Proposta di legge sull’acqua

L’acqua e il suo ciclo rappresentano uno dei temi centrali, in Italia e nel mondo, per la salvaguardia delle condizioni di vita sul nostro pianeta.

La proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (A. C. n. 52) in discussione presso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati è un provvedimento, come è noto, che nasce dalla legge di iniziativa popolare presentata nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua col sostegno di oltre 400mila cittadini e poi nuovamente depositato nella scorsa legislatura dall’intergruppo per l’acqua bene comune composto da 200 parlamentari di diversa estrazione politica. Successivamente ulteriormente aggiornato e depositato in questa legislatura a firma di diversi parlamentari del M5S.

Tale testo, dunque, scaturisce dalla necessità di un cambiamento normativo nazionale e risulta essere la reale e concreta attuazione dell’esito referendario del 2011, che segni una svolta rispetto alle politiche che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione.

La proposta di legge non si occupa però solo di servizio idrico integrato, ma allarga l’orizzonte di intervento abbracciando il ciclo dell’acqua nel suo complesso.

Governo del ciclo dell’acqua, acqua come risorsa naturale

I beni comuni non li abbiamo ricevuti in eredità dai nostri padri, li abbiamo in prestito dai nostri figli

Alcuni articoli della proposta di legge riguardano specificamente l’organizzazione territoriale del servizio idrico integrato, le sue forme di governo e di gestione e intrecciano strettamente la risorsa, il territorio e l’ambiente.

Sono temi, e problemi, ampiamente dibattuti nel mondo intero, a cui non può sfuggire alcuna azione da intraprendere in presenza di un cambiamento climatico che si rivela sempre più devastante.

L’informazione corretta è elemento essenziale per una conoscenza diffusa dei termini del problema, per un dibattito efficace e per scelte consapevoli.

Il cuore della proposta di legge consiste nell’obbligo alla trasformazione in aziende speciali o in enti di diritto pubblico per le società di diritto privato, quale che sia la natura del capitale (pubblico o privato) che gestiscono il servizio idrico integrato.

Tale obbligo discende dai principi fondamentali, contenuti già nell’art. 2 della proposta di legge, profondamente innovativi rispetto all’attuale legislazione: l’acqua è un diritto umano universale con il richiamo alla Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite A/64/L63/Rev1 del 28/07/2010, l’acqua è un bene comune, tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche (questo lo diceva già la cosiddetta legge Galli) e non mercificabili.

Da questi principi discende che se l’acqua è un diritto, non può essere una merce, se l’acqua è un bene comune, la sua gestione non può che essere partecipativa, se l’acqua non è mercificabile, non può essere gestita a scopo di lucro.

Ne consegue quindi che l’acqua non può essere gestita da soggetti giuridici aventi per finalità la realizzazione di profitto (ovvero le forme societarie private), da qui l’obbligo alla trasformazione della natura giuridica delle attuali gestioni.

La proposta di legge non si occupa però solo di servizio idrico integrato, ma allarga l’orizzonte di intervento abbracciando il ciclo dell’acqua nel suo complesso.

Ecco quindi che per “gestione dell’acqua” non si intende esclusivamente la gestione del servizio idrico integrato ma un livello di pianificazione ben più ampio che garantisca la tutela della risorsa idrica in tutte le fasi del ciclo e che fondi le sue radici sul concetto di bilancio idrico, ovvero il confronto tra l’acqua di cui dispongo e l’acqua di cui ho bisogno, al netto di quella necessaria alla sopravvivenza degli ecosistemi naturali, andando a coinvolgere tutti gli usi dell’acqua, non solo quello potabile.

Il già citato art. 2 (Principi generali) della proposta di legge enuncia altri punti fondamentali, in parte richiamandoli dal Codice dell’ambiente D. Lgs 152/2006, relativi all’acqua come risorsa naturale da preservare perché ne godano anche le generazioni future:

  • l’acqua è una risorsa rinnovabile, indispensabile per la vita dell’ecosistema e di tutti gli esseri viventi
  • qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.

L’art. 3 (Principi per l’uso dell’acqua bene comune) comma 1 recita: “gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrogeologici, nel rispetto dei principi di precauzione, sostenibilità e tutela dell’acqua come bene comune”. La parte in neretto è in aggiunta a quanto prevede attualmente l’art. 144 D. Lgs 152/2006.

Sempre all’art. 3, il comma 7 prevede che “tutti i prelievi di acqua devono essere misurati tramite un contatore conforme alle normative dell’Unione europea fornito dall’autorità competente e installato a cura dell’utilizzatore secondo i criteri stabiliti dall’autorità stessa”.

