L’intimità e la filosofia morale di Hannah Arendt

Dal blog https://wordpress.com/read/blogs/161533533/posts/809

12 ago 2018

(Alcune questioni di filosofia morale)

Etica e morale, stesso etimo: ethos, mores, cioè abitudini, usi e costumi. Con i secoli, il significato originario si è accresciuto. Non solo essere ma soprattutto dover-essere. La filosofia morale è principalmente avere a che fare con la valutazione delle azioni umane, in un contesto post-religioso, o comunque a prescindere da Dio, relativamente alle sfere del bene e del male.

Anche la morale, per Arendt, è legata alla concetto-chiave della pluralità. (“Non l’uomo, ma gli uomini abitano la terra”)

Il rapporto con sè stessi è quella facoltà di essere due-in-uno, di praticare il linguaggio e il ragionamento, il dialogo e la pratica del logos anche con sé stessi, avere un mondo interiore. Il pensiero non è fruizione passiva di qualcosa, ma una pratica, uno sforzo, un’attività, una creazione, è il logos greco. Si può non pensare. La coscienza è coscienza prima di tutto di sé stessi.

La morale, l’etica, comincia a delinearsi come legata principalmente al rapporto con sè stessi, e non all’altruismo e al disprezzo di sè stessi. Controintuitivamente, il bene, le azioni morali, la bontà, hanno la propria origine principalmente in sé stessi e non negli altri, nell’individuo (lasciamo perdere per un momento il termine “egoismo”) e non nell’altruismo.

(Coma si può definire questa relazione con sè stessi se non come intimità? È proprio questa l’intimità)

Il punto è: con chi si vuole essere in compagnia per il resto dei propri giorni? Con un sé stesso colpevole di azioni cattive? O con un sé stesso che rispettiamo per via delle sue azioni buone?

Come insegnano Aristotele e i greci, l’uomo, la coscienza, il logos, non sono sostanze ma pratiche, quindi si può sempre fare a meno di praticarle, tanto che queste possono atrofizzarsi, inaridirsi, seccarsi, morire. (Da non dimenticare mai i discorsi legati alle Origini del totalitarismo, ma anche alla Banalità del male, e ovviamente a Vita Activa – Leggi qua l’approfondimento su Arendt).

Inoltre c’è tutta una questione legata alla percezione di sè stessi. Perchè la volontà del male, cioè la volontà di qualcosa che si percepisce come male, è – dice Kant – un assurdo logico. Non si può volere un qualcosa che si reputa male, se non trasformando la sua percezione in bene. Quindi il male rientra, più che nell’ambito del “positivo”, nella volontà, nell’ambito del “negativo”, nel vuoto, nella dimenticanza, nell’oblio.

In pratica, per Arendt, il male non deriva quasi mai dal pensiero e dal ricordo, da un’elaborazione di logos e da una memoria pienamente attiva, quanto piuttosto dall’assenza di logos e dalla dimenticanza, dalla perdita del ricordo, o meglio della facoltà di ricordare. Non è nient’altro che il vuoto umano, lo svuotamento interiore, dei nazisti e (soprattutto) del popolo tedesco – il crollo spettacolare di tutti i valori morali di una nazione – che ha reso possibile quell’estremo storico e filosofico che sono stati i lager e lo sterminio degli ebrei.

Il male non deriva mai dal logos, ma dall’assenza di logos. I greci avevano orrore dei barbaròn appunto perché apparentemente non sapevano esprimersi. I greci avevano paura del mutismo, della forza muta. Senza personalità, senza interiorità, e quindi animalesco, pericolosamente naturale, e – come la natura – capace di tutto.

Ricordarsi il nazismo, i lager ed Eichmann. Ma anche Brievik. Non è esattamente questo il discorso di Genna nel suo “La vita umana sul pianeta terra“, ma anche nel suo “Hitler“? L’uomo senza coscienza, la negazione incarnata.

Inoltre, prendere in considerazione i tempi di ora – social network ecc. – con il bombardamento perenne di messaggi e stimoli, di tonnellate di linguaggio tale che il linguaggio rischia ad ogni attimo di perdere qualunque significato, e il mutismo interiore, e il vuoto umano, e la cancellazione del pensiero e del ricordo, dato da una sensazione di tremore e soprattutto di paralisi davanti a tale violentissimo e sconcertante bombardamento.

