QUELLI CHE CI GOVERNANO.

Dalla pg FB di Max Strata

Negli stati membri e nel parlamento europeo (Ppe, Conservatori e riformisti e sovranisti di Identità e democrazia) non nascondono certo le loro simpatie industrialiste e nella loro azione politica, in più di un’occasione, sono stati adeguatamente affiancati anche da molti di coloro che si tingono la faccia di verde, che creano ministeri super ecologici e che quotidianamente insistono sulla Green Economy.

Di fatto, si finisce per fare a gara nel sostenere gli interessi delle grandi compagnie, seppure in misura diversa. Quello che accade e che è nuovamente accaduto il 9 marzo scorso con il voto sulla normativa di settore è che, almeno fino al 2030, il 94% delle emissioni di gas serra continuerà a beneficiare dei diritti gratuiti ad emettere CO2.

In attesa di un pronunciamento della Commissione, le attività di estrazione del petrolio e minerali ferrosi, la produzione di zucchero, oli e amidi, di cemento, alluminio, carta e materie plastiche, continueranno dunque a vedere garantiti i loro enormi vantaggi purché producano sul continente.

Ciò è possibile grazie al meccanismo denominato Rts -Emissions trading system- (aspramente criticato anche dalla Corte dei Conti europea), un “mostro” giuridico che fa il paio con il sistema degli aiuti diretti e indiretti al settore energetico dei combustibili fossili che in Italia, con governi di vario colore, cede in media ogni anno alle grandi aziende qualcosa come 18 miliardi di euro (se non ci fosse questo sostegno pubblico la transizione energetica verso le rinnovabili sarebbe già stata fatta).

Sembra impossibile ma l’ ex Ilva di Taranto, impianto tra i più inquinanti d’Europa, negli anni a cavallo tra la gestione dei Riva e il commissariamento di Stato ha incassato più di 470 milioni di euro proprio grazie all’anidride carbonica rilasciata in atmosfera.

Tutti i grandi gruppi dell’acciaio, del cemento, della chimica e del petrolio, tra il 2008 e il 2015 hanno ottenuto 25 miliardi di euro di incassi aggiuntivi proprio grazie al meccanismo per lo scambio delle quote di emissione che consente di guadagnare in modo legale dall’inquinamento, quando le quote sono assegnate dallo stato a costo zero e rivendute sul mercato interno. Ma si sa, di mezzo ci sono la presunta crescita economica, l’eccezionale pressing delle lobbies, il ricatto occupazionale e ora anche il virus.

E’ questo l’allegro mondo degli “sviluppisti” a tutti i costi, degli amici del -business as usual-, che dall’alto del loro potere decisionale proclamano la loro verginità ecologica ma adottano provvedimenti che impediscono il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Sono coloro che si fanno beffe degli appelli della comunità scientifica, delle proposte dei movimenti ambientalisti, del futuro dei giovani. Persone completamente avulse dalla realtà, arroccate su posizioni di rendita e privilegio che con la loro cecità ci stanno precipitando verso un amaro “destino”, considerati quali sono gli effetti locali e globali del cambiamento climatico

Una classe dirigente che, tranne poche eccezioni, appare priva di etica e che certamente non soffre di sensi di colpa: rappresentanti di un atteggiamento abominevole che la dice lunga sulle prospettive di quella che il premio nobel Konrad Lorenz definì come pseudo democrazia.

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