Canada: che fare degli oltre 155mila pozzi inattivi, orfani ed abbandonati?

Dal blog https://dorsogna.blogspot.com/

Cosa fare dei pozzi di petrolio un tempo produttivi ed ora sterili, vecchi, e abbandonati?

Cosa farne sopratutto se le ditte proprietarie non esistono piu’ e sono andate in fallimento?

In Canada e’ un vero problema, specie nello stato dell’Alberta, dove ditte di petrolio piu’ o meno grandi continuano a dichiarare bancarotta lasciando buchi e monnezz dietro di se, dopo aver tirato su profitti da gradassi.

Ci sono qui in Alberta la bellezza di 180mila pozzi di petrolio attivi, 83mila inattivi, e 69mila abbandonati. Di questi, 2100 sono orfani, cioe’ in limbo – 1400 saranno abbandonati e 700 saranno “riutlizzati” cioe’ probabilmente usati a scopo di reinizione.

Tutto assieme fanno circa 155mila relitti che non portano a nessun introito ma che invece sono delle vere e proprie bombe ambientali.  Assieme ai pozzi gli oleodotti che li connettono alla gran rete di trasporto e distribuzione e che dovranno essere smantellati pure loro, perche’ corrosi, obsoleti o non piu’ in uso.   

Notare bene, che un giorno anche i 180mila pozzi attivi in questo momento passeranno a miglior vita e che quindi la domanda non e’ secondaria, ne ora ne in futuro, specie perche’ il ripristino ambientale e’ costoso.

Anzi, in Canada esiste pure una associazione ad-hoc, la Orphan Well Association, una non-profit che cerca di gestire i pozzi con ben poche risorse rispetto al lavoro da fare: il governo dell’Alberta e i petrolieri che hanno creato il disastro hanno versato 235 milioni per le operazioni di ripristino ambientale e i soldi saranno usati su 700 pozzi morti nel corso di 3 anni.

Ben poca cosa rispetto ai 155mila pozzi che abbisognano di sistemazione. E infatti in lista d’attesa ci sono altri 2000 pozzi, e circa 3600 rami di oleodotto. 

Notare che la divisione e’ presto fatta: richiudere e mettere in sicurezza ogni pozzo costera’ oltre 300mila dollari! E se uno ora moltiplica il 300 mila dollari per i 155mila relitti, arriviamo alla cifra stratosferica di 47 miliardi di dollari.

E chi ce li ha questi soldi?  

Mi chiedo se il gioco sia valso la candela per l’Alberta. Certo qualcuno si sara’ aricchito, al momento e al tempo giusto, ma certo il gioco non e’ valso nemmeno un cerino per le generazioni future che dovranno contenere l’inquinamento lasciato dai pozzi vecchi, mentre al contempo l’economia fossile morira’, perche’ la storia non si ferma, nemmeno in Alberta.

L’Alberta e’ uno strano stato, per molti versi, mutatis mutandis, simile alla nostra Basilicata dove c’e’ una specie di simbiosi malata fra chi estrae e i residenti che ricevono o sperano di ricevere qualche tipo di vantaggio da tutto cio. E infatti molti dei ranchers o contadini della zona non si lamentano pubblicamente di questi pozzi abbandonati fra le loro terre perche’ temono che il valore dei terreni diminuira’, o che le ditte del petrolio li compenseranno ancora meno per ripicca.

Ma non era che prima di trivellare le ditte dovevano dare dei soldi al governo per il futuro ripristino?
In teoria si, ma i fondi versati sono noccioline rispetto ai costi da sostenere. Semplicemente ce ne vogliono molti molti di piu’.  

Uno degli avvocati che segue la faccenda dei pozzi abbandonati per conto della Orphan Well Association si chiama Keith Wilson e dice questo:

“Who has $46 billion right now to go deal with this problem? No one. Who’s likely to be left with the problem? You. My real concern is that what’s going to end up happening is that the government and industry are going to say, ‘we just don’t have the money.’ The capital that existed and the profits that the oil companies made, that should have been put into cleaning up these wells on farmland, have fled, and left the country or been consumed by other things”

E’ interessante notare un altra cosa: i pozzi in Alberta sono per la maggior parte su proprieta’ privata, ma – e qui sta il barbatrucco – i proprietari terrieri per legge *non possono* dire di no alle estrazioni sui loro siti.

Cioe’ i petrolieri hanno facolta’ di dire: voglio trivellare il tuo orto, e tu non puoi dirgli di no.

I trivellatori semplicement pagano una quota annuale per mantere pozzi e succhiare il petrolio sottoterra. 

Ora all’inizio era tutto piu’ conciliatorio, nel senso che i petrolieri si comportavano, per quanto possibile da ospiti educati, con rispetto. Ma adesso che sono passati gli anni, i petrolieri sono diventati piu’ scaltri, piu’ arroganti. E specie quando gli affari vanno male, piu’ cattivi.

Conclusione: non gliene importa piu’ un fico secco di lasciare inquinamento nelle terre altrui.

Keith Wilson e altri hanno anche pensato di chiedere al governo dell’Alberta una moratoria su pozzi nuovi, ma e’ pressoche’ una crociata impossibile. E questo perche’ quando quelli del petrolio arrivano non ne andranno mai: il sistema e’ gia’ tutto oliato in loro favore, i governi e i residenti sono abituati agli introiti petroliferi dell’oggi e il domani e’ lontano, e le democrazie sono corrotte piu’ dei tubi.

Intanto sono venute fuori le prime cause che hanno coinvolto la Corte Suprema del Canada.
La decisione e’ una toppa certo, ma una toppa positiva:  prima di pagare i creditori, le ditte in fallimento devono prima ripuilire tutti i danni ambientali.

La causa era stata inoltrata contro la Redwater Energy, che al momento di dichiarare bancarotta nel 2015 aveva solo 17 pozzi di petrolio in azione, 5 milioni di dollari di debito con la banca ATB, e molti altri pozzi da dismettere.  Loro volevano liquidare i creditori e la banca il piu’ possibile e lasciare i danni ambientali agli altri – e cioe’ alla collettivita’ sotto forma della Orphan Well Association. 

A fine gennaio 2019, la corte suprema ha invece decretato che la bancarotta non puo’ essere usata come una licenza per ignorare l’ ambiente. Keith Wilson e’ stato contento, e anche il ministro dell’energia dell’Alberta Marg McCuaig-Boyd ha avuto parole di approvazione per la decisione.  

Ma alla fine, e’ una specie di vittoria di Pirro. I costi restano stratosferici, e di sicuro in un modo o nell’altro i residenti pagheranno:  con le proprie tasse, ma soprattutto con i propri polmoni, con le proprie vite. 

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