(Paralisi e mutismo interiore, incapacità di dialogare con sè stessi, dunque assenza dintimità. Interessante il fatto che tale assenza di intimità si palesi in tempi in cui sono massiccie le pressioni ad una sovraesposizione di una propria presunta intimità) (Qui un brano su intimità e spudoratezza che mi era sembrato interessante)

Di seguito un brano dal secondo capitolo, grandissima intensità emotiva, grandissimo livello letterario, come al solito.

Il tema del ricordo ci permette così di fare un altro piccolo passo in direzione del problema che davvero ci interessa, quello relativo alla natura del male.
La filosofia (e persino la grande letteratura come ho accennato prima) scorge solitamente nel malvagio un disperato, la cui disperazione finisce per conferirgli un tratto di nobiltà. Non arriverò al punto di negare che esistano malfattori del genere, ma sono certa che i peggiori crimini cui ci è dato assistere non si devono a persone capaci di guardarsi allo specchio e incapaci di dimenticare. Al contrario, i peggiori malfattori sono coloro che non ricordano, semplicemente perchè non hanno mai pensato e – senza ricordi – niente e nessuno può trattenerli dal fare ciò che fanno. Per gli esseri umani, pensare a cose passate significa muoversi nella dimensione della profondità, mettere radici e acquisire stabilità, in modo tale da non essere travolti da quanto accade – dallo Zeitgeist, dalla Storia, o semplicemente dalla tentazione. Il peggior male non è dunque il male radicale, ma è un male senza radici. E proprio perchè non ha radici, questo male non conosce limiti. Proprio per questo, il male può raggiungere vertici impensabili, macchiando il mondo intero. […]

In questa prospettiva, ecco allora che diventa possibile capire meglio l’insistenza del pensiero morale e religioso sull’attaccamento a se stessi. Non si tratta tanto di amare se stessi come si amano gli altri, quanto di nutrire un maggiore attaccamento verso quel partner silenzioso che accompagna ciascuno di noi, poichè noi dobbiamo a lui, in un certo senso, più di quanto dobbiamo a chiunque altro. Il timore di perdere se stessi è perfettamente legittimo, in quest’ottica, poichè si tratta del timore di perdere la capacità di parlare con se stessi. E non soltanto il dolore e la tristezza, ma anche la felicità e tutte le altre emozioni risulterebbero insopportabili se dovessero restare mute e inarticolate.

C’è poi un ulteriore aspetto del problema di cui occorre tener conto. La descrizione socratico-platonico del processo di pensiero mi sembra tanto importante poichè essa implica, anche se solo obliquamente, che gli uomini vivono al plurale e non al singolare: gli uomini, e non l’Uomo, abitano sulla terra.
Anche quando ce ne stiamo per i fatti nostri, anche allora, non appena articoliamo questo esser-soli ci ritroviamo in compagnia dei noi stessi. L’isolamento, l‘incubo che ci può assalire, come tutti ben sappiamo, nel bel mezzo di una folla, è per l’appunto l’incubo di essere abbandonati da noi stessi, l’incubo di una temporanea incapacità di diventare due-in-uno nel momento in cui nessun altro ci tiene compagnia. Da questo punto di vista, è vero allora che la mia condotta con gli altri dipende in larga misura dalla mia condotta con me stesso. E non si tratta di appellarsi a doveri o obbligazioni: si tratta invece di appellarsi alla nostra capacità di pensiero e di ricordo, una capacità che noi possiamo sempre perdere.

10 Comments

  1. Probabilmente mi sono spiegato male, perché nella tua risposta trovo ancora le perplessità di Arendt ovvero, il filosofare con il dualismo alla base di un concetto: ” o questo o quello”, appunto o il Bene o il Male.
    Il dualismo ci ha portato a scoprire il linguaggio della matematica Binaria, concetto filosofico che ha dato origine al pieno (= 1 uno) e al vuoto (= 0) dove, nell’Uno depositiamo il pieno e nel vuoto depositiamo il Nulla come, lo spazio morto tra un Uno e l’altro Uno.

    Movimento binario 11001001110110101011000111000110 ecc.

