Ancora sulla centrale di nuova costruzione proposta a Vado L.

#N.di R. -Da un aspetto locale se ne può trarre un insegnamento nazionale sul tema energia

Il passaggio istituzionale del comune di Quiliano con la perizia severata e il secco NO alla costruzione di una centrale a gas metano dentro il sito della Tirreno Power è un buon risultato per tutti gli abitanti della zona.
Il tema salute deve essere anteposto ad ogni considerazione e il sindaco Isetta (a capo di una lista civica) ha agito come deve fare un responsabile della salute dei suoi cittadini con concretezza .
Non lo ha fatto la sindaca Giuliano di Vado e i rappresentanti del PD locali di Quiliano si sono “astenuti” da veri Ponzio Pilato, mentre l’apparato dirigente del PD evita attentamente di pronunciarsi, favorendo di fatto gli interessi delle fossili.
Dal sito “Savona News” rileviamo che : Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare lo scorso 23 novembre aveva comunicato ai comuni di Savona, Vado e Quiliano l’avvio del procedimento di VIA e contemporaneamente erano stati pubblicati sul sito del Matt  l’avviso pubblico, il progetto, lo studio d’impatto ambientale, la sintesi non tecnica, il documento relativo alla valutazione di impatto sanitari e la documentazione relativa alla valutazione di incidenza.

Da fine novembre quindi decorreva il termine di 60 giorni entro il quale chiunque abbia interesse può presentare le proprie osservazioni concernenti la valutazione di impatto ambientale, anche fornendo nuovi ed ulteriori elementi conoscitivi e valutativi e infatti il comune di Quiliano, ha ritenuto necessario ricorrere ad una prestazione professionale che consiste nella redazione di una perizia giurata a supporto di un’azione di autotutela nei confronti del procedimento di VIA.
Questa in sintesi la spiegazione del fatto, ma è finita la storia?
Mi pare che l’attenzione deve essere massima. La Sorgenia come impresa ha questo progetto SOLO ALLO SCOPO DI TRARNE PROFITTO perché il potere ha molte facce e le burocrazie del sistema già collaudato con la Tirreno Power degli anni del carbone, con quelle della concessione a Vado della piattaforma (legalmente truffaldine) che lasciano cmq spazio al loro interno con possibili procedure spesso a favore delle Imprese, poco a favore del senso della costruzione per la società territoriale, anche attraverso “gabole”tecniche sperimentate di ricorsi e passaggi giuridici fra VIA, VAS e altre amenità regionali, provinciali.

  • Adesso serve discutere di possibili alternative a questo modo industriale di produzione che non è solo differenza fra sostenibili e fossili. Occorre rispondere a domande semplici sul tema dell’energia come: ci serve davvero aumentare la costruzione di nuove centrali di produzione energia con qualunque combustibile anche con le sostenibili (se mai dovrebbero sostituire gradatamente)?
    Vediamo un po’ : dal sole 24Ore del 12/01/2021-
    Nel 2020 consumi elettrici in calo del 5,3% e certo ha influito la pandemia complessiva, ma impariamo a leggere i dati.
    I dati per l’intero 2020 sono ancora approssimati e in attesa di certificazione ma, con 302,7 miliardi di chilowattora usati in Italia l’anno scorso, già si possono trarre alcune indicazioni. Ovvio; si tratta di una media trilussiana che comprende i terrificanti mesi di marzo e aprile e la crescita sostenuta di dicembre. L’oscillazione della domanda elettrica è uno dei termometri più fedeli dell’andamento economico. L’indice adottato da Terna per misurare l’andamento dell’industria e dell’economia è l’Imcei, che enumera i consumi delle aziende ad altissimo fabbisogno di elettricità allacciate direttamente alla rete di alta tensione.
    L’indice industriale Imcei segna un anno (-7,9% rispetto al 2019) quasi tutto il posizione negativa rispetto al 2019 fin dal gennaio 2020 (-12% l’indice Imcei rispetto al gennaio 2019) e con gli abissi della primavera (-29% marzo, -34% aprile) e una ripresa lenta e graduale fino al pareggio di ottobre (-1%) e novembre (+1%) e il risultato fortemente positivo del dicembre che si è appena chiuso (+10% rispetto all’indice Imcei del dicembre 2019).
    Nel 2021 crescerà il peso dei bilanci delle banche centrali sul PIL
    Nel 2020 hanno rallentato un poco le centrali termoelettriche (hanno prodotto 175,3 miliardi di chilowattora, -6,4%) e, fra le fonti rinnovabili di energia, hanno prodotto in modo costante le centrali idroelettriche (47,9 miliardi di chilowattora, +0,8%).
    Le fonti rinnovabili di energia hanno coperto il 38% del fabbisogno elettrico italiano (il 41,7% della produzione nazionale netta), contro il 35% del 2019.
    Spicca il divario fra le centrali eoliche e quelle fotovoltaiche. Nel 2020 la produzione ricavata dal vento con 18,5 miliardi di chilowattora prodotti è caduta del -7,4%, e invece la produzione ottenuta dalla luce del sole con 25,5 miliardi di chilowattora è cresciuta del 9,6%.
    Fra questi dati uno spicca: l’Italia ha esportato furiosamente energia elettrica. Sono numeri ancora piccoli per un Paese fortemente importatore di elettricità (import 39,7 miliardi di chilowattora, -9,5%), ma le esportazioni di 7,5 miliardi di chilowattora fanno registrare un +30% netto nel 2020 rispetto al 2019.Un cenno al mese di dicembre. Il mese scorso i consumi italiani di energia elettrica hanno mostrato segnali di recupero rispetto ai mesi precedenti. Terna ha rilevato una richiesta di energia elettrica pari a 25,9 miliardi di chilowattora, valore in crescita dell’1,1% rispetto a dicembre del 2019 e dello 0,3% rispetto a novembre 2020. Le fonti rinnovabili hanno coperto il 32% del fabbisogno. In crescita le fonti di produzione termica (+14%) geotermica (+3%). In flessione le fonti di produzione idrica (-23,1), eolica (-17,1%) e fotovoltaica (-16,2%).
    Il resoconto è di Terna SPA, gestore della rete. Cosi apprendiamo che:
  • L’Italia esporta energia anche se poca, ma ne importa con bilancio negativo
  • L’Italia rispetto al 2019 ha una domanda di energia superiore che oscilla intorno all’1% Nel corso del 2014, in consumi energetici delle economie europee si sono complessivamente contratti del 4 %, attestandosi a 1.611 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep).Il calo della domanda energetica europea è giunto così al quarto anno consecutivo tra il 2010 ed il 2014 cumulando una perdita complessiva del 8,3 %
    La contrazione della domanda energetica  degli ultimi anni è dunque parte di una tendenza di
    lungo periodo  alla sostanziale stagnazione, a cui si è sommato il dato congiunturale negativo della crisi economica.

