Taranto è una “chiave di volta”

Di Gianni Gatti 07/11/2019

Possiamo parlare di Taranto e del caso Ilva come ad un tavolo di un bar fra amici, dato che un altro luogo dove far sentire la nostra voce non è nelle corde della politica oggi e dove se ne parla è un fatto “culturale da talk show” pilotato.
Certo non penso che il cittadino qualunque, come me, debba decidere, ma manca un pezzo rispetto al tema: tutte le discussioni avvenute sono in ambiti che poi non hanno un valore probante e non servono ai fini delle conseguenze decisionali necessarie, sono state fatte per protesta contro e non per soluzioni propositive. Ci fanno prendere posizioni personali influenzabili in un modo o nell’altro ma poi non entri mai davvero in gioco
Prosegue solo un tipo di narrazione attraverso i media con linee ripetute ed uguali che disorientano e lasciano basiti.
E’ necessario chiedersi che mondo vogliamo anche e soprattutto, a partire dal caso Ilva?
Taranto è la cartina di tornasole di una situazione simile a molte altre, ma per varie coincidenze arrivata ad un capolinea inderogabile di più aspetti con origine comune, senza una soluzione unica. Come tutte le crisi ambientali, sociali, imprenditoriali, amministrative portate agli estremi limiti offre oltre alla drammaticità problematica intrinseca, la possibilità di cambiare assetti e anche cambiare forme di approccio. Il metodo è importante come il merito.
Evidente che ogni possibile soluzione non può essere il frutto del ragionamento di un commissario, di un singolo ministro o della magistratura, ma devono essere messi in campo ogni singolo settore dell’ambiente, dell’economia, dell’imprenditoria, della cultura, del turismo, dello sport, dell’istruzione e in tal senso c’è un problema di “forma strutturale” a monte di questa discussione che funziona se è collettiva perchè deve toccare tutte le sfaccettature.
Come verrà costruita la forma istituzionale di indagine e di decisionismo sul tema sarà anche la sperimentazione di un tema fondamentale come archetipo. Il mercato, che ovviamente è importante, dal punto di vista Italiano, non può risolvere una crisi che è mondiale nella produzione dell’acciaio ed in mano a potenze come Cina , India, Korea . Potrebbe forse farlo in seguito ad una terza guerra mondiale dove tutto è demolito da ricostruire (non pare per adesso il caso) riesumando la capacità industriale della settima potenza mondiale.
Avrà certo un peso politico ragionare come fa Patuanelli (incaricato unico di seguire il caso, del M5S) sulle quantità prodotte, ma apre un tema di fondo: come si controlla il mercato dell’acciaio?
I numeri parlano di produzioni e vendite di oltre il 50 % in meno nel 2019 ed è una tendenza mondiale in calo da tempo, di sovrapproduzione europea. Quindi la difesa strenua del posto di lavoro non può essere il “focus” sindacale tipo lotta comunista alla Marcenaro (FIOM-CGIL) a guidare la strategia come la intendiamo correntemente. E’ un percorso da avviare in cui fra le altre opzioni deve essere pilotata una graduale transizione accettando realisticamente ciò che è: un processo irreversibile di cambiamento delle attività umane in quel settore, in quel territorio.
La manifattura è importante per l’economia, ma va sviluppato in modo diverso il problema del connubio Ilva/Taranto entrando in un tema ben diverso da cosa serve all’economia dell’acciaio, ragionando FINALMENTE su cosa serve alla sopravvivenza di quel contesto di biosfera di territorio, mettendo dentro tutto: dall’ambiente, alle persone, agli animali. Serve parlare di reddito da garantire e di condizioni con una prospettiva di medio tempo,non solo di numeri di posti di lavoro.
Certo a dirlo pare semplice, ma ovvio che non lo è.

Non è facile perché questa struttura di servizio combinata fra vari settori del territorio non c’è , se esiste qualche forma non è al momento coordinata, non ha dati certi, mancano costi dettagliati e quantità effettive che sono segmentate e arrivano sino alla sanità (dato che quella fabbrica ha prodotto e ancora produce morte …oltre al reddito). Fino ad oggi si sono mossi con l’idea sindacale della difesa dei posti di lavoro e basta, non funziona, impossibile da garantire.
Dal passaggio di esuberi, evidenti da tempo, si parla di 5/6.000 lavoratori dell’Ilva dato dal calo della produttività segnata da un mercato al ribasso, all’indotto molto vasto, alla logistica, con le varie differenze e utilizzazioni possibili. Si può pensare di mantenere numeri invariati?

