Coronavirus: solo flagello o anche occasione per ripensare il futuro?

Dal blog http://www.decrescita.com/

Di Danilo Tomasetta -13 Marzo 202

E’ un fatto che a causa del coronavirus e dello stop forzato delle attività produttive ci sia stato in Cina un sensibile miglioramento della qualità dell’aria e dell’inquinamento ambientale. Questo certamente nelle grandi metropoli come Wuhan, ma più in generale su tutto il territorio cinese.
C’è da domandarsi se, ora che tutta l’Italia è zona rossa a mobilità ridotta o azzerata, non migliorerà anche da noi la percentuale delle polveri sottili nell’aria. Ma ancor più c’è da domandarsi se per raddrizzare l’inquinamento ambientale abbiamo bisogno di sbattere contro il virus di turno con annessa epidemia, o pandemia se preferite.
Ho letto parecchi post su blog di varie tendenze e ho ascoltato parecchie comunicazioni sia su emittenti “ufficiali” che di “controinformazione” e c’è un elemento comune che risalta. Quasi tutti dicono che questa sciagura deve indurci a riflettere sul nostro futuro e sui nostri modelli socio-economici. Ci sono i contributi di ispirazione mistico-religiosa che lasciano intendere che il coronavirus è un segnale che Dio ci manda per metterci nella condizione di rifondare il nostro futuro. Ci sono poi quelli laici che dicono che questa è un’occasione per ripensare ai modelli sociali dominanti (o del “pensiero unico” come alcuni lo definiscono) e, una volta usciti dalla calamità, fare sentire la nostra voce per porre con forza la necessità di sposare modelli antagonisti al neoliberismo sociale, economico e finanziario.
Insomma credenti e non si augurano che lo stare tutti a casa induca a riflettere sulla necessità di un cambiamento.
Questo è sicuramente un effetto positivo dell’attuale epidemia. C’è da chiedersi però quanto durerà e se non accadrà piuttosto che passata l’emergenza e la paura riprenderemo il nostro cammino autodistruttivo come che niente fosse. Probabilmente molto dipenderà dall’entità del danno, ovvero, cinicamente parlando, dal numero dei decessi, dai disastri economici che già sono sotto i nostri occhi e dalla capacità politica che qualcuno dovrà dimostrare, facendosi portavoce della necessità di un cambiamento.
Intanto riflettiamo su alcune questioni.

SANITA’ E’ noto che la ragione più forte del contenimento del contagio è legata all’impossibilità del nostro sistema sanitario di prestar soccorso nei dovuti modi ad un numero troppo elevato di contagiati gravi. Già, ma perché siamo messi così male? Quanti tagli alla sanità hanno fatto governi di destra e di sinistra ? Quanti ospedali hanno chiuso? Quanti del personale medico e infermieristico? Quanti vantaggi sono stati concessi alla sanità privata ?
Occorrerebbe un mea culpa generale e una revisione della spesa pubblica tendente al potenziamento del sistema sanitario italiano. Ci sarà questo ? Non saprei dire, ma non ci conterei troppo…

WELFARE VS PRIVATIZZAZIONI Il punto precedente ci porta conseguentemente a riflettere su questo. Solo un forte potenziamento del welfare, ovvero di uno stato al servizio dei cittadini su questioni fondamentali come sanità, trasporti, lavoro, scuola può garantire un’equità sociale, che dovrebbe essere alla base di ogni moderna democrazia. Dall’altra parte c’è il modello americano, dove in ospedale ci si va e si ottengono cure e assistenza (private) solo se si è sottoscritto e pagata salata la debita assicurazione.

MODELLI ABITATIVI la vulnerabilità delle grandi metropoli di fronte ad un’emergenza epidemica è sotto gli occhi di tutti. Il caso Wuhan, con i suoi 11 milioni di abitanti dovrebbe farci riflettere. 11 milioni di persone che vivono l’una accanto all’altra, che affollano mercati e luoghi pubblici, che prendono treni o automezzi affollati per recarsi al lavoro sono una popolazione estremamente vulnerabile. Forse è il caso di concepire un’occupazione diversa del territorio. Rilocalizzazione, sostiene Latouche, intendendola come la necessità di limitare gli spostamenti casa-lavoro, ma più in generale di ridurre tutti gli spostamenti che comportano consumi eccessivi di energia, con conseguente uso di combustibili inquinanti, nonché di tempo. Già, perché anche il tempo è un valore da ristabilire come fondamentale per una vita serena e non nevrotica.
Certamente di fronte ad una pandemia chi vive in campagna o in piccole comunità è più protetto e più autosufficiente.