    Tu devi capire che in questo dualismo binario, la Filosofia Binaria tralascia immensi universi Zero solo perché non li vede o non gli servono ad altro che per fare il balzo verso l’Uno più vicino. L’Uno nasce dai concettuali monoteisti, probabilmente HannaH Arendt è di cultura monoteista. Non che sia una colpa e sua, no, ma è pensatrice dove il suo cervello avendo avuto nell’infanzia una educazione monoteista, ed essendo finita tale informazioni nelle Formazioni primaria (imprinting), il monoteismo le si è annidato e radicato al centro del suo Cosmo, e, da li, tutto governa come “concetto monoteista” e quindi è diventata una mente Binaria con soluzioni di pensieri binari.
    Ma la filosofia Greca e quindi occidentale, ci ricorda nell’Olimpo l’universo di migliaia di Dei binari dove il filosofo, difficilmente sbaglia e facilmente ragiona spaziando. Quindi per il filosofo Olimpico non esiste il Bene e il Male ma il Volere. Infatti, egli , riconosce l’esistenza di un Egoismo Sano e un Egoismo Malato, ma il monoteista riconosce l’Egoismo solamente come una malattia della mente.
    Quindi, guarire una mente malata di egoismo gli viene difficile perché deve estirpare l’egoismo in toto, quando invece, se lo dovesse contenere in determinati limiti o ranghi, l’egoismo sano diventa simpatico e non più antipatico. Invece , l’egoismo malato, se incapaci di gestirlo, genera diseguaglianze intorno a se, genera astinenti e, l’astinenza genera rancori, i rancori generano malesseri e invidie, e altro genera altro ancora che non sono in toto il Male, perché visto in modo occidentale, la filosofia corregge quelle malattie a piacimento e non in toto. Se, supponiamo che, intendi il male come un concentrato divino e attribuisci a Satana il regno del male, quando entri negli inferi, poi ti accorgerai che non sono nemmeno cosi male quelle passioni come hai sempre pensato, ma un universo, ricchissimo di passioni infer,e diventa un mondo musicale dalle forti tinte e suoni, (guerra) ma questo vale anche per il bene. Anche il bene non è un concentrato unico, ma se vivi nel bene e nel benessere, ti accorgi che quel mondo ha tante sfumature come quelle degli inferi, diventando musicale e crudele pure quello, generando rivoluzioni astinenti.

    Basta ascoltare un brano di musica classica e poi uno di “heavy metal” e ti accorgi che tutti e due usano le stesse note, uno paradisiache e l’altro infernali. Ma le note sono sempre sette, raddoppiate dai loro semitoni. La Musica la memorizzi ed esegui in modo binario ma l’ascolti in modo multi binario. Certo che diventa difficile poi spiegare il brano che hai sentito, al massimo lo trascrivi sul pentagramma (scrittura) ma tutto il suo mondo invisibile che ti ha generato, con quale scrittura lo narri?

    Il filosofo occidentale, guidando e tenendo per mano l’egoismo sano diventa Politico, colui che sa amministrare una collettività di egoismi eccentrici sani, tende all’armonia e non alla melodia. Quindi non ama il solista (lo ascolta) ma l’intera orchestra come vorrebbe Hannah Arendt ma che non comprende e quindi cerca, cerca e ricerca perdutamente e animosamente non venendo a capo di nulla. Lo senti, che quando scrive non è musicale? Se leggi Aristotele senti l’armonia del cosmo che lo avvolge e gli suggerisce tutto senza che lui faccia domande.. si sente… si sente è armonico perché Olimpico.