Leggiamo dal PNEC, cioè il Piano Energetico del governo fatto dal MEF :

Sinteticamente: non c’è nessuna motivazione che giustifichi necessità di maggior produzione, non serve una laurea per capire che con la crisi generale le fabbriche chiudono o si efficientano le poche rimaste, mentre nuove costruzioni energivore sono davvero poche e cambia il mondo produttivo.
In alternativa, è sensato rispondere alla domanda :
perché non proseguire sull’efficientamento di immobili e metodi produttivi in ogni settore ?

Tutti gli indicatori industriali e anche le classi degli immobili in Italia con una netta maggioranza di locali in classe G (70% di energia dispersa) hanno ampi margini di “miglioramento”
Non è utopia pensare che semplicemente applicando le leggi attuali Europee e nazionali con gli incentivi del superbonus 110% o altri esistenti si arriverebbe probabilmente ad una DIMINUZIONE DI NECESSITÀ ENERGETICA COMPLESSIVA DEL 30% ALMENO in tempi relativamente brevi.
Quindi altro che nuove centrali a gas, con fossili o qualunque altro sistema venga usato, non servono, se mai vanno chiuse centrali con le fossili e sostituite con sostenibili pari potenza!
A questa affermazione importante e sostanziale segue la necessità che oggi, di fatto, siamo prigionieri di costi tramite bollette in cui vengono spalmati tutti gli investimenti da tempo attuati con la “proprietà dell’energia” concentrata in pochi gestori a maggioranza privati .
Questa situazione determina una dipendenza non solo energetica legata alle fossili, ma a Grandi Aziende che detengono la proprietà economica concentrata in mille modi, con la vendita dell’energia, con unica regolazione di ARERA, azienda anch’essa privata in conflitto di interessi evidenti.
Ogni utente può vedere come nelle bollette siano sempre costruite trappole in cui a fronte di un consumo reale i due terzi siano imputabili a “costi fissi” immutabili.
Così i loro margini o guadagni non vengono mai resi al pubblico, ma finanziano manager o azionisti “affamati”
Applicare democrazia passa anche tramite un processo di indipendenza energetica
Significa che non solo per la salute(che va cmq tutelata) va stoppata ogni proposta di nuova centrale, ma applicando forme di “COMUNITA’ ENERGETICHE” (cioè ambienti omogenei dentro città, quartieri, paesi), costruendo sinergie con nuove E.SCO. artigiani e professionisti
Efficientando l’esistente con cappotti termici, serramenti in classe A, migliorando l’assurda illuminazione pubblica nelle strade e anche negli edifici sempre pubblici (uffici, scuole, asili, ospedali, ecc) si avrà il doppio beneficio di diminuire nel tempo i costi per ogni utente pubblico o privato in alcuni casi anche a costo zero e DIMINUENDO la necessità complessiva oltre ad attivare un circuito di lavoro vero, fruibile e conveniente (altro che 25 posti in centrale T.P.) che rimette in moto un economia circolare territoriale.
Le battaglie dei vari gruppi locali, associazioni che sul territorio sono presenti hanno quindi un ulteriore terreno di impegno sociale allargando propria azione e soprattutto dialogando in un ottica di “SOCIETA’ DELLA CURA” di ampio respiro, non è il momento di chiudersi a riccio ma esportare conoscenze e capacità.


Gianni Gatti Savona, 20/01/2021

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