Honduras, l’immigrazione di oggi figlia del golpe targato Clinton-Obama

dal blog Gliocchidellaguerra

Se è risaputo il sostegno dell’ex Segretario di stato Hillary Clinton al regime change in Libia del 2011 contro Gheddafi, è forse meno noto il coinvolgimento della Clinton e in generale dell’amministrazione di Barack Obama nel golpe in Honduras del 28 giugno 2009, che portò all’arresto del presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya per mano dei militari. Il colpo di stato di quell’anno  e la successiva crisi in cui è sprofondato il Paese, più di ogni altro evento, spiegano l’aumento della migrazione honduregna verso il confine sud degli Stati Uniti, di cui si parla tanto anche in questi giorni drammatici.

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Nel 2009, il Segretario di stato Hillary Clinton, in particolare, non condannò mai apertamente il golpe e lavorò nell’ombra per garantire che Zelaya non tornasse a ricoprire il ruolo per il quale era stato eletto. Cosa ancor più grave, l’esponente democratico riconobbe ufficialmente le successive elezioni del gennaio 2010 – macchiate da brogli e tenute sotto scacco dai militari – che portarono al potere l’esponente del partito nazionale dell’Honduras Porfirio Lobo Sosa , legittimando così una volta per tutte il golpe militare del 2009 (cosa che non fecero diversi Paesi sudamericani).

Le responsabilità degli Stati Uniti in Honduras

Amico del presidente venezuelano Chávez, Zelaya era il leader del partito conservatore liberale; sensibile alle politiche sociali e alle fasce più deboli ma terribilmente avverso alle élite del Paese. Aveva cercato di indire un referendum non vincolante il 28 giugno 2009 per cambiare la costituzione del 1982, al fine di estendere il suo mandato, ma la consultazione fu annullata quando i militari presero il potere con un golpe e nominarono presidente ad interim Roberto Micheletti.  A condurre il colpo di stato, come racconta l’Huffpost, c’era il generale honduregno Romeo Vásquez Velásquez, curiosamente laureatosi alla famigerata School of the Americas, un controverso programma di addestramento dell’esercito americano soprannominato “School of Assassins” per il numero considerevole di diplomati che successivamente hanno partecipato a colpi di stato.

In un’intervista rilasciata all’Espresso, l’ex presidente Zelaya ha accusato apertamente l’amministrazione Obama: “Hillary Clinton non ha mai neppure ammesso che si sia trattato di un golpe, né tantomeno di un golpe militare quando invece, anche dai cablo rilasciati da WikiLeaks, è emerso che l’allora ambasciatore statunitense in Honduras, Hugo Llorens, ha confermato che si è trattato di un “coup” illegale in seguito a una cospirazione della Corte Suprema assieme al Congresso nazionale e ai militari”. Posso dire con certezza, ha aggiunto,  “che l’allora Segretario di stato ha avuto fin da subito un atteggiamento favorevole alla mia deposizione, al mio arresto, rapimento ed espulsione illegale dal Paese”.

Le e-mail che inchiodano Hillary

Al tempo, Hillary Clinton ha effettivamente svolto un ruolo importante nell’impedire il ritorno di Zelaya e nel consolidare il potere dei dei golpisti. All’indomani della deposizione di Zelaya, l’allora Segretario di stato americano dichiarò che “tutte le parti hanno delle responsabilità per ciò che è accaduto”, sottolineando tuttavia che la sua “richiesta di ristabilire l’ordine costituzionale” non significava per forzare riportare al suo posto il presidente.

Nelle e-mail del Dipartimento di Stato diffuse da WikiLeaks si evince come la Clinton respinse le richieste della comunità internazionale di condannare il colpo di stato, aprendo altresì le comunicazioni con il presidente ad interim Roberto Micheletti, imposto dai militari. I leader delle nazioni latino-americane, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali chiesero, senza ambiguità, l’immediato rientro in carica di Zelaya, ma gli Usa ignorarono ogni richiesta.

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Negli anni successivi, l’orribile repressione e il tasso di omicidi alle stelle – ora il più alto del mondo – ha provocato la fuga di decine di migliaia di rifugiati negli Stati Uniti. Ironia della sorte, come Segretario di stato, Clinton ha respinto la concessione di asilo politico e sostenuto la loro deportazione. Come riporta Business Standard, la criminalità organizzata, i trafficanti di droga e la polizia ora si spartiscono il Paese, con conseguenze drammatiche per la popolazione. Nel 2017,Global Witness, un’organizzazione internazionale non governativa, ha scoperto che l’Honduras era il Paese più pericoloso del mondo per gli attivisti ambientali.

Un governo corrotto, causa delle migrazioni

Dopo il colpo di stato, sottolinea lo storico Dana Frank, “una serie di amministrazioni corrotte ha preso il controllo criminale dell’Honduras e del governo”. Il riconoscimento da parte dell’amministrazione Trump, nel dicembre 2017, della rielezione del presidente Juan Orlando Hernández – dopo un processo elettorale caratterizzato da profonde irregolarità, frodi e violenze – è in continuità con la la politica dell’amministrazione Obama e Bush. Quello in Honduras, insomma, è l’ennesimo regime change con conseguenze disastrose.

Il golpe militare di fatto riconosciuto dall’amministrazione americana, su iniziativa  di Hillary Clinton, ha infatti avuto conseguenze devastanti: il numero degli omicidi in Honduras, già il più alto del mondo, è aumentato del 50 per cento dal 2008 al 2011; la repressione politica, l’assassinio di candidati politici dell’opposizione, sono aumentati a dismisura; la violenza e l’insicurezza sono state esacerbate da un collasso istituzionale generalizzato; la violenza legata alla droga è peggiorata mentre governo e polizia sono sempre più corrotte. La risposta degli Stati Uniti è stata un mix di complicità, silenzio e persino sostegno alle forze di sicurezza dell’Honduras. E purtroppo la politica dell’amministrazione Trump, in un Paese che viene considerato come il “cortile di casa” di Washington, sembra non essere cambiata.

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