Next Generation Italia, ecco la bozza del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza)

Dal blog https://www.startmag.it/

di Redazione Start Magazine

Che cosa prevede su digitalizzazione, innovazione, mobilità sostenibile e banda larga la bozza del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza)

Ammontano a 196 miliardi le risorse che, secondo la bozza del Recovery plan, testo sul quale non c’è ancora il via libera del Cdm – il governo metterà per le sei macro-aree del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Alla digitalizzazione e innovazione saranno destinati 48,7 miliardi, all’area “rivoluzione verde e transizione ecologica” andranno 74,3 miliardi, al settore Infrastrutture per una mobilità sostenibile 27,7 miliardi.

Il capitolo “istruzione e ricerca” può contare su 19,2 miliardi, quello sulla Parità di genere su 17,1 miliardi, secondo la bozza.

L’area sanità, infine, conterà su 9 miliardi.

Ecco tutti i dettagli sulla parte che riguarda le infrastrutture e l’innovazione.

L’intervento sulle infrastrutture per la mobilità previsto nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) si pone obiettivi “ambiziosi in termini di connettività, sicurezza, decarbonizzazione, digitalizzazione e sostenibilità dei trasporti, nel rispetto del principio del “do not significant harm” che esclude dal finanziamento europei investimenti infrastrutturali che provocano effetti negativi sull’ambiente”.

E’ quanto si legge nella bozza del Pnrr all’esame dell’odierno del Consiglio dei ministri. La missione infrastrutturale punta a completare “entro il 2026, l’anno finale di Next Generation Eu, una prima e significativa tappa di un percorso di più lungo termine verso la realizzazione di un sistema infrastrutturale moderno, digitalizzato e sostenibile dal punto di vista ambientale.

Aggiungendo risorse a progetti già esistenti e accelerandoli, nonché introducendone di nuovi, si punterà a realizzare e completare opere che fanno parte di progetti infrastrutturali europei o che vadano a colmare lacune che hanno sin qui penalizzato lo sviluppo economico del Paese e, in particolare, del Mezzogiorno e delle Isole”, aggiunge il testo.

Sono previsti interventi di “velocizzazione e di incremento della capacita’ dei trasporti ferroviari per passeggeri e merci, lungo gli assi prioritari del paese Nord-Sud ed Est-Ovest, per favorire la connettività del territorio ed il passaggio del traffico da gomma a ferro. In particolare, nel Nord del paese si potenzieranno le tratte ferroviarie Milano-Venezia, Verona-Brennero, Liguria-Alpi e Torino-Lione, migliorando i collegamenti con i porti di Genova e Trieste; nel Centro del paese si rafforzeranno due assi Est-Ovest (Roma-Pescara e Orte-Falconara) riducendo significativamente i tempi di percorrenza ed aumentando le capacita’”, spiega la bozza.

Infine, “si estenderà l’Alta velocità al Sud lungo le direttrici Napoli-Bari e Salerno-Reggio-Calabria, velocizzando anche il collegamento diagonale da Salerno a Taranto e la linea Palermo-Catania-Messina. Inoltre, sono previsti interventi di messa in sicurezza, contrasto e adattamento al cambio climatico e digitalizzazione della rete stradale che includeranno una forte componente di ammodernamento tecnologico, attraverso un sistema di monitoraggio digitale ed avanzato, che consenta di ridurre i rischi di dissesto e sismici, i rischi di incidenti, e di realizzare risparmi sulle future spese di manutenzione”.

E ancora la bozza del Pnrr annuncia “una serie di interventi relativi al settore della logistica ed in particolare del sistema marittimo (…) per migliorare la competitività dei porti italiani” con “la risoluzione dell”ultimo miglio’. A causa delle inefficienze del settore, le nostre imprese pagano, infatti, un extra costo della logistica superiore dell’11 per cento rispetto alla media europea”, precisa la bozza.

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LA BOZZA DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

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2.1 Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura

La necessità di digitalizzare il Paese è pervasiva, come ben sottolineato dall’atto di indirizzo  formulato dal Parlamento. Nel confronto europeo, l’Italia sconta un notevole ritardo nei  processi di digitalizzazione e modernizzazione ben evidenziato dal Digital Economy and Society Index (DESI; Figura 2.1.1): l’Italia è agli ultimi posti, davanti solo a Romania, Grecia e  Bulgaria.

