I geroglifici politici di Quino

Dal blog https://jacobinitalia.it/

Isabella Cosse 19 Ottobre 2020

Le strisce di Mafalda decostruiscono l’immagine della modernità venduta alla classe media e deride l’autorità della famiglia e dello stato. Per questo è un fumetto universale e senza tempo

Il suo nome era Joaquín Salvador Lavado Tejón. Ma tutti lo chiamavano Quino, e per quelli a lui più vicini era Quinito. Il soprannome gli era stato dato da piccolo, nella sua città natale di Mendoza, in Argentina, per distinguerlo da suo zio Joaquín. A Quino piaceva disegnare fin dalla tenera età. Sua madre ricorda che gli era permesso disegnare sul tavolo della cucina, a condizione che dopo pulisse tutto.

Quino nasce in Argentina nel 1932, la sua famiglia era composta da repubblicani spagnoli. A vent’anni si trasferisce nella metropoli Buenos Aires per prendere parte alla vivace vita culturale della capitale. A quel tempo, la città sudamericana era il centro di una fiorente scena di fumetti, con le sue riviste, scuole e tradizioni, e Quino raggiunse rapidamente la vetta grazie al duro lavoro e al talento.

Con la recente morte di Quino, la rete è stata inondata di omaggi da istituzioni, riviste, colleghi e milioni di persone in lungo e in largo che sono cresciute, hanno imparato a mettere in discussione e hanno scoperto qualcosa di sé e del mondo attraverso le creazioni del fumettista argentino.

Quino è sempre stato un artista difficile da definire. Era un grande ammiratore di Saul Steinberg del New Yorker e il suo lavoro era al tempo stesso aperto e profondamente personale. Ha ricevuto innumerevoli premi nel corso degli anni, incluso il Premio Principe delle Asturie nel 2014. Ma il suo risultato più importante è stata la creazione di un fumetto amato a livello mondiale: Mafalda.

Un’icona moderna

Mafalda nasce negli anni Sessanta. Quino ha realizzato il primo schizzo di Mafalda per un’agenzia pubblicitaria che stava cercando di vendere in modo subliminale alla nuova borghesia argentina una nuova linea di elettrodomestici di produzione locale. L’agenzia pubblicitaria aveva chiesto una via di mezzo tra i Peanuts e Blondie.

Quino li accontentò creando una coppia sposata con due figli. Questo aneddoto la dice lunga sulla fluida mescolanza di processi economici, sociali e culturali in atto nel cuore della nuova borghesia latinoamericana.

La campagna pubblicitaria fu infine messa da parte e quando il fumettista tornò ai suoi schizzi originali nel 1964, decise fatalmente di rimuovere il figlio (che aveva una forte somiglianza con Charlie Brown). Quino ha avuto un presentimento: mettere da parte il ragazzo e fare della protagonista una ragazzina intellettualmente curiosa e ribelle del ceto medio. Avrebbe vissuto in un piccolo appartamento di Buenos Aires e il suo aspetto sarebbe stato androgino. Avrebbe posto domande sulla politica che non avrebbero fatto dormire suo padre la notte e avrebbe sollevato questioni femministe che avrebbero fatto piangere sua madre. Avrebbe parlato di «psicosi collettiva» strizzando l’occhio consapevole ai suoi lettori.

Due anni dopo Mafalda veniva letta ogni giorno da circa due milioni di persone, e quando fu pubblicato il libro tratto dalla stessa striscia andò esaurito il giorno in cui fu messo in vendita.

La popolarità di Mafalda avrebbe rapidamente oltrepassato i confini. Nel 1969 un’edizione italiana – con un prologo di Umberto Eco – aprì le porte al mercato europeo e, contemporaneamente, Mafalda inizia a conquistare l’America Latina: nel 1972 il fumetto di Quino è stato pubblicato in oltre sessanta testate regionali.

A quel punto, Mafalda era uscita in formato libro in Portogallo, Germania, Finlandia e Francia. C’era persino una famosa boutique a Parigi che prendeva il nome dal personaggio. I personaggi del fumetto erano stati trasformati in giocattoli e adesivi e, spesso senza permesso, l’immagine di Mafalda era apparsa su magliette, pubblicità, poster e inviti di nozze.

Un geroglifico politico

Nel 1973 Quino decise di smettere di produrre l’amato fumetto. Spiegò che era stanco di creare nuove strisce di Mafalda anche se avrebbe continuato a disegnare fino al suo pensionamento, nel 2009. Senza dubbio, la sua stanchezza era causata anche dell’intenso clima politico della regione, contesto nel quale i lettori interpretavano sempre più le posizioni politiche di Mafalda come un’espressione delle opinioni dell’autore.