Prelevare dall’ambiente quantità d’acqua non superiori al fabbisogno è il principio cardine di una buona gestione della risorsa idrica e avere contezza della quantità effettivamente prelevata dall’ambiente è il primo passo fondamentale per qualsiasi tipo di bilancio, pianificazione, gestione che si intenda fare. I misuratori aumentano la consapevolezza e la responsabilità di tutti gli utilizzatori della risorsa idrica nell’ottica della gestione sostenibile dell’acqua e della necessità di attuare azioni di risparmio della risorsa, nonché ovviamente agevolano i controlli da parte della pubblica autorità.

All’art. 4 (Princìpi relativi alla tutela e alla pianificazione) il comma 2 conferma in capo all’Autorità di bacino distrettuale la competenza di definire il piano di gestione del distretto sulla base del bilancio idrico mentre il comma 3 affida all’Ente di governo dell’ambito (qui definito Consiglio di bacino) il compito di elaborare il bilancio idrico di bacino sulla base della conoscenza effettiva della risorsa idrica disponibile.

Introdurre anche a livello di ambito territoriale ottimale l’analisi del bilancio idrico non può che essere un punto di forza per un uso effettivamente sostenibile dell’acqua. Il bilancio idrico infatti è definito nella norma (DM 28/07/2004 – Linee guida per la predisposizione del bilancio idrico di bacino ecc.) come la comparazione, nel periodo di tempo considerato, fra le risorse idriche disponibili o reperibili in un determinato bacino o sottobacino, superficiale o sotterraneo, al netto delle risorse necessarie alla conservazione degli ecosistemi acquatici, ed i fabbisogni per i diversi usi (esistenti o previsti).

Il comma 10 dell’art. 4 prevede che “sono vietati attività, interventi e prelievi che possano generare un impatto ambientale, anche lieve, sui corpi idrici o sugli habitat interessati, portando a un’alterazione dello stato qualitativo o quantitativo delle acque, o che influiscano sul bilancio idrico o sul raggiungimento degli obiettivi di qualità del corpo idrico, anche considerando gli impatti cumulativi”. Qui il livello di tutela è massimo.

L’art. 5 sulle concessioni di prelievo di acque pone dei limiti più stringenti sui vincoli e sulla durata delle concessioni. Occorre dire che già attualmente la normativa è diventata più attenta alla valutazione della compatibilità ambientale dei prelievi e per altro il mondo delle concessioni dei prelievi idrici è molto articolato e complesso e va a toccare in alcuni casi antichissimi diritti ancor oggi riconosciuti, in particolare ad uso agricolo. Da evidenziare la previsione del comma 9 che pone le derivazioni ad uso potabile prioritariamente in capo agli enti di governo d’ambito (attualmente invece sono in mano ai gestori).

Gli artt. 6 e 7 sono interamente dedicati alla tutela della qualità delle acque destinate al consumo umano con maggiori obblighi di trasparenza sulle analisi delle acque e la previsione di piani per la valutazione degli effetti sinergici o sommatori delle varie sostanze e di piani supplementari di monitoraggio sanitario e ambientale realizzati tenendo conto dei fattori di pressione ambientale sulle zone di rispetto e tutela delle fonti, della qualità delle reti di distribuzione, dello stato di salute della popolazione ecc.

L’art. 13 (Fondo per investimenti nel servizio idrico integrato) nell’istituire il fondo al fine di accelerare gli investimenti, pone particolare attenzione alla ristrutturazione della rete idrica, finora piuttosto trascurata dalle gestioni privatistiche e che necessita invece di ingenti interventi per contrastare lo spreco idrico e garantire la qualità dell’acqua ai rubinetti.

Infine si notino i diversi richiami della proposta di legge per limitare l’utilizzo dell’acqua imbottigliata.

Nell’art. 3 si prevede che i comuni incentivino gli esercizi commerciali a servire gratuitamente ai clienti acqua potabile del rubinetto.

L’art. 5 prevede che anche lo sfruttamento di acque minerali deve essere soggetto al rispetto degli obiettivi di qualità, l’equilibrio del bilancio idrico etc. etc.

L’art. 16 che istituisce il Fondo di solidarietà internazionale prevede un prelievo fiscale di un centesimo di euro a bottiglia di acqua immessa in commercio.

Anche l’art. 17 prevede un’imposta di scopo pari a 1 centesimo di euro per ogni bottiglia in polietilene tereftalato (PET) immessa in commercio per finanziare gli investimenti del servizio idrico integrato.

Comitato Savonese Acqua Bene Comune – Via Concordia 8 – Ceriale (SV) – 3482228314

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