È per questo fondamentale una missione che si ponga l’obiettivo – necessario quanto  ambizioso – della trasformazione digitale del Paese, grazie alla quale si inneschi un vero e  proprio cambiamento strutturale.

La digitalizzazione riguarda trasversalmente, seppur in modo differenziato, tutte e sei le  missioni.

Riguarda la scuola nei suoi programmi didattici, nelle competenze di docenti e studenti, nelle  sue funzioni amministrative, nei suoi edifici (vedi anche la missione 2 e 4).

Riguarda la sanità nelle sue infrastrutture ospedaliere, nei dispositivi medici, nelle  competenze e nell’aggiornamento del personale, al fine di garantire il miglior livello di sanità  pubblica a tutti i cittadini (vedi anche la missione 5 e 6).

Riguarda il continuo e necessario aggiornamento tecnologico nell’agricoltura, nei processi  industriali e nel settore terziario. In altre parole, la digitalizzazione riguarda il tessuto  produttivo nel suo complesso che può ottenere rilevanti vantaggi economici dalle nuove  tecnologie sia in termini di competitività che di miglior e più efficiente uso delle risorse,  risultando elemento decisivo anche nella tutela del territorio, nel monitoraggio delle  infrastrutture e nella sicurezza delle grandi reti di trasporto (vedi anche missione 2 e 3).

Riguarda, infine, la pubblica amministrazione in modo capillare con importanti riflessi sulle  dotazioni tecnologiche, sul capitale umano e infrastrutturale, sulla sua organizzazione e sulle  modalità di erogazione dei servizi ai cittadini. La realizzazione degli obiettivi di crescita digitale  e di modernizzazione della PA costituisce una chiave di rilancio del sistema paese. In questo  ambito il passaggio al cloud – la “nuvola” che archivia, rende disponibili e potenzialmente  analizza i dati digitali di miliardi di dispositivi in rete – rappresenta oggi la sfida più importante  per la digitalizzazione del Paese, in quanto costituisce il substrato tecnologico che abilita lo  sviluppo e l’utilizzo di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale.

Lo sviluppo di un cloud nazionale avverrà in parallelo e in sinergia con il progetto Europeo  GAIA-X, promosso da Germania e Francia e nel cui ambito l’Italia intende avere un ruolo di  primo piano. GAIA-X punta a creare un forum di standardizzazione europeo per definire le  regole di funzionamento dei servizi in cloud dal controllo dei dati processati e archiviati  sull’infrastruttura, in linea con il principio di «autonomia strategica digitale» alla piena  decentralizzazione dei dati grazie alle ultime tecnologie disponibili (multi-edge, multi-cloud o  edge-to-cloud).

La missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” ruota attorno a due assi  portanti: la digitalizzazione del settore pubblico e l’integrazione delle nuove tecnologie da  parte del settore privato e si concretizza in tre linee d’azione:

⮚ Digitalizzazione, innovazione e sicurezza informatica nella PA

⮚ Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione

⮚ Cultura e Turismo

Queste tre linee di azione saranno accompagnate da una serie di riforme che daranno una  forte spinta alla semplificazione ed all’efficienza nel rapporto tra cittadini ed amministrazione  pubblica, rimuovendo ostacoli che danneggiano sia la vita del cittadino nella fruizione di  servizi fondamentali sia gli investimenti, soprattutto per quanto riguarda progetti  infrastrutturali. Tali riforme si possono articolare nelle seguenti linee guida:

⮚ Pubblica Amministrazione: rafforzamento del capitale umano della PA, adeguamento  della sua organizzazione e delle modalità di lavoro per dare piena realizzazione alla  trasformazione digitale, semplificazione amministrativa.

⮚ Fisco: piano nazionale per realizzare una “cashless community”, ovvero una comunità  più predisposta e attenta al pagamento digitale.

⮚ Imprese e sistema produttivo: semplificazione e agevolazione del processo di sviluppo  e creazione aziendale e sostegno all’internazionalizzazione; la disciplina sulla crisi  d’impresa e insolvenza.