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    1. Ragazzo non aggiungerò parole perchè messo così lo trovo assolutamente capibile ed accettabile . La difficoltà e fare lo stacco ed io che da anziano ho passato mille battaglie politiche, hai ragione spesso ho lavorato solo nella direzione che il mio imprinting di ateo avevo, ma in un mondo che spingeva a “vedere” solo una parte . Anche se l’ascolto per me è stato utile in tanti momenti, rispetto a tante diverse esperienze affrontate è vero che se vuoi “cambiare il mondo ” devi spostare l’asse considerando aspetti diversi con tutti i limiti di chi non ha esercizio in questo , ma onestamente porta verità o almeno idee che paiono tali. Forse una delle più grandi difficoltà è avere modelli che poi ti segnano nel vivere , ma anche viviamo in un mondo in cui ogni momento le ombre della galleria di cui parla Platone sono agitate al contrario per depistare e modificare addirittura la realtà percepita . Però la tua ultima rappresentazione mi pare assolutamente utile: sono il solista che vorrebbe armonia dell’orchestra . Con tutti i limiti di carattere è un buon esercizio da fare al di là dell’esito, mi trovo bene nell’armonia. E dopo discussioni politiche anche dure mi rifugio nella poesia o in letture di bellezza pura perchè è il bisogno di questo respiro ampio che spinge a salire alto.
      Grazie del tuo tempo, io sono in pensione ma per assurdo ho fatto per una vita un lavoro da tecnico ed è una delle insoddisfazioni della vita, dato che mi piaceva ma non dava le soddisfazioni volute. Mia email è redkat2013@libero.it , magari si può dialogare ancora privatamente, ciao

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      1. L’onesta ideologica è abbastanza alta tra gli utenti di WordPress e come angolo del mondo lo trovo carino e simpatico per le persone che lo frequentano. Sono scappato da Social frequentati da telegrafisti insulsi e presuntuosi che sanno solo fare faccine trovando qui , anche se riportati da terzi, posizioni mentali che evidenziano lo stato d’intelligenza abbastanza alto. Altrimenti frequento forum, ecco perché tendo per vizio di forma a forumizzare certi blog.
        In questo caso, come in altri, quando le discussioni si amplificano ciò è un segnale di maturità dei partecipanti. Il “silenzio consenso” non sempre soddisfa il Bloger di turno che non riesce ad avere il termometro del suo concetto. Ci sono serate o cene intime, dove il piacere di discutere insieme e a turno, rinasce lo spirito se chi intavola discussioni amichevoli, l’approfondimento riesce ad abbassare il livello idrico di squisite bottiglie .°____° .

        Vedo con piacere che nei calendari abbiamo raggiunto lo stesso traguardo.

        Ti scriverò

        ciao

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  2. PS: mi sono ripreso, ieri sono stato disturbato sul lavoro.

    tornando al tema<.

    Sinceramente, leggendo e rileggendo i vari concetti forzatamente tenuti insieme da un sottile filo-logico speculativo tendente al buonismo, si potrebbe gettare le basi per una contro tesi di portata, da pesi massimi. Però… però.. Ci provo con il suo permesso, di disquisire velocemente su un primo concetto fondamentale del “creato divino” e “creato umano”.

    In filosofia non esiste il Bene e il Male, il Buono e il Cattivo, prerogativa della morale monoteista mediorientale, ma esiste "l'utile" e "l'inutile" e quindi, l'inutile, proprio perché è non è più utile diventa antiutile, passandolo nella sfera del dannoso; per cui, l'inutile viene momentaneamente accantonato o isolato o trasformato per essere trasformato perché superato. L'utile, è un processo creativo del "creare umano", ciò, in funzione del “proprio creato”, ovvero, quel suo mondo artificiale fatto di cose create che contribuiscono, salvo buon fine, all'animazione utile della vita umana.

    La presenza dell'inutile infastidisce, spesso danneggia.

    Danneggia: voce del verbo danneggiare, luogo o area preposta a cose danneggianti o danneggiate, da isolare e tenere lontane dal quotidiano vivere perché portatrici di fastidi, ingombri e dannazioni. Quindi, inutili sono reputate le “cose dannate”. Sinonimi delle cosa dannate sono tutte le cose che recano danni e quindi che producono il cosiddetto ”Male”. Il “Bene invece è l'antidoto medico del “Male”.

    Decisi “antidoto medico”, il siero filosofico a cui il filosofo,è stato commissionato all'analisi di un “Malessere” presente, esistente o preventivo, da individuare la sua natura, estrae durante l'osservazione l'antidoto dal male stesso. E' il Filosofo che cura, non il Medico, specialmodo quanto lo svolgimento del filosofo è tenere sotto osservazione il Male durante l'elaborazione di un cambiamento o stile di vita causato dall'arrivo di un nuovo oggetto o progetto, per poi passare in ricetta l'antidoto al “Corpo Medico” o al “Corpo Politico”, antidoto da iniettare nella psiche o corpo umano o corpo sociale. Ciò vale anche per il Sacerdote che ha come consigliere filosofico il proprio Teologo. Quindi, il Teologo è il generatore di antidoti spirituali come il filosofo “cura” il comportamento sociale per un antidoto Sociale o Medico, perché il ruolo della Filosofia è “curare”, quindi , medicina Preventiva, e curare come fa un felino con la preda ignara senza essere vista e ne sferrare l'attacco.

