Intervista a Gunter Pauli|Blue Economy | ENG-ITA

dal blog http://www.zestletteraturasostenibile.com

Abbiamo il piacere di ospitare per un’intervista Gunter Pauli.Gunter Pauli, iniziatore della Blue Economy imprenditore ed economista, è il fondatore di Zeri (Zero Emission Research Initiative), rete internazionale di scienziati, studiosi ed economisti che si occupano di trovare soluzioni innovative alle principali sfide cui le economie e la società sono poste di fronte, progettando nuovi modi di produzione e di consumo. Pauli è autore di numerosi libri che sono stati tradotti in oltre trenta lingue.Ultima pubblicazione Blue Economy 2.0 (Edizioni Ambiente) è commentata qui.  Ringraziamo Edizioni Ambiente per la collaborazione.

di Antonia Santopietro

BLUE ECONOMY 2.0 | GUNTER PAULI
Edizioni Ambiente 2015

di Antonia Santopietro

La responsabilità ambientale comporta una visione sistemica per incidere sui cambiamenti ed è fondamentale la promozione di una coscienza individuale, una sorta di “viralità” della consapevolezza, l’efficacia di una rivoluzione diciamo bottom up. E questa viralità delle buone pratiche premia le imprese più autentiche.

La blue economy di Gunter Pauli, propone l’elaborazione di un modello economico diffuso, che coinvolga il maggior numero possibile di cittadini. Non più quindi soltanto l’attesa di soluzioni di governance improntate alla conservazione, alla difesa dell’ambiente, ma dinamismo imprenditoriale dal basso, che sia in grado di “riprodurre il funzionamento degli ecosistemi attingendo a energia e alle risorse a cascata per aggiungere valore, generando molteplici vantaggi dallo scambio e traducendoli in reddito e occupazione”.

La blue economy si ispira ad un modello altamente integrato, che deriva dall’osservazione dei processi produttivi della natura, di per sé virtuosi.

E’ questa la biomimesi, che traccia le linee guida di business avanzati, in grado di creare, con minori investimenti rispetto alla green economy, maggiori flussi di reddito e di costruire al tempo stesso capitale sociale.

Sembra utopia o uno degli orientamenti che lascerebbero spazio allo scetticismo sulla fattibilità, eppure, è un modello che Gunter Pauli ha implementando e tradotto in casi concreti oggetto, di una esemplificazione in case history già della prima edizione di Blue Economy, nel 2010, che ebbe il merito di aprire una fase evolutiva alla green economy stessa. Il termine “blue” deriva invece dal colore della Terra stessa vista dallo spazio. In quella occasione, le conseguenze di una crisi profonda, dal punto di vista economico, ambientale e sociale, percorrevano la loro traiettoria apicale. Idealizzando un ribaltamento di prospettiva l’economista e imprenditore, fondatore della Zero Emissions Research Initiative (ZERI), poneva al centro della sua trattazione il tema dello spreco, individuando possibili soluzioni in grado di generare nuova occupazione, qualità ambientale e cultura di sistema. Non più quindi scenari di irreversibilità da scongiurare, ma soluzioni imprenditoriali concrete, rappresentate da 100 casi esemplari contraddistinti da alcuni elementi comuni: il territorio, le materie prime locali, l’economia della conoscenza, l’osservazione della natura e della sua capacità di integrare chimica, fisica e biologia in sistemi circolari autosufficienti, armonici e che non producono rifiuti.

La circolarità dei flussi di materia che si osserva in natura, ha ispirato quindi molte idee imprenditoriali in tutto il mondo. Attraverso la rigenerazione, la trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia, la blue economy promuove un processo di sviluppo sostenibile di lunga durata e molto trasversale.

Coltivare funghi sui fondi di caffè, produrre carta dai detriti di roccia, imitare i sistemi di raccolta dell’acqua di un coleottero per ridurre il riscaldamento globale, sostituire le lame in metallo dei rasoi “usa e getta” con fili di seta, questi sono soltanto alcuni dei percorsi tracciati da un imprenditoria illuminata che si affida agli equilibri naturali e alla rielaborazione delle caratteristiche degli esseri viventi. Un volano di crescita sostenibile che, grazie ai percorsi innovativi intrapresi, ha realizzato circa 3 milioni di nuovi posti di lavoro. Si tratta di un’architettura del riuso in antitesi con le modalità di produzione e consumo che portano in dote, si fa per dire, la compromissione delle risorse naturali e il danneggiamento irreversibile dell’ambiente.

La sfida del nostro secolo, che richiede azioni immediate, impegno individuale e politico consapevole e diffuso, si attua attraverso la facoltà di poter vivere bene entro il limite naturale, scrive Catia Bastioli (amministratrice delegata di Novamont) nella prefazione; un obiettivo in grado di emergere oltre l’impostazione consumistica, onerosa e impattante, di produzione-distribuzione-consumo delle merci, dettato culturale ed economico che ha caratterizzato la nostra epoca, quella dell’Antropocene: “Una nuova era geologica definita dal fatto che l’impronta umana sull’ambiente globale è ora divenuta così ampia e attiva che rivaleggia con alcune delle più grandi forze della Natura nel suo impatto sul funzionamento del sistema Terra”.
In BLUE ECONOMY 2.0, troviamo allora, oltre a una casistica limitata e specifica di alcune realtà, le linee di pensiero che individuano il rispetto della biodiversità e la diffusione di imprese umane legate alle identità geografiche e sociali come parametri imprescindibili per giungere ad uno sviluppo armonico, sia dal punto di vista ambientale che di crescita culturale.

