La balena d’Indonesia morta con mille pezzi di plastica in corpo

dal blog http://dorsogna.blogspot.com/

Della terribile situazione dell’immondizia in Indonesia abbiamo parlato ormai tante volte. Sorgono qui fiumi interi pieni di immondizia, di plastica.

Come puo’ la vita marina restare sana?

E infatti eccoci qui, una balena e’ spiaggiata con 1000 pezzi di immondizia in pancia. Gli addetti hanno trovato 115 bicchieri di plastica, due sandali, quattro buste di plastica, forchette di plastica e pure un sacco con dentro oltre un migliaio di fili di nylon.

Tutto il resto ha fatto si che la balena avesse in corpo un totale di sei chilogrammi di monnezza in pancia.
La balena era di circa 10 metri di lunghezza ed e’ stata trovata morta presso Kapota Island, nel  Wakatobi National Park, non lontano dalla citta’ indonesiana di Sulawesi. Era molto magra ed e’ molto probabile che la morte sia venuto per mancanza di nutrizione. 

Nella zona ci sono turisti che sono rimasti sconcertati, come tutti credo!

Il 50% della plastica che finisce nei nostri oceani arriva dalla Cina, Indonesia,  Filippines, Thailandia e Vietnam. Se non facciamo niente la quantita’ di plastica che ingolfa la terra triplichera’ in tre anni, secondo uno studio del governo inglese.

Intanto povera bestia, poveri noi.

POSTED BY MARIA RITA AT 2:13 PMNO COMMENTS: 

SUNDAY, NOVEMBER 18, 2018

Disastro ambienatale in Newfoundland, Canada – 250mila litri di petrolio da FPSO in mare

E’ successo Venerdi 16 Novembre 2018: un’enorme carico di petrolio e’ finito in mare lungo la costa del Newfoundland, nella parte orientale del Canada.

Circa 250,000 litri per la precisione sono finiti direttamente nel mare.
E’ uno dei piu’ gravi incidenti ambientali a mare della storia del paese. 

La perdita arriva da una falla in uno dei cavi della FPSO SeaRose della ditta petrolifera Husky Energy stazionata a 350 chilometri da riva.

La produzione era stata fermata a causa di forti venti e mare in burrasca; si preparavano a riaccendere fiaccola e desolforazione e .. voila’, il disastro.  Le ondate fino a sette metri di altezza rendono le condizioni difficilissime, sia per la pulizia, che per cercare di capire esattamente cosa sia successo.

E cosi, restiamo tutti a guardare!

Per fortuna non si e’ fatto male nessuno. Il petrolio continua a spandersi e nessuno sa se la falla sia ancora aperta o no. Ci sono aerei a monitorare la situazione e appena possible saranno mandate anche delle navi, ma per ora appunto, non si puo’ fare niente.

Si vedono scie fino a circa 50 chilometri a sud della FPSO.

E intanto, tutte le infrastrutture petrolifere della zona sono state chiuse per precauzione, oltre che l’altra FPSO,  la Terra Nova e la piattaforma Hebron. Quest’ultima qualche giorno fa stava quasi per incendiarsi, a causa di fiamme scoppiate sulla piattaforma ma subito domate. 

Tutto questo ci deve fare pensare.

Ai miei occhi il miracolo Ombrina e’ qui: che siamo riusciti ad evitare anche la paura che queste cose possano accadere a 5 chilometri dalle coste d’Abruzzo; perche’ anche Ombrina prevedeva una FPSO: essenzialmente una nave raffineria, da cui de-solforare il petrolio.

In questo caso, in Canada, la loro FPSO si chiamava SeaRose ed era stata gia’ chiusa all’inizio del 2018 per problemi alla sicurezza. Nel 2017 si era quasi schiantata con un iceberg!

I protocolli prevedono che quando si avvicina un iceberg occorre staccare le condotte che ancorano la FPSO al sottosuolo marino, appunto per consentire alla FPSO stessa di spostarsi. Qui non venne fatto per “motivi economici”, cioe’ staccare significava spegnere, e spegnere significava perdere denaro.

Per cui hanno tenuto tutto acceso ed ancorato sperando che l’iceberg trovasse la sua strada altrove. Cosi facendo hanno messo a rischio la vita di 80 persone e circa 1.2 milioni di litri di petrolio. 

Un anno fa gli e’ andata bene.
Questa volta, un po meno.

Vediamo come va a finire.

POSTED BY MARIA RITA AT 9:58 PMN

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