Per quanto riguarda gli investimenti in cui si concretizzano le tre componenti della  missione Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, questi sono distribuiti su  13 progetti, per un ammontare complessivo di risorse pari a 48,7 miliardi di euro.

La prima componente – Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA – ha come  obiettivo un radicale salto di qualità della PA, attraverso la trasformazione digitale del settore  pubblico e una sua conseguente riforma strutturale. Per questo, gli interventi proposti  coniugano investimenti in nuove dotazioni e servizi a importanti interventi  nell’organizzazione e nella dotazione di capitale umano della PA, secondo una stretta  complementarietà e un’articolata strategia di riforma.

Le azioni per dotare la PA di infrastrutture e servizi moderni e digitali si collocano all’interno  delle seguenti quattro aree che possono essere considerate i “vettori della trasformazione  digitale”:

1. Infrastrutture digitali. Per dotare la PA di infrastrutture affidabili e accompagnare le  amministrazioni centrali verso una nuova logica di conservazione e uso dei dati e di  fornitura dei servizi occorre innanzitutto un sistema cloud efficiente e sicuro. La  razionalizzazione ed il consolidamento delle infrastrutture digitali esistenti in un nuovo  modello di Cloud per la PA consentiranno notevoli risparmi nella spesa di manutenzione  e aggiornamento dei data-center del prossimo triennio. Questo implica investimenti per  lo sviluppo di un’infrastruttura ad alta affidabilità, localizzata sul territorio nazionale per  la razionalizzazione e il consolidamento dei Centri per l’elaborazione delle informazioni e  per ospitare i servizi più strategici della PA centrale e rafforzamento in chiave green dei  Data Center di Tipo A, Poli Strategici Nazionali dal censimento dell’Agenzia per l’Italia  Digitale6. Le infrastrutture digitali e i servizi della Pubblica Amministrazione, infatti, sono  oggi caratterizzati da una significativa frammentazione e da un forte ritardo tecnologico  (tolti alcuni poli di eccellenza): vi sono circa 22 mila enti con ben 11 mila data center distribuiti su tutta la Penisola. Di questi, il 95% presenta carenze nei requisiti minimi di  sicurezza, affidabilità, capacità elaborativa ed efficienza7. Mantenere questa struttura  inefficiente vuol dire esporre un’ampia superficie d’attacco ai crimini informatici e  sopportare una spesa di manutenzione stimata in oltre 7,5 miliardi all’anno. I risparmi  derivanti da una razionalizzazione di questa infrastruttura arriverebbero, a regime, al 40- 50% di tale importo.

2. Dati e interoperabilità. Le dotazioni infrastrutturali e il cloud sono tecnologie abilitanti  per lo sviluppo di una sorta di “sistema operativo del Paese”, che consenta di trattare le  grandi quantità di dati e informazioni indispensabili per erogare e gestire servizi a cittadini  ed imprese. L’aumentata capacità di archiviazione, stoccaggio ed estrazione dei dati da  parte della singola amministrazione, tuttavia, non è sufficiente per un uso razionale ed  efficiente di tale patrimonio informativo, in assenza di standard e strumenti che  consentano la piena interoperabilità e condivisione delle informazioni fra le pubbliche  amministrazioni. Pertanto, per dare effettiva e completa attuazione al principio del once  only, occorre rendere interoperabili le basi dati e renderle accessibili attraverso un  catalogo di API che consenta alle Amministrazioni centrali e periferiche, secondo vari livelli  di autorizzazione, di attingere ai dati del cloud, di elaborarli e di fornire servizi a cittadini  e imprese, che potranno così fornire un’informazione “una sola volta”  all’Amministrazione.

Nota: I dati che non presentano particolari criticità possono essere conservati in cloud di mercato, detti pubblici, (quali sono quelli  comunemente offerti tramite servizi in abbonamento (Apple, Google, Fastweb, Tim) ma comunque secondo regole che ne  garantiscano l’integrità. Per i dati che presentano invece profili di riservatezza si impongono maggiori presidi di sicurezza e pertanto  si ricorre a cloud “privati”, ad esclusivo uso della PA, che possono risultare dall’aggregazione di quelli esistenti, quando di alta  qualità, ovvero essere costituiti da un Polo Strategico Nazionale creato appositamente per raccogliere i dati attualmente conservati  in presidi non sicuri.

