Rischio commissariamento: mani sul Comune di Napoli

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Da Antonio Salzano Pubblicato il 18 Novembre 2020

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A distanza di quindici mesi dalla richiesta di commissariamento da parte di cinquantotto senatori del M5S, cui fecero seguito anche quelli del PD, per la cronica questione debitoria del Comune di Napoli, in questi giorni si è riproposto l’asse irresponsabile, stavolta con un obiettivo che appare chiaro: anticipare la campagna elettorale ricorrendo alla nomina di un commissario a Palazzo San Giacomo.

In quell’occasione, il Sindaco liquidò l’iniziativa, che aveva come primo firmatario un pentastellato napoletano, con una frase che oggi torna attuale: «Nemmeno Mussolini pensò mai di commissariare un Comune». Eh già: evidentemente, più di un parlamentare, di un consigliere comunale, fa finta di non conoscere non solo le ragioni delle difficoltà delle casse comunali per debiti dello Stato e commissariamenti seguiti alle emergenze rifiuti e terremoto, ma persino le conseguenze catastrofiche che comporterebbe un atto simile – o, forse, ben consapevole e in malafede per finalità esclusivamente elettorali – come, del resto, l’esponente della segreteria politica nazionale del PD Nicola Oddati che, tempo fa, ha sostenuto l’opportunità delle dimissioni del Primo Cittadino.

Questa volta, l’occasione di dare una spallata definitiva all’Amministrazione de Magistris è la bocciatura del bilancio comunale che comporterebbe la mancata approvazione di alcuni provvedimenti di vitale importanza per la città come l’assunzione dei circa 300 lavoratori socialmente utili (LSU), che da tempo attendono una regolarizzazione della loro posizione, l’assunzione di circa 1000 operai per le aziende partecipate del Comune e lo scorrimento delle graduatorie della Polizia Municipale, con l’assunzione di circa 200 agenti per il prossimo anno, oltre alla proroga delle unità già assunte. Un vero disastro del quale sembra non interessare ad alcuno, se non per il perseguimento di altri obiettivi.

In queste settimane, abbiamo più volte evidenziato l’atteggiamento distaccato e silente del Partito Democratico, sia dei suoi dirigenti nazionali che di quelli locali, sui noti fatti che hanno interessato e ancora investono il Presidente della Regione, sulle sue responsabilità della gestione della sanità ma, soprattutto, sul suo singolare linguaggio nei confronti delle istituzioni e dello stesso partito di riferimento, oltre che nei confronti dei cittadini. Un atteggiamento insopportabile fatto di offese sul piano personale che hanno indotto il Sindaco di Napoli a rispondere con dati riguardanti la precaria situazione sanitaria e, ancora più clamoroso, a indicare in Vincenzo De Luca il regista neanche troppo occulto della richiesta di commissariamento: «Avverto che nel Consiglio Comunale ci sono consiglieri responsabili, pronti a un dialogo. Sono molto fiducioso. Ho molti difetti, ma dico ciò che penso. Il mandante per far commissariare il Comune è De Luca. Questo è un ottimo bilancio che mira alla stabilizzazione di tanti lavoratori. C’è un’emergenza nazionale. Vedremo chi vuole sostenere la città. L’appello l’ho fatto a tutti per una responsabilità condivisa».

Responsabilità che non sembra virtù neanche di quella forza che della politica di servizio ai cittadini ha fatto una propria bandiera sin dalle origini e che ora sembra sia ormai appiattita su quei giochi di bassa lega in passato oggetto dei molti vaffa. Intanto, qualunquistici richiami ad abbassare i toni da parte di quanti ipocritamente in linea con una politica mediocre e inconsistente che da tempo denunciamo preferiscono non schierarsi o, peggio, fare scudo, per puro opportunismo, in difesa di una rappresentanza arrogante e volgare. L’asse PD-M5S ritiene vincente la strategia del commissariamento della città e le sue conseguenze? Possibile che neanche Zingaretti riesca a comprendere la politica suicida del suo partito, già solennemente bocciato per ben due tornate elettorali?

Probabilmente, il Segretario PD ritiene possa ripetersi l’ondata del 70% alla Regione anche al Comune, utilizzando la stessa strategia dell’ex Sindaco di Salerno e, magari, lasciando gestire proprio a lui la macchina elettorale, candidato compreso, che dovrà fare i conti pure con il probabile aspirante Antonio Bassolino che, di recente, ha saggiamente scelto un tono a dir poco serafico con il solito appello a smorzare le polemiche. Proprio come i due parlamentari Siani e Ruotolo, dai quali sarebbe stato maggiormente gradito un invito al partito a un atto di responsabilità. Altro che toni da abbassare ponendo sullo stesso piano figure diametralmente opposte in quanto a rispetto per le istituzioni!

C’è un’emergenza nazionale. Vedremo chi vuole sostenere la città. L’appello l’ho fatto a tutti per una responsabilità condivisa, una responsabilità che in mancanza potrebbe costare caro alla città, a chi si renderà complice di una scelta che condannerà i tanti precari e le loro famiglie a vedere vanificate le speranze di un riconoscimento dei propri diritti e di una dignità calpestata da decenni, in un momento già di grande crisi dell’intero Paese. Un prezzo politicamente molto alto da pagare per quanti si renderanno artefici del disastro, di un’azione scellerata che potrebbe, però, ritorcersi come un vero e proprio boomerang per il PD con un’altra sconfitta alle urne. Anche per il MoVimento, che non naviga di certo in acque tranquille, rendersi connivente di un atto tanto irresponsabile significherebbe la perdita di ancora numerosi consensi.

Intervenga la direzione nazionale del Partito Democratico e affronti una volta per tutte la questione Campania, metta fine a una commedia divenuta ormai spettacolo per l’Italia intera che mortifica le istituzioni, lo stesso partito e i cittadini di questo territorio. Le forze politiche che hanno anche obblighi di governo abbiano uno scatto di dignità e responsabilità prendendo le distanze da chi preferisce anteporre squallidi calcoli di strategia piccola e mediocre ai danni di una città che si vuole in tutti i modi far ripiombare in anni bui già tristemente vissuti.

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