merci, a oggi, non potessero muoversi in treno da Genova verso le regioni confinanti di Piemonte e Lombardia (e viceversa). E da lì proseguire verso i Paesi Bassi passando per Svizzera e Germania.
La cosa che ignora il direttore del “Foglio” (sempre che non sia in malafede) è che, mentre lungo i valichi esistenti, la saturazione delle linee ferroviarie è solo del 35%, da Tortona (terminale del Terzo Valico) a Pavia e da Pavia a Milano si dovrebbero, rispettivamente, quadruplicare e duplicare i binari per rispondere ai volumi di traffico merci e passeggeri.
Sarebbe qui il caso che Claudio Cerasa, cosi attento allo sviluppo delle forze produttive in Italia, spiegasse le ragioni del perché sulla tratta Tortona-Milano non si stia facendo nulla. Stessa cosa dovrebbe dirci sulla mancata riorganizzazione del nodo ferroviario di Genova e sul “binario unico” – in entrata e uscita – per il transito dei treni da e per il porto container di Genova Prà. Forse è pretendere molto che risposte mai date dai fautori del Terzo Valico, siano date da un “pennivendolo” che scrive su commissione.
La spiegazione è, viceversa, molto semplice. Nessuno degli interventi su-indicati movimenta le stesse montagne di terra e di soldi pubblici che, invece, si movimentano per il Terzo Valico o la Torino-Lione.
Ma il direttore del “Foglio” non solo ignora questo “particolare”. Riesce a mettere in fila un insieme di fake news, alcune di queste persino inedite…
La prima riguarda la presunta autorizzazione dell’opera sin dal lontano 1991. È evidente la confusione con il progetto del supertreno ad alta velocità Genova-Milano, che non ha nulla a che fare – per finalità e tracciato – con l’attuale Terzo Valico dei Giovi. Progetto, non solo mai autorizzato (per ben tre volte non passò per valutazione d’impatto ambientale), ma su cui si è abbattuta l’inchiesta penale per truffa della Magistratura, finita purtroppo in prescrizione.
Il progetto in seguito (con un diverso tracciato e come linea ad alta capacità per le merci) ripescato e inserito nell’elenco delle infrastrutture strategiche e delle opere di preminente interesse nazionale è approvato attraverso l’ex-Legge 443 del 21 dicembre 2001. La famosa “Legge Obiettivo”, definita da Raffaele Cantone “criminogena”. Infatti, l’unica analisi ufficiale costi benefici del progetto del Terzo Valico, è realizzata due anni dopo dal Cociv: il consorzio d’imprese (controllato da Impregilo e Condotte) contraente generale dell’opera (assegnata senza gara) e ora commissariato. Dirigenti del Cociv e del ministero dei trasporti sono presi con le mani nella marmellata, mentre il sistema degli appalti risulta controllato in gran parte dalla ‘ndrangheta.
La seconda fake news, è che “grazie al Terzo Valico, da Genova sarà possibile arrivare a Milano in 30 minuti”. Probabilmente, mentre scriveva Claudio Cerasa era sotto l’effetto di allucinogeni. Altrimenti non si spiega come abbia potuto calcolare una riduzione dei tempi di percorrenza da un’ora e quarantadue minuti a 30 minuti, intervenendo solo su 53 dei 142 chilometri che dividono le stazioni principali di Genova e Milano.
La terza fake news dell’editoriale del “Foglio” è che “oggi il Terzo Valico si trova al 70 per cento della sua costruzione”. Un dato del tutto falso, stante i dati monitorati e forniti dal Commissario Terzo Valico, attraverso il proprio sito web. A fine agosto 2018, l’avanzamento complessivo dell’opera risulta essere di solo il 26,35 per cento. La percentuale tiene conto del diverso stato di avanzamento lavori per i primi quattro lotti su sei, con cui si sviluppa il Terzo Valico.
La quarta e ultima mistificazione dell’editoriale di Claudio Cerasa, anche se in questo caso per nulla originale, è l’uso del crollo del ponte Morandi (viadotto autostradale lungo la direttrice est-ovest) per considerare prioritaria per l’Italia la “realizzazione di un’infrastruttura importante capace di collegare presto il porto di Genova con il resto d’Europa”. Inutile spiegare che questo collegamento su rotaia, peraltro già esistente, è lungo la direttrice sud-nord. Stabilire, quindi, una correlazione tra le due cose è frutto d’ignoranza o malafede.

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