3. Servizi e piattaforme. Il principio fondamentale su cui si basa questo innovativo “sistema  operativo del Paese” è quello di sfruttare le tecnologie digitali a servizio dei cittadini e  delle imprese; richiede dunque di progettare, sviluppare, e monitorare, attraverso  l’utilizzo dei dati del settore pubblico, politiche e servizi incentrati sulle esigenze degli  utenti che, per fruirne, devono essere “abilitati” all’utilizzo di servizi digitali. Pertanto, è  necessario sviluppare e diffondere piattaforme abilitanti quali: identità digitale, firma  elettronica, strumenti di pagamento digitale, fascicolo sanitario elettronico, etc.,  implementandone l’uso attraverso standard comuni. In parallelo, si intende promuovere  l’alfabetizzazione digitale di base e avanzata di cittadini e imprese attraverso la messa a  sistema e il potenziamento della Rete dei Servizi di Facilitazione digitale nei territori e la  realizzazione di Case dell’innovazione e della cultura digitale. In tali strutture verranno attivati  corsi di formazione, sperimentazione e orientamento, indispensabili per rafforzare le capacità  dei cittadini e delle imprese di utilizzare le tecnologie informatiche e di usufruire dei servizi  pubblici digitali. A tale azione di diffusione delle competenze e contrasto all’esclusione  digitale, sarà d’ausilio il coinvolgimento professionale di circa 4500 giovani aderenti al Servizio  Civile Digitale, che verrà all’uopo avviato.

4. Sicurezza cibernetica. La sicurezza dell’ecosistema digitale del paese, con specifica  attenzione ai beni ICT che supportano le funzioni ed i servizi essenziali dello Stato,  costituisce la premessa necessaria per la crescita della comunità e un elemento  fondamentale per lo sviluppo di tecnologie in campi strategici quali quelli del “cloud  computing”, Cyber security, Scrutinio tecnologico, Artificial Intelligence. Il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica (PSNC), unitamente all’attuazione della Direttiva NIS e  delle Misure Minime AGID, sono progetti di riforma di ampio respiro, volti a garantire nel  tempo un approccio integrato e univoco della Pubblica Amministrazione italiana alla  minaccia cibernetica e consentiranno di migliorare la capacità di resilienza del sistema  paese. Essi, inoltre, assicureranno la riduzione della superficie d’attacco, attraverso la  razionalizzazione dei centri dati e l’eliminazione di quelli obsoleti. Per la ricerca e lo  sviluppo di soluzioni tecnologiche nazionali di sicurezza cibernetica – da utilizzare  all’interno del PSNC e della NIS – sarà inoltre istituito un centro di sviluppo e ricerca sulla  Cybersecurity, che opererà attraverso la costituzione di Partenariati Pubblici-Privati (con i  campioni nazionali e le università) e il lancio di spin-off/startup. L’iniziativa costituirà un  importante volano di sviluppo per l’economia di settore, garantirà una maggiore  attrattività dell’Italia in termini di competenze, si porrà come centro aggregatore e  moltiplicatore di esperienze altamente specializzate, evitando duplicazioni di sforzi e  ottimizzando piuttosto l’impiego delle risorse. Le ricadute positive saranno elevate in  termini di efficacia, efficienza e competitività del Paese, che potrà in tal modo contribuire  al raggiungimento dell’autonomia strategica nazionale ed Europea. Il centro sarà il  naturale interlocutore Nazionale per il costituendo Centro europeo per lo sviluppo  industriale, tecnologico e della ricerca in materia di sicurezza cibernetica e della relativa  rete di centri nazionali di coordinamento, e contribuirà ad innalzare le capacità progettuali  dei vari attori nazionali, facilitando la loro partecipazione ai programmi europei.

In sinergia con la trasformazione infrastrutturale e digitale della PA si sviluppa un progetto di  innovazione strategica della PA, a sua volta articolabile in tre direttrici di intervento:

1. Una PA competente. Rafforzamento e valorizzazione del capitale umano attraverso  politiche mirate di reclutamento del personale con le competenze necessarie e interventi  di formazione per il personale attualmente impiegato.

