Ma dove vanno i marinai….?

Mare agitato! Per chi abita a Savona oggi vede com’è…ma non è l’unico aspetto di giornate che si trascinano grigie e funeste, dove l’incertezza e la paura dominano comportamenti di massa

Alcuni commenti su questo strano e non del tutto spiegabile lockdown per i modi scelti.

– si registra il completo marasma di provvedimenti incongruenti alcuni sul piano sanitario come quello delle chiusure dei ristoranti alle 18( ma perché alle 12 il virus sta chiuso in scatola?) , ma soprattutto non c’è una parola sul tema dei temi: DOVE, COME E QUANTE risorse servono per cambiare lo stato delle cose?

Il problema è certamente anche sanitario, negarlo è una bugia sciocca, ma ne su quell’ambito, ne sul piano economico ci sono novità degne dentro le stanze di potere, anzi solo depistaggi mediatici.

BRANCOLANO NEL BUIO E ….NEL DEBITO A PRESCINDERE, SENZA PRENDERE DECISIONI DIVERSE DOPO IL NO AL MES DI CONTE.

Quindi mentre non c’è coordinamento fra regioni e stato(non da oggi) neppure sulle cure preventive, sui metodi di campionamento e di circoscrizione del virus, mentre la sanità come altri beni comuni, è sotto attacco in diverse regioni in buona parte telecomandato dalla politica di dx e sx verso privatizzazioni spinte di servizi, il sistema sanitario rinvia 18 milioni di prestazioni mediche normali e non c’è uno straccio, anche diluito nel tempo, di piano progettuale da attuare.

– Chiudere un ristorante non ferma solo mancato guadagno del proprietario, ma dei produttori di merci che non vendono più, del manutentore che non interviene, dello stesso stato o comune che avrà problemi ad incassare tasse, ecc, ecc. In questo clima, con una autorità inesistente che non controlla e non gestisce se non attraverso la paura imposta dai media a ripetizione chi è ancora aperto non denuncia neppure se ha un parente a casa col covid, malato, non asintomatico mettendo a rischio certamente, ma non ha alternative per campare qui ed ora.

Stanno per finire i soldi della cassa integrazione allargata, sono già finiti i soldi di “ristoro a debito” dedicati a maggio e dalla politica arrivano assicurazioni; dall’11 novembre arriveranno nuovi aiuti!

Ma ci prendono per scemi ? Ma che credibilità hanno queste cose? E se anche è vero, che toppa chiudono 600 euro per imprese o 1000 per dipendenti o 25000 euro erogati (ma solo a discrezione della banca) a debito dal circuito finanziario in cui se sei nella centrale rischi per una multa non pagata di 1.000 euro non ti fanno credito, per dire…? Nell’ultimo DPCM hanno aumentato quote, ma appunto verrà….dopo il secondo blocco, per alcuni il terzo! Che è certamente buona cosa però dietro non c’è un progetto di reinvenzione del lavoro post covid con un cambio di passo da PILd’impresa a sociale.

In questo clima il buon sistema approvato del superbonus 110% non decolla pur essendo vantaggioso, perché è denso di burocrazia e pastoie tecniche e il fatto che non ci sia un ente pubblico terzo garante delle procedure e soprattutto che informi con chiarezza delle possibilità, sui vantaggi e sui risparmi sicuri, non spinge nessuno a “osare” verso le rinnovabili,compreso chi potrebbe economicamente investire.

Non c’è ad oggi un progetto chiaro e condiviso fra l’alleanza di governo su dove reperire fondi in una divisione surreale fra chi vorrebbe rimanere nell’ambito UE, che comprende buona parte del PD e satelliti e una quota di eletti del M5S e chi pensa si potrebbero trovare soluzioni finanziarie e monetarie in autonomia in “casa”.

E’ una divisione netta, politica fra forze che considerano ancora oggi a priori la difesa del PIL, dei margini d’impresa(soprattutto quelle grandi), magari cercando di migliorare questo capitalismo finanziario, ma mantenendone i parametri essenziali, che pensano di trasmutare tutto in merce e aziende(compresi ospedali). Il refréne è: se crolla l’impresa crolla tutto, ma è una impostazione al contrario, sbagliata. Se crolla il sociale non c’è impresa che possa automantenersi, chi compra, chi si attiva a produrre, chi fa circolare moneta e reddito? Forse una quota di imprese può resistere per un pò, ma è a tempo, con scadenza L’80% delle piccole medie imprese in Italia lavora per l’interno ormai senza capacità economica (35.000 imprese chiuse in un anno).

Possono farlo grandi aziende globali di distribuzione, di commercio (online, Amazon ha aumentato fatturato del 700%), di costruzione, fondi di investimento internazionali, strutture hit tech, delle armi, della ricerca, ecc in pratica strutture produttive e finanziarie in grado di competere, non altri

Non discuto la necessità di porre limiti alla mobilità per un contagio evidente, ma se non c’è un progetto complessivo che parte dal reperimento finanziario di risorse e arriva in modo oculato non solo a chiudere “buchi”, a far ristoro pur utile, ma a cambiare lo stato delle cose non abbiamo speranze.

Se a Taranto per capirci con esempio concreto, ogni giorno decine di migliaia di persone devono scambiare obbligatoriamente la salute con la necessità di campare e non c’è soluzione, attualmente.

Il lavoro, quello personalizzato e privato sta cambiando in vari modi, alcune categorie scompaiono o si riducono, la gioventù che attraverso l’istruzione dovrebbe anche servire a compensare mancanze evidenti di qualità nella stessa sanità, nella ricerca, nella digitalizzazione, nell’agricoltura intensiva ed industrializzata, nel trasporto, ecc non ha nessuna vera prospettiva di utilizzo. Vi sono aree nelle grandi città(periferie) come nella provincia senza futuro, ma dove vivono milioni di persone lasciate a sè stesse, abbandonate. Mentre il welfare è ormai al lumicino e per gli anziani un campo di battaglia la sopravvivenza senza aiuto fosse anche solo districarsi nelle nuove norme di comportamento.

Il tema di un reddito universale va messo al centro della discussione!

Cose in buona parte già dette, la difficoltà è trasformarle in azioni politiche, mentre si moltiplicano tentativi di lenta costruzione di reti nazionali e locali, attraverso webinar e confronti poiché ogni iniziativa di protesta con la pandemia è diventata disobbedienza civile in sé e non farsi omologare è già un atto di coraggio intellettuale concreto.

Gianni Gatti

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