    Solo alla luce di questa premessa è possibile fare chiarezza sul Bene o il Male così come è stato concepito nell'articolo. A questo punto è anche possibile disquisire sul concetto iniziale quando la tesi afferma : “Etica e morale, stesso etimo: ethos, mores, cioè abitudini, usi e costumi. Con i secoli, il significato originario si è accresciuto. “ ecc ecc , e ne consegue a fine frase: “ delle azioni umane, in un contesto post-religioso, o comunque a prescindere da Dio, relativamente alle sfere del bene e del male.”

    Davanti alla massima di Hannah Arendt (non sua, ma riattata) che “…gli uomini vivono al plurale e non al singolare: gli uomini, e non l’Uomo, abitano sulla terra”, la filosofia comunista, comunitaria, statale, e sociale, prendono forza e ragione coi loro filosofi materialisti e amministratori del “Bene Comune” E del “Bene pubblico” in funzione degli umani terrestri. Qui si chiudono le cataratte del cielo che annunciano tempeste e fulmini e saette… al solo pronunciarli.

    La questione sulle barbarie umane e naziste e i loro filosofi spiccioli a sostegno, esulano dal bene e dal male in quanto follia preannuciata e organizzata da forze squilibrate che volgiono,
    "per volere divino", regnare comunque e sempre in Terra. In Filosofia si chiaama "Follia, Pazzia".

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    1. Sono interessato a fare rete, lo vedi… parlo di tante cose nel mio blog dalla psicologia, alle poesie, all’ambiente, all’economia, alla cultura e l’arte . Mi serve un appoggio culturale perchè la politica sociale che cerco passa da un salto di qualità culturale appunto . Quindi quando vorrai segnalarmi qualcosa volentieri pubblicherò , grazie ciao A proposito io sono di Savona

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      1. Voi siete una iattura in Liguria , una volta servivate perchè portavate soldi, ora solo casino e bisogna fare a numero chiuso la via dell’amore alle cinque terre, ma se passi da Savona mi piacerebbe proprio invitarti a pranzo per logorarci la lingua discutendo dei massimi sistemi senza scopo altro che far uscire idee, innaffiate da buon vino . Voi che correte dietro al tempo e noi che lo cerchiamo diverso , ciao raga

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      2. sei un po fuori mano , volevo andare in meridione anche quest’anno, ma se dovessi optare per la Spagna, una capattina da te ok!
        Per la notte sono munito di tende … possiamo fare alba in spaiggia °________°

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    2. Ci sei passato attraverso bene Lo dico seriamente perchè il tema del bene o del male per essere discusso va rappresentato, reso evidente in ogni caso. La filosofia oggi si può governare con algoritmi e sempre con algoritmi nascono gigantesche soluzioni di comunicazione e planetarie strategie . Si, più che Dio, che è impalpabile e come tale al sicuro da ogni difetto, la Chiesa oggi che non ha più legami con i motivi fondanti ha dentro di sè le due facce di un corpo bipolare : costituita da circa 6.000 aziende operanti e di gestione da una parte, dall’altra da una struttura interna che aiuta e dispensa sollievo(caritas e altro) . Arendt vola alto ma diventa icona per pochi per la forma, l’etimologia che usa, fosse oggi la semiotica curiosa trovata scenica che allarga concetti e li esamina senza pietà forse chissà se metterebbe quest’intellettuale nel bene o nel male . Abbiamo sempre bisogno di icone ma con riferimenti tangibili e chi incarna meglio la figura fideistica se non il politico nel suo quotidiano trasformismo …il fine giustifica …. Allora il bene comune ha, secondo me, il suo tragico valore di fronte all’ideologia perché identificabile e verificabile da tutti e qui la filosofia, non tecnologica può aiutarci a capire in che modo, perchè e come va difeso, così il “male” esce di scena e diventa opportunità. Però è stato utile anche Arendt se no era più difficile da capire …

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