Un venerdì a New York con Greta

Dal blog https://jacobinitalia.it/

Liza Featherstone24 Settembre 2019

La più grande manifestazione statunitense dello sciopero del clima c’è stata nella Grande Mela, dove gli studenti sono scesi in piazza accanto a una leader anomala e atipica. Proprio per questo è la persona adatta ad annunciarci la fine del mondo

«Dov’è quella ragazza?», chiede ad alta voce un’adolescente, che indossa da questa mattina l’uniforme della scuola pubblica.

«Quale ragazza?».

«La conosci!». Le sue amiche sembrano perplesse per un momento, poi si sciolgono nel riconoscimento.

«Sì sì. Quella ragazza».

Pochi minuti dopo, un gruppo di ragazzi un po’ più informati intona con un finto accento svedese: «Greta! Greta!».

Ogni volta che la polizia ci spinge di nuovo per farci salire sul marciapiede, alcuni nella folla immaginano che stiamo per vedere Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ha ispirato milioni di altri giovani in tutto il mondo a saltare la scuola il venerdì per protestare contro l’incapacità dei loro governi di fermare il disastro climatico

Lo sciopero del clima di venerdì 20 marzo ha attirato milioni di persone in tutto il mondo e negli Stati uniti. A New York lo sciopero è stato il più imponente degli Stati uniti, probabilmente almeno 70 mila persone sono scese in strada. L’eccitazione di avere Greta Thunberg proprio qui a New York spiega il motivo di questa partecipazione. Ha aiutato anche il fatto che il sistema scolastico pubblico di New York City ha permesso agli studenti di saltare la scuola senza incorrere in punizioni, contribuendo forse alla marcia del clima più diversificata che la working class e gli Stati uniti abbiano mai visto. Ma questi numeri sono dovuti anche allo slancio del movimento che Thunberg ha ispirato.

I movimenti sono processi collettivi, ma alcune persone hanno la personalità giusta per dirigerli al momento giusto. Chi crede che il socialismo sarebbe così popolare negli Stati uniti in questo momento se Bernie Sanders non si fosse candidato alla presidenza nel 2016? Le condizioni storiche sono giuste, ma le persone hanno bisogno anche di leader. Thunberg è una figura del genere. Non c’è dubbio che sia una grande parte del motivo per cui le persone stanno scendendo in piazza e politici e media stanno iniziando ad affrontare più seriamente questo problema.

Thunberg è autistica. Come ha sottolineato Slavoj Žižek, ciò probabilmente fa parte del suo fascino. Thunberg parla del suo autismo come di un «superpotere», e forse è davvero così. Le persone autistiche spesso combattono per individuare i nessi sociali. Ciò non dovrebbe essere idealizzato; rende la vita difficile per loro e la nostra società non sempre è tollerante nei confronti di tali differenze. Per una portavoce del clima come Thunberg, tuttavia, non è difficile capire che l’autismo le potrebbe essere stato d’aiuto.

La maggior parte delle persone, in particolare le ragazze, sono spinte a stare in società per far stare bene il prossimo, per essere gentili, per non creare problemi. È impossibile richiamare l’attenzione su una minaccia alla civiltà umana quando si è sottoposti a vincoli sociali di questo tipo. La nostra possibile estinzione non fa stare bene nessuno. Inoltre, la maggior parte di noi è abituata a dire alle altre persone che stanno facendo un ottimo lavoro, o almeno a trovare il modo di enfatizzare il lato positivo di ciò che avviene. Ma, ancora una volta, è impossibile dire la verità sul clima in quel modo. Questa settimana, Thunberg ha detto senza mezzi termini ai membri del Congresso degli Stati uniti, in faccia, di smettere di baciarle il culo. «Per favore, risparmiateci i complimenti – ha detto – Non li vogliamo. Non invitateci qui solo per dirci quanto siamo stimolanti perché non serve a nulla». Poi ha sentenziato: «So che ci state provando, ma non abbastanza radicalmente. Scusate».