Nella visione di Gunter Pauli le azioni singole che promuovono il rispetto degli assetti planetari, gli interventi che si focalizzano solo su aspetti parziali dell’emergenza climatica, rischiano di aggravare la tendenza degli ecosistemi ad allontanarsi da un’ideale condizione di equilibrio. Occorre uno slancio di carattere sistemico che coinvolga il maggior numero possibile di soggetti, ispirato dall’abilità della natura di evolversi verso livelli di efficienza più alti con quanto è attualmente disponibile.


Nota biografica:

Gunter Pauli, imprenditore ed economista, è il fondatore di Zeri (Zero Emission Research Initiative), rete internazionale di scienziati, studiosi ed economisti che si occupano di trovare soluzioni innovative alle principali sfide cui le economie e la società sono poste di fronte, progettando nuovi modi di produzione e di consumo. Pauli è autore di numerosi libri che sono stati tradotti in oltre trenta lingue.


ITA

Come imprenditore il suo punto di vista circa i cambiamenti su larga scala si sono focalizzati sull’implementare nuovi progetti che prevedono grandi innovazioni green. Come può una PMI agire secondo allo stesso modo?
Dal momento che le grandi aziende sono ingabbiate all’interno della logica del business, producendo sempre le stesse cose e alla ricerca solo di costi sempre più bassi, esse non hanno alcuna possibilità di implementare la logica Blue Economy, che propone di fare di più con quello che hai, generando più valore. Quindi, le PMI hanno un maggior grado di libertà e sarebbero in grado di sfruttare queste opportunità grazie a questo sguardo nuovo sulla realtà


Se dovesse suggerire quindi nuove direzioni politiche a sostegno della Blue Economy, da che cosa comincerebbe?
In primo luogo abbiamo bisogno di avere una visione chiara su tutte le opportunità a disposizione, in modo che i responsabili politici possano incentrarsi sull’individuazione delle opportunità, invece di ritenere di essere in grado di risolvere i problemi.


L’economia blu è nota perché richiede una minore quantità di investimenti rispetto alla green economy, lo può spiegare?
Tutto si basa su un approccio ai sistemi, su come collegare le cose, come a cascata il cibo, la nutrizione e l’energia si trasformano, come i rifiuti del caffè che si trasformano in un substrato per i funghi, e gli avanzi dei funghi (che a loro volta erano i rifiuti del caffè), che si trasformano in un alimento per le galline. Galline che oggi producono le uova! Dobbiamo ispirare le persone.


Secondo la sua esperienza, un’economia circolare offre forti opportunità per uno sviluppo sostenibile, quanto siamo lontani dalla piena integrazione di questa visione in una gestione moderna?
Abbiamo un milione di laureati in economia tutti addestrati a pensare e operare un business basato sulle certezze classiche, quindi non ci si può aspettare che tutti cercheranno di sviluppare questo nuovo modello di business. C’è bisogno di tempo, e dobbiamo garantire che ogni singolo caso che trattiamo possa dimostrare che esistono valide alternative di costruzione della ricchezza rispetto al modello classico per rispondere alle esigenze di base.
Un cambiamento del m
odello di business si basa su un cambiamento nella cultura, come possono le imprese essere attratte e rispettare un’economia circolare? È solo una questione di grande responsabilità?Quando sarà possibile generare 4 ricavi dai rifiuti caffè, come potranno le imprese non rispondere a questa opportunità, o quando sarà possibile convertire i rifiuti minerari in carta, senza acqua, quando i rifiuti del macello saranno utilizzati per allevare vermi che sostituiscono il pasto per i pesci… si tratta di vedere un’opportunità e fare in modo che si realizzi.
La circolarità dei flussi dei materiali, che si osserva in natura, ha ispirato tante idee commerciali in tutto il mondo. Rigenerando, e trasformando i rifiuti in nuove materie prime, la Blue Economy promuove una crescita sostenibile a lungo termine, ci può fornire qualche esempio?

La Blue Economy ha oltre 200 casi realizzati. Fondamentale è sapere che ci sono opportunità in tutto il mondo. Siamo in grado di trasformare l’agricoltura del pomodoro in produzione di acqua dolce, possiamo trasformare savane di nuovo nella foresta pluviale di una volta ed è possibile produrre tutti i biogas necessari nel mondo dalle colture tridimensionali in mare . È così sorprendente che così tante innovazioni siano semplicemente non attuate. È come se non si sapesse come crescono le mele sull’albero, e raccontassimo solo della legge di gravità che descrive come esse cadono dall’albero. Ma, non ci rendiamo forse conto che prima che la mela possa cadere, deve sfidare la legge di gravità.Secondo il suo libro precedente, si mira a creare 100 milioni di posti entro il 2020, come può essere possibile? C’è qualcosa che si può immaginare come un ulteriore passo verso un modo sostenibile di fare affari?
Se noi non lo crediamo possibile, allora è impossibile davvero! Dobbiamo cambiare i nostri parametri e limiti, così effettivamente nel 2009 proposi queste 100 innovazioni che avrebbero dovuto generare in un decennio 100 milioni di posti di lavoro. Ho fallito. Sono in grado di dimostrarne solo 3 milioni. Abbiamo una lunga strada da percorrere, ma credo che stiamo costruendo un nuovo percorso che potrebbe cambiare il nostro modo di gestire questa Terra

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