Non è un Paese per ambientalisti

Dal blog https://www.pressenza.com

16.02.2021Gregorio Piccin

Foto di Niccolò Caranti, Wikimedia Commons)

Liberamente ispirato a Cormac McCarthy e ai fratelli Coen

Nonostante l’emergenza climatica sia praticamente ora e nonostante i proclami e le speranze interessate di alcun@, la scelta di Draghi per l’uomo al comando del “nuovo” Superministero per la transizione energetica è ricaduta su uno scienziato della Leopolda.

Un pessimo inizio che sembra una promessa, visto che Draghi ha scelto, tra i “migliori” a disposizione, uno scienziato della scuderia renziananota fucina degli “ambientalisti delle trivelle”.

Robotica, nanotecnologie, polimeri, elettronica, fisica quantistica, armi e sistemi d’arma, questo c’è nel curriculum di Roberto Cingolani, dal 2019 responsabile innovazione tecnologica della Leonardo spa, azienda attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza e dal 12 febbraio scorso nuovo Ministro dell’Ambiente, del territorio e del mare, in attesa che il ministero cambi nome con un decreto legge.

Il “Super-ministero della transizione ecologica” che ha in mente il nuovo governo sembra rifarsi direttamente a quello che istituì Macron nel 2017e che però è già stato smascherato come un’operazione di greenwashing per perseguire gli interessi delle grandi imprese. Lo scorso 3 febbraio, grazie a una causa promossa da 4 ong francesi, nelle aule del Tribunale Amministrativo di Parigi i giudici hanno condannato il governo per non aver intrapreso azioni adeguate a combattere i cambiamenti climatici. Nella sentenza si parla di “carenze” ecologiche e lo Stato francese viene ritenuto responsabile del mancato raggiungimento dei suoi obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.

Quello di Draghi sarà il governo con cui le grandi imprese si spartiranno i miliardi del Recovery Plan e proseguiranno il saccheggio dei beni comuni.

Un governo al quale le lobby faranno pressioni affinché continui a investire in fonti fossili, allevamenti intensivi, commercio internazionale, armi, grandi opere e tutte quelle attività che hanno ammalato il nostro Pianeta.

E per ascoltarle, chi meglio di Cingolani, fisico assolutamente sconosciuto sia nell’ambito dell’ambiente che dell’energia, capacissimo però di esprimersi, sulla pubblicazione dell’ENI, sostenendo: “In questo momento il gas è uno dei mali minori[1]”?

Un ottimo biglietto da visita per la transizione (alla francese…), così come le sue altrettanto preoccupanti esternazioni sui costi eccessivi del solare fotovoltaico, che hanno attirato l’attenzione di Giuseppe Onufrio, direttore generale di Greenpeace Italia.

“Le rinnovabili… non risolvono tutti i problemi, soprattutto non sono utilizzabili in maniera continua come vogliamo e dove vogliamo…Il costo energetico di tutte le cose che desideriamo avere è molto elevato. Da un lato pretendiamo molto dalla tecnologia come se fosse tutto gratuito, dall’altro non vogliamo oleodotti, gasdotti, nucleare…”

Cingolani, come un vecchio trattore cingolato a gasolio, spazza via ogni velleità green precisando come la benzina sia efficace ed insostituibile: “Siamo lontani dall’autonomia dei veicoli a benzina. Inoltre abbiamo un’altra limitazione importante: serve un’infrastruttura di ricarica, come i benzinai, da trovare ogni 30 km. Ma a differenza dei benzinai dove il pieno si fa in un minuto, la ricarica della batteria può portare via 40 minuti”.

Insomma là dove individua un problema, un limite tecnologico, il nostro chiude al nuovo per abbracciare il vecchio: com’era il detto? Sai quello che lasci, non sai quello che trovi.

Non c’è che dire, sulle questioni ambientali Cingolani ha lo stesso spirito innovatore di Torquemada. Attitudine perfetta per dirigere la partita strategica della transizione ecologica.

Nel 2018, ospite della Leopolda, veniva interrogato da Renzi sulla sua idea di sostenibilità.  “L’ecosostenibilità nel lungo termine non ci sarà… Lo scienziato deve analizzare le cose in maniera fredda e onesta”.

Con questo curriculum sicuramente si troverà bene a governare il Paese insieme ai ministri di quel Salvini che etichetta chi si batte per l’ambiente, la difesa del territorio e contro le Grandi Opere, “ambientalisti da salotto” e a quelli del suo amico Renzi, con cui condivide un appassionante interesse per l’Arabia Saudita.

Nel 2019, il nostro Roberto “cingolato” Cingolani approda alla Leonardo per ricoprire la carica di responsabile dell’innovazione tecnologica, contribuendo in maniera “fredda e onesta”, come si compete a un vero scienziato, ad ingrossare il business dell’hi-tech militare made in Italy. La famosa “competenza”…

Al nostro novello superministro non può certo fare impressione il fatto che Leonardo sia tra i più gettonati fornitori di sistemi d’arma (cacciabombardieri, fregate, sistemi di puntamento, addestratori, missili, ecc.) a regimi criminali e/o guerrafondai come Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Regno Unito, Israele, Stati Uniti ed Egitto, quello dal quale dovremmo esigere giustizia e verità per Giulio Regeni e la liberazione di Patrick Zaki.

Lo scienziato “freddo e onesto” non si scomporrà nemmeno per il fatto che la multinazionale per la quale produce innovazione stia, insieme alla Francia (guarda caso), nel consorzio MBDA coinvolto nello sviluppo di vettori per testate atomiche.

Si dirà che in fondo poco importa se il neo ministro green si occupa anche di “Difesa”, ma la realtà è che se si parla di ambiente le attività militari sono tra le più pesantemente clima-alteranti e nocive. Basti pensare che il solo apparato bellico statunitense inquina come 140 Paesi[2].

In molti avevano chiesto a Draghi, durante le consultazioni e dalle pagine dei principali quotidiani, di assumersi impegni concreti nella lotta contro i cambiamenti climatici, contrastando il riscaldamento globale whatever it takes”. Lo avevano fatto anche i giovani dei FFF e le principali associazioni ambientaliste, ma una risposta a un problema così grave non può venire da un uomo che proviene dal mondo che questa situazione l’ha contribuita a creare

Dobbiamo contrastare il vecchio sistema capitalista fondato sullo sfruttamento illimitato delle risorse naturali e dobbiamo farlo insieme Noi forze politiche e sociali ambientaliste, femministe, pacifiste e di sinistra, mettendo al centro le persone con i loro diritti e non i profitti di pochi, ripartendo da salute, ambiente e lavoro.

Siamo al punto di non ritorno.

O transizione o estinzione…

Elena Mazzoni, responsabile nazionale ambiente Rifondazione Comunista

Gregorio Piccin, responsabile pace e disarmo Rifondazione Comunista

[1] https://www.eni.com/content/enicom/it/it/media/world-energy.html

[2] https://thevision.com/attualita/esercito-usa-inquinamento/?fbclid=IwAR00TVpNwi3aC1AmJxzojJAYf9D9VwTYKHH7277DLoGP6UnTFXR4QlXeUEA

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