Le persone autistiche possono spesso concentrarsi in modo fenomenale su un argomento (questo può renderli lavoratori insolitamente produttivi, come hanno scoperto alcuni datori di lavoro). Thunberg è anomala per essere un’attivista contemporanea in quanto menziona raramente altre questioni. L’Adhd è la metafora neurologica della nostra era digitale; ci sono così tanti problemi che attirano la nostra attenzione, mentre i nostri modi contemporanei di consumare i media – notifiche costanti sui nostri telefoni, tweet – ci scoraggiano dal dare a ciascuno di loro l’attenzione di cui hanno bisogno. Forse una dose di autismo è l’antidoto giusto per il nostro Adhd collettivo.

Come chiunque abbia un impatto così importante sulla cultura politica, Thunberg ha i suoi detrattori. Non sorprende che la maggior parte di loro sia di destra, proprio dove ci aspetteremmo di trovare negazionisti del clima che odiano i bambini disabili. Ma c’è stato qualche contraccolpo verso di lei anche da sinistra.

Alcuni provengono da quelle stranezze per le quali nessun essere umano si smentisce mai abbastanza. Thunberg, essendo un’attivista climatica e prendendo sul serio il suo ruolo di esempio per gli altri, non prende gli aerei; il trasporto aereo è la forma di trasporto più dannosa per le emissioni di carbonio. Per venire a New York per il Summit delle Nazioni unite sul clima (e per Climate Strike) ha viaggiato in barca. Alcuni dei critici più ascetici di Thunberg si sono lamentati del fatto che gli adulti che hanno organizzato per lei il viaggio in barca siano poi tornati in Europa in aereo. Altri sono rimasti sconvolti dalle foto della plastica usa e getta presente a bordo della barca. Questa forma di ambientalismo si occupa di nevrosi invece che di politica.

Altri critici di Thunberg giungono da una prospettiva politica piuttosto diversa ma si sbagliano anche loro: sono turbati dal fatto che la barca a zero emissioni di carbonio sia così costosa, sottolineando, con risentimento populista, che è uno «yacht». Per tali critici di sinistra, Thunberg è il volto di un movimento ambientalista «d’élite». Sospettano che sia troppo amica delle fondazioni e troppo amata dai media per fare del bene. Sono convinti che non possa essere un fenomeno genuino, che sia stata costruita. Queste critiche sembrano mancare il punto quasi quanto quelle dei pignoli ossessionati dalla plastica.

Non ho dubbi sul fatto che la nave a zero emissioni di carbonio sia costosa. In effetti, spero di sì; quali genitori avrebbero lasciato che i loro figli attraversassero l’Atlantico in una barca a remi a basso costo? Inoltre, certamente non sembrava un viaggio di lusso. Quanto all’idea che Thunberg sia abbracciata dalle élite e dai media, qual è la conseguenza? Che stia cercando di distrarci dall’unirci al movimento ambientalista più radicale e di base che altrimenti bombarderebbe la sede di ExxonMobil e rapirebbe i fratelli Koch? A chiunque abbia osservato da vicino l’ambientalismo mainstream appellarsi alle peggiori compagnie e ai politici, raccogliendo fondi dalla difficile situazione degli animali a rischio estinzione mentre interi ecosistemi sono in pericolo, questa è una fantasia oscura e risibile.

Greta Thunberg continua a dire agli adulti – francamente, incessantemente, non alleggerendo affatto le cose – che lei non può salvarci. E ha ragione. Dobbiamo ricostruire la nostra società. Lei ha attirato la nostra attenzione e ci ha dato un esempio, e ne avevamo bisogno. Venerdì, allo sciopero del clima, c’erano ottimi cartelli. Alcuni suonano ridicoli solo a chi non è mai stato un bambino, come «Tieni la Terra pulita, non sei su Urano». Altri, come «Usa i ricchi come concime», propongono soluzioni ragionevoli. Alcuni mi spezzano il cuore: «Sto studiando per un futuro che è stato distrutto». Uno dei migliori portava una citazione di Greta Thunberg: «Voglio farti prendere dal panico». Probabilmente non è quello che una persona «normale» direbbe.

*Liza Featherstone è redattrice di Jacobin, giornalista freelance, e autrice di Selling Women Short: The Landmark Battle for Workers’ Rights at Wal-Mart. Questo articolo è uscito su Jacobinmag.com. La traduzione è di Giuliano Santoro.

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