QUALE SVILUPPO ?

Luca Pardi (ricercatore CNR) ha scritto un articolo, a mio giudizio, stimolante .

https://parolelibere.blog/2020/01/07/verso-il-2020-senza-illusioni/

Non ho le sue competenze ma basta ascoltare chi descrive la realtà con un occhio fra ambiente energia e finanza. Utile la disamina di Luca Pardi .

Non poteva che essere vista dentro una realtà globale perchè anche se molte sono le differenze e le specificità dei territori nazionali hanno aspetti comuni. I

n questa ottica mi pare troppo ideologica l’asserzione ottimistica finale. Mi spiego : mentre Luca parla di piccole risorse di energie sostenibili e concordo come unica soluzione meno “costosa ” perché calcata a misura del territorio, per uno sviluppo sociale serve ridefinire quale sviluppo in generale.

Non riesco a vederlo se guardo il capitalismo lanciato nella globalizzazione, dove mercato e fiscalità sono un tutt’uno senza speranza.

Dove chi produce segue la strada del mercato di quel momento a livello mondiale e si sgancia dalle singole nazioni, così come le grandi aziende finanziarie si sganciano dalla fiscalità regionale di riferimento .

Allora il mercato è in parte di chi come i cinesi ha enormi investimenti a disposizione o chi come gli americani hanno sovrabbondanza di forza militare e la usano per accaparrarsi quote importanti

La parte, positiva della opzione di sinistra che Luca Pardi cita, è anch’essa di difficile realizzazione.

Può avere una speranza, a mio giudizio, con una ovvia condizione : le singole nazioni o meglio la politica che ha l’obbligo di decidere come devono con il tempo risolvere il tema di fondo non scontato del cosa serve produrre, dove e come ? Niente di sofisticato serve solo ascolto!
In una nazione che ha il 75 % delle piccole- medie imprese che lavora e produce per l’interno mentre chi ha la massa critica fondamentale delle merci prodotte/lavorate/servite è una netta minoranza, ma di peso.
Oggi in sostanza si lavora per quella minoranza.

Infrastrutture, porti, aeroporti, strade e burocrazia di gestione, ecc sono pensate (a parte la corruzione e lo spreco mafioso) in questa logica .

Per un mercato mondiale dove lo spostamento delle merci è essenziale per l’auto-mantenimento del sistema che dipende infine non da chi produce ma dalla finanza, dalle banche che lo determinano

Ma è indispensabile allo stato sociale ? A mio giudizio poco, è un percorso iniziato con l’industrializzazione e proseguito con la trasformazione dell’uomo stesso in merce, dove la tecnologia non è un sollievo nel produrre ma un deterrente per la massa di salariati, con pochi esempi positivi.

Piccoli esempi di impianti energetici assieme all’aumento dell’efficienza energetica degli immobili sì, potrebbero assolutamente essere auspicabili se fossero calati nella specificità territoriale, nell’applicazione della stessa commissione Itre EU(su energia) che parla di democrazia energetica diffusa.

Il concetto delle tre R (riduco, riciclo, riuso) vale appunto in una logica di territorio per stabilire cosa serve, quali servizi ?

Per fare un es : per la demolizioni di grandi strutture di navi servono porti come Cittagong in Bangladesh dove ogni sicurezza e conoscenza scientifica sono abolite a favore dello smaltimento con manodopera precaria a basso costo e senza garanzie . Ma questo in un mondo in cui le merci viaggiano veloci e chiedono enormi navi energivore per un mercato che sposta produttori, consumatori e trasforma il consumismo in una dannazione sociale.

Cosa ci serve questo mondo ? Analizzare la sua esistenza è la prova provata che non ci serve, assieme alla sua componente indispensabile finanziaria di gestione che ne crea le premesse causali.

Serve cambiare paradigma, pur tenendo a mente quanto scritto dal professore nel suo articolo importante.

La storia di Taranto e dell’Ilva è scritta sui morti e sulla devastazione di un territorio cui la politica del governo attuale non ha soluzioni, delegando ad una diatriba sindacale ordinaria il problema di fondo.

Esemplare nel suo complesso svolgimento senza un percorso certo e affidabile di cambiamento, anche per il non dialogo fra le diverse parti sociali coinvolte per pura convenienza elettorale.

Chi ha capacità di elaborazione per competenza e cultura deve fare uno sforzo a tradurre in percorsi sociali alla portata delle forze in campo . I progetti di energia sostenibile e l’efficienza energetica sono la chiave in negativo dello stato a cui siamo ridotti per la NON promozione di fatto, mentre potrebbero essere l’inizio del cambiamento.

Ogni cambiamento, è “lapalissiano”, parte dal modo di produzione di energia necessaria, che deve essere distribuita, ambientalmente compatibile e in sintonia con la società.

Gianni Gatti

Savona , 08/01/2020

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