2. Una PA semplice, connessa e al servizio dei cittadini. Semplificazione delle procedure  amministrative, digitalizzazione dei processi e velocizzazione delle procedure, con impatti  diretti e misurabili sui servizi a cittadini e imprese ed effetti positivi sulla produttività del  settore privato e l’attrattività del Paese.

3. Una PA capace. Evoluzione verso nuovi modelli organizzativi del lavoro attraverso la  realizzazione di spazi attrezzati per il lavoro in comune (co-working) e il lavoro agile  (smart-working) all’interno dei Poli Territoriali e la promozione di forme di lavoro agile.

Accanto a questi macro progetti ci sono due significative iniziative, la prima di  accompagnamento alla riforma della Giustizia, la seconda di incentivazione dei pagamenti  digitali.

1. Innovazione organizzativa della Giustizia e introduzione della figura dell’assistente  giudiziario: Basata su tre interventi 1) introduzione di nuove posizioni organizzative; 2) piano di assunzioni a tempo determinato per acquisire professionalità tecnico amministrative di supporto alle attività di pianificazione, progettazione, gestione e  controllo dei Progetti di Digitalizzazione, Edilizia Giudiziaria (vedasi Missione 2) e di  Riforma del Processo Civile e Penale; 3) formazione del personale e sua riqualificazione.

2. Diffusione dell’uso di tecnologie e pagamenti digitali nella popolazione. Meccanismi di  incentivo all’utilizzo di mezzi di pagamento elettronici sia per i consumatori sia per gli  esercenti. L’intervento comporterà un cambiamento strutturale teso da un lato a favorire  l’emersione di base imponibile e dall’altro a portare il tasso di pagamenti elettronici in  Italia al livello di quello degli altri Paesi europei nel giro di un triennio.

Il Piano di digitalizzazione della PA intende affrontare i nodi strutturali che finora hanno  rallentato questo processo. Il decreto “Semplificazioni” (decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76,  convertito dalla legge 11 settembre 2020, n.120) ha già introdotto alcune norme volte a  sostenere la digitalizzazione della PA e a favorire processi più rapidi:

– l’ampliamento della diffusione dei servizi pubblici in rete, agevolandone e  semplificandone l’accesso da parte di cittadini e imprese (domicilio digitale,  semplificazione della notificazione e comunicazione telematica degli atti in materia civile,  penale, amministrativa, contabile e stragiudiziale; art. 28).

– la semplificazione delle procedure, miglioramento dell’efficienza e abbattimento di  numerosi costi per la Pubblica Amministrazione, ad esempio l’introduzione di una  piattaforma digitale unica per le notifiche di atti e provvedimenti della PA a cittadini e  imprese (art. 26) o le misure per la semplificazione e la diffusione della firma elettronica  avanzata e dell’identità digitale per l’accesso ai servizi bancari (art. 27).

– il diritto a innovare per le imprese che beneficeranno di procedure semplificate per  sperimentare progetti innovativi. In questo ambito, in particolare, si prevede misure di  semplificazione per la concessione di autorizzazioni all’avvio di progetti innovativi per  imprese, università, centri di ricerca e start-up universitarie (art. 36).

Ulteriori azioni che verranno messe in capo per determinare un’accelerazione della spesa IT,  che incidono su tutte le principali dimensioni (persone, processi e strumenti) di rafforzamento della capacità amministrativa così come individuate dai recenti studi in materia (cfr. OECD  (2020), Strengthening Governance of EU Funds under Cohesion Policy: Administrative Capacity  Building Roadmaps) possono così sintetizzarsi:

– assistenza tecnica/task force IT – Avviare un processo di rafforzamento delle  amministrazioni, accompagnandole attraverso expertise tecniche settoriali (ingegneri,  informatici…) e/o vere e proprie task force, a partire dalla scelta della soluzione IT. Ma  anche nelle fasi di selezione del fornitore (procedura di aggiudicazione), mantenendo il presidio per garantire l’assenza di conflitti di interesse del personale coinvolto  nell’assistenza tecnica di supporto;