Le strisce di Mafalda erano un inebriante misto di ironia e dolce ingenuità. Piena di riferimenti sottili, dibattiti politici velati ed ellissi, la commedia familiare di Quino stuzzicava la divisione tra la sfera pubblica e quella privata – istituita dalla modernità borghese – al fine di rivelare il politico nel familiare, e viceversa.

Il fumettista ha così potuto esplorare il lato oscuro dell’immagine peculiare della modernità venduta alle classi medie dell’America Latina, territorio in cui erano in corso profonde trasformazioni socioculturali ed economiche: crescita nel settore dei servizi, boom dell’istruzione secondaria e universitaria, inflazione, e anche la scarsità.

Quelle stesse trasformazioni hanno colpito la classe operaia della regione, anche se, paradossalmente, le nuove immagini di prosperità confezionate e vendute in campagne pubblicitarie sono servite solo a evidenziare la disparità tra immagine e realtà. Mafalda ha sfruttato al massimo quelle frustrazioni e tensioni: un padre che lottava per arrivare alla fine del mese, privo di autorità sulla figlia – e oggetto della sua presa in giro – e una madre il cui isolamento nella sfera domestica Mafalda costantemente derideva.

Mafalda era in costante dialogo con gli sconvolgimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta: rivolte studentesche, rivendicazioni femministe, Terzo mondo, censura e repressione erano tutti argomenti familiari ai lettori latinoamericani, e non solo quelli latinoamericani.

Attraverso il personaggio di Mafalda, una nuova classe media argentina e latinoamericana intellettualizzata ha visto il riflesso della propria immagine, e talvolta si è persino modellata sulla sua immagine. Il variegato gruppo di amici di Mafalda era uno spaccato delle classi medie eterogenee e persino della società in generale.

Il fumetto si è affermato non appena è emerso il suo messaggio più esplicitamente antiautoritario. Nel 1966, quando il generale Juan Carlos Onganía lanciò un colpo di stato in Argentina, il giorno dopo Mafalda apparve sui giornali recitando una lezione che aveva imparato a scuola: una lezione sulla democrazia. La prima edizione in libro del fumetto uscì poco dopo e andò esaurita in meno di ventiquattro ore.

Con il passare degli anni e le dittature si diffusero nella regione, assieme alle battute di Mafalda sulla censura, la brutalità della polizia e i carri armati anti-sommossa, che hanno creato un senso di comunione e comprensione comune tra i lettori non solo in America Latina ma anche in Spagna, Italia e Francia.

Quino non stava solo raffigurando la sua epoca e il suo piccolo angolo di mondo, anche se ogni minimo dettaglio rifletteva alcuni aspetti della capitale dell’Argentina, Buenos Aires. Offriva anche intuizioni sulla condizione umana e sui mali della società: ingiustizia, guerra e povertà.

Quino diceva sempre che Mafalda restava fresca perché avevamo sempre gli stessi problemi. Nella società odierna, specialmente nel mezzo di una pandemia globale alimentata dal capitalismo, Quino aveva senza dubbio ragione.

Addio, Quino

Ma quella risposta da sola non spiega l’amore duraturo per Mafalda e il suo creatore. L’eterno fascino di Quino è nel suo umorismo, un marchio di arguzia concettuale e ironica che richiede la complicità attiva del lettore. Quel legame speciale, che richiede l’autoriflessione del lettore, fa parte di una più ampia esperienza sociale che va oltre le pagine del fumetto: Mafalda è il nome di un’intera esperienza sociale.

Generazione dopo generazione, il fumetto di Quino ha trovato un nuovo pubblico e con esso il suo lavoro è comparso su nuovi media. Oltre alle nuove edizioni (in diversi libri, riviste e lingue), è apparso in diversi formati (film, televisione e belle arti) e ha aiutato la diffusione di nuovi mezzi di comunicazione e istituzioni formative.

Mafalda e la sua banda di amici hanno trovato nuove interpretazioni per nuove epoche: negli anni Novanta, i media nazionali invitarono giornalisti, lettori e specialisti a volare con la fantasia per immaginare cosa sarebbe stato di quei personaggi nell’era neoliberista e come avrebbero reagito alla «fine della storia».

I personaggi di Quino hanno preso vita. E così facendo, hanno formato una comunità di appartenenza, una sensibilità progressista, di sinistra e ribelle con cui i lettori di tutto il mondo potevano identificarsi. La Mafalda di Quino diventa così un mito contemporaneo, un modo per dare senso all’esistenza sociale moderna.

In diverse parti del mondo, le persone possono ancora trovare il senso delle loro lotte nelle pagine dei fumetti e delle illustrazioni di Quino. Oggi, quella comunità globale rende omaggio al grande Quino.

*Isabella Cosse ha scritto Mafalda: A Social and Political History of Latin America’s Global Comic (Duke University Press, 2019). Questo articolo è stato pubblicato su Jacobin America Latina.

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