EX ILVA: VELENI, SCUDO PENALE, REDDITO-LAVORO E SALUTE-VITA

Dal blog http://www.labottegadelbarbieri.org/

5 Novembre 2019

Testi ripresi da Peacelink, da www.usb.it e Comune-info

Inviata la comunicazione di recesso e risoluzione del contratto di affitto dell’ILVA

Le vere ragioni per cui ArcelorMittal lascia

di Alessandro Marescotti (presidente di PeaceLink)

ArcelorMittal ha inviato la comunicazione di recesso e risoluzione del contratto di affitto dell’ILVA.

La chiave interpretativa per cogliere le vere ragioni di questa scelta è nel rigo 12 del comunicato di ArcelorMittal, in cui sostanzialmente si afferma che l’ILVA non è in grado di rispettare l’ultimatum della magistratura circa la messa a norma dell’altoforno numero 2, quello dove morì l’operaio Alessandro Morricella, investito da una grande fiammata dovuta a un malfunzionamento dell’impianto.

«I provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di ILVA a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019». Tale data, osserva ArcelorMittal, «è impossibile da rispettare per gli  stessi Commissari».

Non solo: ArcelorMittal fa notare che anche gli altri due altoforni in funzione dovrebbero adottare «ragionevolmente e prudenzialmente» le precauzioni tecniche previste per l’altoforno 2. In tal modo l’azienda ammette implicitamente che anche gli altri due altoforni non adottano le tecnologie per garantire la sicurezza per i lavoratori.

La messa a norma di tutti gli impianti e l’adozione per gli altoforni delle migliori tecnologie disponibili doveva terminare nel luglio 2014, secondo il cronoprogramma dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ILVA. I lavori, cominciati pro forma nel 2012, hanno segnato continuamente il passo in una sceneggiata che ha rasentato il grottesco. Se non fosse avvenuta l’adozione delle migliori tecnologie disponibili, la prima legge Salva Ilva del dicembre 2012 prevedeva il fermo degli impianti, che attualmente sono sotto sequestro penale in virtù dei provvedimenti della magistratura che sta processando i vertici dell’ILVA. Con sfrontata determinazione i vari governi hanno cambiato quella legge con proroghe e deroghe che hanno reso poi necessaria l’adozione dell’immunità penale in quanto gli attuali impianti sono in funzione a rischio e pericolo di chi li fa funzionare. Permangono numerose carenze ed emerge la mancanza di requisiti minimi importanti quali i certificati di prevenzione incendi degli altoforni, delle cokerie e degli altri impianti ad alto rischio. 

In queste condizioni è stato ridotto lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa con una politica di proroghe e deroghe che è servita solo a tirare a campare e a spostare sul governo successivo la “patata bollente”. Abbiamo assistito a uno scaricabarile continuo che non ha fatto onore allo Stato Italiano che è infatti stato condannato dalla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) per non aver protetto i cittadini di Taranto.

In conclusione possiamo dire che è caduta la foglia di fico e che viene detta finalmente la verità: ILVA ha impianti pericolosi e fuori norma che richiederebbero investimenti mai fatti e che – date le ingenti perdite – non verranno mai fatti. Volevano proseguire con uno scudo penale in questo andazzo ma ormai la sceneggiata è arrivata al suo temine ed emerge tutta la vergogna di uno Stato che – governo dopo governo – non ha protetto la popolazione di Taranto, forse perché troppo a sud.

Note: ALTRI DETTAGLI SULLA SCELTA DI ARCELORMITTAL DI ABBANDONARE ILVA AL SUO DESTINO
ArcelorMittal aveva fatto pressioni durante l’estate e Di Maio (allora ministro al MISE) dopo le proteste della multinazionale, era intervenuto ad agosto sull’articolo 2 del decreto legge del 2015, ampliando lo spettro delle condotte che non potevano far sorgere responsabilità penale per gli affittuari e gli acquirenti (ossia ArcelorMittal).
Tuttavia in sede di conversione del suddetto decreto, una volta cambiato il governo, si è tolta la modifica di agosto, sopprimendo l’articolo che ampliava lo scudo penale.
Guarda caso il passaggio dal “grande scudo penale” al “piccolo scudo penale” entra in vigore proprio il 5 novembre, ecco il perché della decisione di ArcelorMittal di lasciare l’ILVA. Ma a ben vedere vi sarebbe stata una più che probabile sentenza della Corte Costituzionale, nuovamente interpellata dal GIP, e una più che prevedibile richiesta di spegnimento dell’altoforno numero 2 da parte della magistratura che aveva dato l’ultimatum definitivo per dicembre, a fronte del quale i lavori previsti di messa a norma risultano – come si è già detto – attualmente non eseguiti.