ECONOMIA E FINANZA lunedì 9 marzo è stato un giorno nerissimo per le borse di mezzo mondo e per quella italiana in particolare, che ha registrato un significativo -11%. Si potrebbe dire, beh la borsa va così, oggi scende domani sale…. Già, ma crolli di questa entità aprono la strada alle più spregiudicate scalate degli speculatori internazionali. Molte aziende italiane, fondamentali per il nostro paese, rischiano di passar di mano. Ci sarebbe da chiedersi come mai non si è pensato preventivamente ad una sospensione delle contrattazioni di borsa. Dopo tutto se si fermano sport, cinema, teatri e chiese non vedo perché non si possa fermare anche la borsa. Aggiungo, non è questa un’occasione per modificare alla radice tutte le regole finanziarie borsistiche vietando le vendite allo scoperto e l’uso sconsiderato di derivati come future e warrant ? Ovviamente un provvedimento in tal senso non dovrebbe essere una misura nazionale, ma dovrebbe riguardale l’intero sistema mondiale della finanza.

EDUCAZIONE E VALORI TRANSGENERAZIONALI Educare viene dal latino, ex ducere, alla lettera condurre fuori, fuori dall’ignoranza, dall’incertezza, dal pericolo. Ascoltando alcune parole di ragazzi e giovani intervistati in questi giorni sono rimasto colpito dalla loro incoscienza, dall’irresponsabilità, vorrei quasi dire dalla strafottenza rispetto alla perniciosità di alcuni loro comportamenti. Si sa che i giovani in ogni epoca si sono sempre sentiti invulnerabili e immortali, ma di fronte all’irresponsabilità di certe dichiarazioni (“io in casa non ci sto…. Tanto questo virus colpisce solo gli anziani e quelli che stanno già male…”) rifletto su come molti di noi sono diventati incapaci di educare i figli. Ogni società passata si è sempre fondata su valori essenziali trasmessi di padre in figlio, tra questi ad esempio il rispetto, la solidarietà, l’onestà. Oggi questo filo educativo si è spezzato, o meglio abbiamo permesso che si spezzasse ! Mi viene in mente Educazione Siberiana, il romanzo dello scrittore russo Nicolai Lilin, nel quale traspare come anche giovani ribelli e criminali tenessero in grande considerazione il ruolo e gli insegnamenti degli anziani. Nella nostra società di oggi gli anziani vengono ignorati, se non derisi e così le nuove generazioni che non hanno conosciuto guerre, ristrettezze, sacrifici si ritrovano spesso in una bolla sospesa, fatta di ignoranza e incoscienza, dalla quale si cade purtroppo sbattendo pesantemente la testa. Non vale per tutti, ma per molti certamente sì !

Concludo queste riflessioni sull’attuale emergenza epidemica con una citazione che sarà facilmente riconoscibile da chi, come me, ha frequentato il liceo classico
“…ciò che fa nascere un’altra e più forte maraviglia, è la condotta della popolazione medesima, di quella, voglio dire, che, non tocca ancora dal contagio, aveva tanta ragion di temerlo. All’arrivo di quelle nuove de’ paesi che n’erano così malamente imbrattati, di paesi che formano intorno alla città quasi un semicircolo, in alcuni punti distante da essa non più di diciotto o venti miglia; chi non crederebbe che vi si suscitasse un movimento generale, un desiderio di precauzioni bene o male intese, almeno una sterile inquietudine? Eppure, se in qualche cosa le memorie di quel tempo vanno d’accordo, è nell’attestare che non ne fu nulla. La penuria dell’anno antecedente, le angherie della soldatesca, le afflizioni d’animo, parvero più che bastanti a render ragione della mortalità: sulle piazze, nelle botteghe, nelle case, chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule, con disprezzo iracondo. La medesima miscredenza, la medesima, per dir meglio, cecità e fissazione prevaleva nel senato, nel Consiglio de’ decurioni, in ogni magistrato…” (A.Manzoni – I Promessi Sposi – cap.XXXI)

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