Cambio climatico e cambio di impostazione politica.

Sul mio blog ho posto due differenti articoli da diverse angolazioni che vale la pena tenere presente e ragionarci senza farne una chiusura ideologica preconcetta, ma con l’emotività curiosa di chi cerca di capire aspetti importanti.
Gli articoli sono per chi non li avesse letti ai seguenti link :
1) https://parolelibere.blog/…/cinquantanni-di-previsioni-apo…/
2) https://parolelibere.blog/2019/04/28/greta-e-dintorni/
Lo sgomento per chi ci butta lì dati ed affermazioni pesanti non avendo un adeguata “protezione” culturale al riparo da Università o quant’altro è davvero difficile da elaborare.
Vado per punti di ragionamento :
-c’è una guerra anche di dati di scienziati che in parte sembrano annullarsi fra chi dice che il clima entro 12 anni (data precisa) sarà irreversibile e quindi bisogna cambiare tutta l’impostazione economico-produttiva e chi ritiene non ci siano scientificamente altro che brevi variazioni cicliche climatiche e quindi come in altri momenti storici naturali questo mondo non è ancora catastroficamente alla frutta. Bel rebus per comune cittadino! Anche perché la mole di dati necessari a dare dei risultati affidabili comparabili sono enormi ed al di fuori delle possibilità di singole persone ma entra nella sfera di ricerca sistematica multidisciplinare e tecnologica.
-c’è chi orchestra una funzione a tavolino di comunicazione efficace e trasforma una ragazzina che dice cose plausibili oggi, ma che da decenni i normali ambientalisti dicono senza avere lo stesso impatto anche sociale, fra giovani e non solo in un fortunato incontro fra comunicazione e sensazione reale qui ed ora.
– credo non ci sia neppure da porsi il problema da questo punto di vista, se bisogna cambiare il clima per il CO2 o per una litania green arrivata al suo riuso riciclato dopo anni, è fuorviante!
Va cambiata l’impostazione sociale dei sistemi di produzione, di creazione del PIL (che però DEVE tenere conto dell’ambiente e della sua integrabilità sociale, non come semplice numero finanziario) L’etica di “cosa e come” produrre non è un orpello inutile.
Va cambiato l’uso delle energie fossili perché sono alla base di tre importanti aspetti nella globalizzazione :
1 ) creano dipendenza e non democrazia (guerre di predazione) e sono alla base di ogni processo alternativo ad un ambiente salutare, vivibile attraverso i suoi derivati plastica, chimica,ecc
2 ) vanno cambiati gli atteggiamenti che considerano i rifiuti prodotti da attività umane una merce e quindi vanno mantenuti “attivi” sul mercato e non risolti alla base perché ci fanno vivere in un mondo malato, insalubre, corrotto che richiede sempre più energie per bonificare con sprechi incredibili e danni irreversibili in alcuni casi. La fonte deve essere abolizione della plastica e di ogni prodotto nocivo in generale.

3 ) beni comuni indispensabili come l’acqua ed il suolo vanno preservati e difesi come tali proprio per salvaguardare l’aumento della popolazione, regolandone la concentrazione in poche aree.

Ma davvero non c’è nella filiera produttiva un modo che cambi questi paradigmi che scorrono dalla finanza al mercato globale come una sola macchina infernale ?

Non sono di quelli che pensano che più spaventi la gente e più aumenta la coscienza sociale e cambia atteggiamento. Non è così nei fatti da tempo!
E allora che si fa ?
Allora il tema non può essere di scientificità progressiva di esperti da mettere al lavoro semplicemente perché l’evidenza di una necessità di cambio è già palese. Ed è un processo politico, di filosofia antropologica da attuare.
C’è da rispondere al vecchio tema: che mondo voglio ?
La risposta può solo essere politica dove gli specialisti possono aiutare, ma chi decide responsabilmente deve farlo in autonomia dopo aver sviscerato il tema non interno al clima ma alla influenza che certe scelte hanno rispetto alla popolazione vivente.
Greta ha ragione anche se manovrata ad hoc, anche se i verdi elettoralmente tenteranno l’operazione di aggancio di questa icona semplicemente perché dice cose risapute, ma nel polmone della memoria si finge di ignorare.
Quando questo governo gialloverde va a Taranto e gli do pure la buona fede(con beneficio di dubbio) però ripropone uno sviluppo locale pilotato diverso economicamente con tecnopolo e quant’altro, ma mantenendo intatta la produttività dell’Ilva(quindi reiterando inquinamento mortale)! E’ come se sparasse in fronte ad ogni tarantino.

Questa operazione da ragione al pessimismo di Jacopo Simonetta che dice ormai il “fil rouge “dell’economia inquinante non si può cambiare se non con un terremoto finanziario perche sono scelte interconnesse fatte da tempo che si rivelano aggressivamente dannose per la vita della biosfera(compresa ovviamente di persone ed animali). Mantenere il business con piccoli aggiustamenti non è in armonia con lo sviluppo umano. Punto.

Ciò significa che cambiare l’impostazione dell’atteggiamento verso l’ambiente inteso come biosfera di natura e persone è equivalente a un rovesciamento del normale sviluppo finanziario e del mercato e lo stesso si può dire invertendo il ragionamento. In sintesi x fare un esempio cambiare l’uso dell’energia scegliendo di utilizzare solo sostenibili cambia l’economia produttiva, ma cambia anche l’ambiente e viceversa. Scelte ! E’ tutto lì, ma non è un dettaglio da nulla risolverlo . 
Con queste poche righe ripropongo di valutare il tema clima-change semplicemente a partire da queste considerazioni, che a mio giudizio sono una montagna da scalare .
La politica sia nazionale, sia europea non può transigere da questi aspetti ed ogni scelta deve essere analizzata, scomposta e rielaborata .
L’aspetto non è quello del giovane simpatico che ci sta provando a spiccare il volo nell’ambientalismo, ma dove andiamo tutti insieme, quelli coscienti e quelli che se ne fregano dentro una realtà che è come un vestito stretto, urticante, soffocante .
I dettagli del come farlo in senso politico sono il dettaglio del prossimo secolo !


Gianni Gatti

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