Gli anziani e il Potere

Dal blog https://www.orsomarsoblues.it

Una gerontocrazia maschile, in cui gli anziani monopolizzano il potere lasciando poco spazio alle donne, ai giovani e alla conciliazione della professione con la vita privata, è la fotografia della classe dirigente italiana così come emerge nell’ultimo rapporto Classe dirigente: il profilo del potere in Italia, novembre 2012, pubblicata a cura dell’Osservatorio Permanente sul Potere in Italia, attivo presso l’Eurispes. Il potere si concentra infatti soprattutto nelle mani di quanti hanno un’età compresa tra i 51 e i 65 anni (40,2%) e tra quanti hanno più di 65 anni (39,3%), mentre i giovani (fino a 35 anni) costituiscono uno sparuto 3%, di cui il 71% è costituito da sportivi. Gli uomini inoltre rappresentano ben l’85% di questa elite, mentre la presenza femminile, sebbene il numero delle donne “potenti” sia raddoppiato in vent’anni (erano il 7,8% del totale nel 1992 a fronte del 92,2% degli uomini), continua a rappresentare un’eccezione e sempre a prezzo di una rinuncia all’affettività femminile dato che solo un terzo di esse (33,2%) risultano essere coniugate o legate in rapporti di coppia stabili. Potere e istruzione inoltre formano un binomio inscindibile: l’83,3% dei componenti della elite ha una laurea, a fronte di un 16,7% di diplomati, mentre il principale campo di attività rimane la politica intesa come professione di lunga durata: in questo settore è attivo un quarto del campione (24,6%), che vede invece al secondo posto i professori (più in generale, gli intellettuali, 18,5%), seguiti dai manager/dirigenti aziendali (14,7%), dai giornalisti (5,3%) e dagli sportivi al 5,2%. Stilato in base a dati comparativi rispetto alla situazione nazionale del 1992, il Rapporto attesta dunque, inequivocabilmente e drammaticamente, un quadro di immobilità e di chiusura nel ricambio generazionale delle élite di governo che dura da vent’anni e che produce un potere asfittico che invecchia insieme ai potenti. Se lo si connette al crescente innalzamento dell’età demografica della popolazione che vede completamente rovesciata la piramide delle età così come si presentava non più di cinquant’anni fa, al peggioramento complessivo delle chance di vita e di lavoro delle generazioni future, e al progressivo smantellamento del welfare con le conseguenti politiche di rifamiliarizzazione e di affidamento agli anziani di quella “previdenza complementare” che ha come compito di sostenere economicamente e privatamente i giovani per un periodo sempre più lungo, dato anche il fatto che i vecchi detengono tutti i diritti di proprietà, emerge un nuovo blocco di potere monolitico ed esclusivo, una vera e propria “lobby” fatta di maschi vecchi e istruiti che, secondo un numero crescente di autori, corrode alle basi ogni contratto sociale fondato su giustizia ed equità. Ciò determina un cambiamento nella natura del conflitto sociale, non solo più conflitto fra le classi ma conflitto fra le età.[…]

Di Laura Marchetti

Fonte: –https://officinadeisaperi.it/wp-content/uploads/2018/04/MARCHETTI_anziani-e-potere.pdf

Foto RETE

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