– catalogo IT/iniziative cantierabili – Avviare iniziative rapidamente cantierabili, anche  attraverso la definizione di un catalogo nazionale dei servizi IT, che includa tutta la  strumentazione amministrativa necessaria a darvi pronta attivazione. Puntare, in  generale, a soluzioni che possano garantire il raggiungimento delle finalità abbattendo  per quanto possibile i tempi di progettazione;

– rete Nazionale IT – Avviare la creazione di una “Rete Nazionale IT”, quale esclusivo luogo  istituzionale che veda il diretto e partecipato coinvolgimento, su problematiche operative  e tecniche, di tutti gli stakeholders istituzionali (Amministrazioni centrali, rappresentanza  di Regioni ed Enti Locali) ma anche del partenariato economico. La Rete Nazionale,  attraverso un continuo e strutturato confronto amministrativo e tecnico tra i referenti

designati dalle amministrazioni, costituirà un luogo di incontro stabile per il confronto  attuativo in itinere delle iniziative IT per individuare e superare le criticità realizzative,  garantire la rilevazione e lo scambio delle buone prassi e per concorrere a rappresentare  i fabbisogni di intervento anche di tipo legislativo da porre all’attenzione del Governo per  uno stimolo continuo alla semplificazione in materia IT;

– costi semplificati – Semplificare le fasi di spesa, attivando modalità standard di definizione  del costo delle soluzioni informatiche (costi standard unitari). Accelerando quindi i  processi di rendicontazione in tutti i casi di cofinanziamento delle iniziative con fondi  comunitari (PNRR, Fondi Strutturali…).

La seconda componente – Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e  internazionalizzazione – ha come obiettivo quello di favorire l’accelerazione della transizione  digitale delle imprese, soprattutto delle PMI. Come sottolinea anche il Parlamento nelle sue  indicazioni, è fondamentale lo sviluppo di una rete di connessione digitale veloce e ultraveloce  per diffondere innovazione e nuovi servizi. La connessione infatti è una “tecnologia abilitante”  per usufruire di diverse “tecnologie 4.0” – quali i sensori, Internet of Things, e le stampanti  tridimensionali – che richiedono connessioni veloci e con bassi tempi di latenza. Le reti a  banda larga ultra-veloce sono una General Purpose Technology, in grado di innescare  guadagni di produttività e di crescita su larga scala in tutti i settori dell’economia.

Tuttavia l’Italia manifesta ancora un notevole gap di digitalizzazione: secondo l’ultimo indice  DESI sulla connettività si posiziona al 17° posto sulla connettività e sulla Integrazione delle  tecnologie digitali al 22° su 28 Paesi UE. Il tasso di copertura delle famiglie italiane con reti  ultra-veloci è pari al 24%, rispetto a una media UE28 del 60%, mentre l’attivazione di  abbonamenti è pari al 9%, rispetto a una media UE28 del 20%.

Tra le cause di questo ritardo vi sono alcuni fattori di domanda, tra cui una minore incidenza  della popolazione giovanile, competenze digitali della popolazione inferiori alla media Europea, una scarsa disponibilità a pagare per connessioni più veloci e marcate disparità  territoriali nei livelli di sviluppo. Dal lato dell’offerta vi sono stati ritardi nella posa di cavi in  fibra ottica e nella fornitura dell’accesso all’ingrosso alle infrastrutture di nuova generazione,  solo parzialmente superati negli ultimi anni.

Il Governo italiano ha approvato nel 2015 la Strategia nazionale per la Banda Ultra-Larga,  capace di mobilitare oltre 12 miliardi di risorse pubbliche e private, al fine di ridurre il gap  infrastrutturale attraverso lo sviluppo integrato di una rete di TLC fissa e mobile, basata sulla  tecnologia “future proof” della fibra. A partire dal 2015, grazie all’approvazione della Strategia  italiana sulla BUL, gli investimenti nella rete fissa hanno subìto una notevole accelerazione,  pari al 23% tra il 2015 e il 2018.

Pertanto, con il PNRR si intende promuovere un “progetto fibra” che eviti il rischio di  duplicazioni nella messa a terra della rete – che è parte delle infrastrutture strategiche  nazionali – garantendo al contempo la piena concorrenza nella fornitura dei servizi anche  attraverso opportune forme di separazione delle attività all’ingrosso di gestione della rete da  quelle dei servizi al dettaglio.

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