Evoluzione Silenziosa

5 novembre 2018 Dalla pg FB del Movimento per la decrescita felice

Ora che sta piovendo molto, provate ad osservare un campo lavorato e un campo inerbito. Elenchiamo le differenze:

CAMPO LAVORATO:
1) Allagamento dovuto ad impermeabilizzazione dell’argilla
2) Creazione di canaletti e piccoli torrenti che trasportano via minerali e sostanza organica
3) Impraticabilità del campo per molti giorni
4) Con il sole, creazione di una crosta superficiale di argilla durissima.

CAMPO INERBITO:
1) Enorme capacità di assorbimento e accumulo dell’acqua grazie alle radici delle spontanee che ne permettono l’infiltrazione in profondità.
2) Nessuna perdita di minerali e sostanza organica
3) Campo praticabile quasi subito

In sintesi: stiamo vedendo palesemente gli effetti negativi delle lavorazioni del suolo, specialmente laddove davvero non ce ne sarebbe bisogno, e studi confermano come addirittura dannose (frutteti, oliveti, vigneti). Le lavorazioni rendono il suolo sempre più povero, il quale necessità poi di fertilizzanti e trattamenti per le colture, che non hanno più un sistema immunitario sufficientemente forte. A questo si aggiunge inoltre il danno creato dal fango che si accumula a valle dove crea ostruzioni e quindi pericolosi accumuli d’acqua. Come al solito il problema non sta nell’intervenire necessariamente di più, ma nel gestire la Terra secondo i principi naturali. I terreni lavorati sono terreni morti. Senza erba, senza funghi e microorganismi, il suolo muore e le colture peggiorano la loro salute.

Come dobbiamo agire allora?

1) Evitiamo di lavorare laddove non serve, teniamo sotto controllo l’erba con sfalci ben mirati e solo quando serve davvero.
2) Se abbiamo necessità di lavorare con macchinari per colture quali orti o cereali, pratichiamo lavorazioni minime, possibilmente senza rovesciamento degli strati e solo dove e quando effettivamente servono.
3) Cerchiamo di far lavorare le spontanee per noi, invece di combatterle inutilmente vedendole come un nemico, introduciamo quelle che possono aiutarci, sia a controllare le altre, sia ad apportare azoto (leguminose)
4) Non concimiamo e non trattiamo, se non davvero indispensabile. Specialmente per frutteti e oliveti è davvero controproducente. Anche il semplice ramato uccide le micorrize nel suolo, funghi in grado di apportare minerale alle piante in cambio di nutrimento (simbiosi).
5) Se possibile, introduciamo alberi nei nostri campi, migliorano il sistema nel suo complesso, inoltre possono fornirci ulteriore cibo. Le foglie che cadono in autunno riportano in superficie minerali accumulati in profondità.

Dobbiamo quindi preservare il più possibile la fertilità del nostro campo. Il proliferare di funghi diversi, tante specie di spontanee, insetti, microorganismi vari, ovvero della Biodiversità, aiutano a mitigare gli attacchi di parassiti e funghi patogeni. Si crea un equilibrio in cui difficilmente c’è un’epidemia incontrollabile di qualche patogeno. Il sistema immunitario delle piante inoltre aumenta in modo che si difendano da sole.
Tutto questo porta anche altri enormi vantaggi: meno inquinamento, meno spese, più tempo libero.

“Lavorare stanca” racontava Pavese, beh, l’agricoltura è sicuramente uno di quei campi in cui l’uomo ha speso troppe energie per fare ciò che la Natura già fa da sé. Dobbiamo solo capire come lavorarci insieme e non contro.

Il problema è la soluzione.

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