No di certo, è miope la posizione sindacale intransigente e senza futuro reale.
Ma allora qui servono strumenti collettivi di dialogo per vedere dove e come possono essere assorbiti, riconvertiti, lavoratori con professionalità diverse in un tessuto urbano e nella provincia, mentre la fabbrica deve andare a spegnere le fonti inquinanti incriminate senza indugio e lo stato deve mettere la sua capacità propositiva generale guardando all’insieme del contesto.
Certo ci vogliono due aspetti decisivi:
1) un concorso di studio intelligente, collettivo, corale degli abitanti e delle rappresentanze (associazioni, sindacati, istituzioni). Senza consenso nasceranno altri problemi. Tutto perché poi possa decidere con cognizione di causa chi ne ha responsabilità elaborando i dati reali.

2) Risorse nuove e autonomia rispetto alla moneta ed ai vincoli di bilancio europei perché qui è la tomba del bilancio del governo , servono molte risorse.
Un programma di cambio ambientale epocale, di uso diverso dell’efficienza energetica, di energie sostenibili, di finanziamento di progetti agricoli e di servizi, di opere nel territorio dissestato, nella identificazione di metodi diversi di agricoltura e pesca ecocompatibile, ecc, ecc
Complessa la storia, nulla di impossibile. Però a me pare, che questo governo M5S-PD non si stia attrezzando per questo cambio, che sarebbe un precedente assoluto e utile. Si perdono nella gestione pansindacale e giuridica di accordi amministrativi. Perchè è certo, allontanare dalla battaglia politica per entrare in diatribe della giustizia è da sempre il modo di seppellire ogni senso politico dalla presa di coscienza.
Ma chi politicamente può guidare questa svolta epocale?
Certamente non il PD che ha ancora radicamento soprattutto in una media piccola borghesia, ma è spezzato e ricattato da Renzi e in sostanza ha da tempo abbracciato le idee della Confindustria e ha, come lo stesso CDX , abbracciato idee liberiste di difesa del mercato industriale e della finanza. In totale sono stati già regalati ai Riva e dedicati a questo aborto produttivo circa 4/5 miliardi di euro di soldi pubblici di cui ha beneficiato sostanzialmente solo la cordata di banche che come avvoltoi si aggirano nei pressi.
Il M5S è ormai al lumicino dei consensi politici e anche di tenuta organizzativa, diviso fra varie fazioni e dove al suo interno non ha neppure democrazia applicata e la piena conoscenza di quanto avviene pur nell’agone parlamentare. La scelta di lavorare a spot correndo dietro a accadimenti anche internazionali, non su progetti di medio lungo respiro, è già applicata da tempo in modo verticistico sui territori ed è scelta di sradicamento, senza o con poche competenze concrete utili, perché non si usano le risorse possibili per fare politica, ma si fanno beneficenze insensate. Il capo politico non molla un millimetro e il metodo di risparmiare risorse per fare politica di qualità, è una scelta folle imposta che non genera iniziativa positiva e tanto meno consenso.
Non vedo ragionevolmente una possibilità di “riabilitare” un territorio dando contemporaneamente una prospettiva di indirizzo.

Quindi la situazione che si è creata nel tempo nell’asse Taranto-Ilva è arrivata al limite estremo senza possibilità di soluzioni a breve purtroppo (e spero ovvio di sbagliarmi) sia per quello che rappresenta per una quota di popolazione, sia per aspetti politici non risolti i cui nodi sono a vista.
Caro Gigi, Beppe e Casaleggio, se pensate di cambiare questo mondo con alleanze di vertice elettorali decise ed imposta dall’alto(prima con Lega ed ora col PD) ci state prendendo per il sedere in modo irresponsabile.
Queste sono cose che si fanno solo con il supporto collettivo della gente, non contro o senza l’appoggio! Chi non ha il coraggio di cambiare davvero e si accoda in sostanza accettando anche il merito della filosofia sociale del PD, cioè di “migliorare il mercato così com’è, non è predisposto per il bene comune.

Può solo fare la fila in ginocchio alla EU sperando che allarghino le maglie del controllo e fare accordicchi di patto sociale per tirare a campare.

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