Ripreso da www.peacelink.it

Arcelor-Mittal senza vergogna: ora restituisce Ilva allo Stato

di Sergio Bellavita e Francesco Rizzo

Come avevamo previsto la venuta della Morselli serviva esclusivamente a operare decisioni pesantissime per i lavoratori ex Ilva e per il territorio tarantino. Poche ore fa la multinazionale ha ufficializzato la rescissione del contratto di acquisto e la restituzione del gruppo Ilva ai commissari straordinari. Le motivazioni addotte, dalla cancellazione dell’immunità penale sino alla presunta impossibilità di adeguare agli standard di sicurezza Afo 2 imposti, giustamente, dalla magistratura sino a evocare diversi ostacoli di natura giuridica al concreto sviluppo del piano industriale parte integrante dell’accordo in sede ministeriale appaiono del tutto strumentali e pretestuose. Ora le ipotesi possibili sono solo due. La prima ipotesi è che Arcelor-Mittal stia operando l’ennesimo brutale ricatto al governo italiano e all’intero Paese. Minacciando la restituzione potrebbe puntare a un nuovo scudo penale, alla disdetta degli impegni occupazionali, a partire dalla non assunzione dei lavoratori in cassa integrazione di Ilva in amministrazione straordinaria per finire a ulteriori 1400 esuberi aggiuntivi.   Potrebbe inoltre ottenere un’ulteriore, scandalosa – aggiungiamo noi – proroga dei termini di adeguamento di afo2 alle prescrizioni e uno sconto sostanzioso sul canone di affitto. La seconda ipotesi è che effettivamente Arcelor-Mittal abbia deciso di revocare l’investimento in Italia. In questa seconda ipotesi comunque la multinazionale avrebbe tratto un grande profitto dall’aver impedito che il gruppo siderurgico cadesse nelle mani di un’impresa con reali volontà industriali. Non occorreva la sfera di cristallo per capire che sarebbe finita così. La multinazionale non ha mai realmente voluto dare seguito al piano industriale ed ha costantemente operato per giungere oggi a utilizzare in maniera pretestuosa i cosiddetti ostacoli che altro non sono che il minimo sindacale in termini di sicurezza degli impianti. Solo uno sprovveduto può seriamente pensare che la multinazionale non conoscesse la complessità dell’acquisizione di Ilva. Ora si tratta di riprendere Ilva in mano pubblica allo scopo di definire quel piano straordinario di chiusura delle fonti inquinanti,  difesa del reddito, bonifiche e riconversioni. Lo Stato, per responsabilità diretta dei governi, ci arriva nel modo peggiore. Il rischio serio è che, se di ricatto si tratta, questo possa trovare tanti solidi alleati, anche nel sindacato.       

Sergio Bellavita USB nazionale

Francesco Rizzo USB taranto

Ripreso da http://www.usb.it

Ma come ancora con la storia dell’Ilva?

La vicenda di una storia tremenda quanto complessa come quella che ha devastato il territorio, la salute dei cittadini e il tessuto sociale di Taranto è emblematica. Tutti ne hanno sentito parlare, pochissimi hanno capito di cosa veramente si sia trattato e come quella tragedia rappresenti in modo essenziale la storia d’Italia e i problemi più gravi e importanti del nostro tempo. Dallo scambio osceno tra reddito-lavoro e salute-vita alla falsa contrapposizione tra Stato e impresa privata, che ne occulta la complicità degli interessi. Prendetevi mezz’ora e ascoltate l’intervista a Luciano Manna, collaboratore di Peacelink e fondatore di VeraLeaks, realizzata e filmata da Dale Zaccaria. Comprenderete perché quel che annoia di questa vicenda è stata solo la tossicità dell’informazione che ripete stancamente “notizie” superficiali e inutili senza spiegare perché la Città dei Due Mari, fondata dagli Spartani centinaia di anni prima di Cristo, è stata prima avvelenata e poi crocefissa

LUCIANO MANNA su EX ILVA ArcelorMittal: intervista in due parti

Ripreso da Comune-info

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