Eni, Total, il gas e la jihad in Mozambico

Dal blog https://www.startmag.it/e

di Enrico Martial

Come attraverso la Jihad sono stati interrotti i lavori dell’iper-giacimento di gas del Mozambico. L’approfondimento di Enrico Martial

Dopo sei giorni di scontri, le forze jihadiste hanno conquistato la città di Palma, nel nord del Mozambico, vicino al confine con la Tanzania. I lavori per il grande impianto Total di trattamento e di estrazione del gas dal giacimento a quaranta km dalla costa sono stati interrotti. Nella giornata del 29 marzo, le violenze erano ancora in corso, ma la città era considerata caduta già il 27 marzo, dopo che si erano ritirate le forze regolari dell’esercito.

La situazione più grave si è sviluppata all’hotel Amarula, dove si erano rifugiate circa 180 persone. All’evacuazione non riuscita con elicotteri di una società di sicurezza sudafricana è seguito un tentativo di fuga per 80 persone a bordo di 17 autocarri militari, di cui, secondo Le Monde, solo sette sono riusciti a superare il fuoco di sbarramento degli attaccanti, riportando comunque morti e feriti.

L’attacco diretto alla città di Palma, più che alle installazioni industriali di Total, è stato preceduto da una fase preparatoria che ha riguardato i villaggi vicini, di cui uno, Mute, il 7 dicembre, nonché le strade di accesso della città. Le forze di autodifesa organizzate dalle autorità locali, le forze regolari e quelle private di sicurezza non sono bastate. Si contano decine di migliaia di sfollati e numerosi morti, tra cui alcuni occidentali. Sono notizie relativamente assenti nella stampa e nei media italiani, e spesso solo accennate in altri Paesi europei e occidentali.

L’attacco si colloca in un contesto profondamente destabilizzato. L’insurrezione jihadista risale al 2017, si è rafforzata, con denari, armi e persino alcuni blindati, provocando circa 2.500 morti e 700mila rifugiati con un centinaio di attacchi nell’insieme della provincia di Capo Delgado in cui si trova Palma.

A differenza delle buone relazioni di altre milizie jihadiste con i villaggi rurali, il gruppo detto Al-Chabab, affiliato dal 2019 all’organizzazione dello stato islamico (IS), procede con estrema e spettacolare violenza, con decapitazioni diffuse e uccisioni anche di bambini.

Nella provincia di Cabo Delgado si concentrano interessi energetici globali, e un vasto giacimento di rubini, che rifornisce l’80% del commercio mondiale. Di fronte a Palma sono stati scoperti giacimenti di gas naturale di dimensioni gigantesche. Sono tali da modificare sia il mercato energetico mondiale, forse dal 2024-2025, sia le policies del cambiamento climatico, in positivo per la sostituzione del carbone e in negativo perché rimane pur sempre una fonte fossile. Alla scoperta e alla valorizzazione dei giacimenti lavorano tre grandi compagnie mondiali, Total, Eni ed ExxonMobil, a cui si aggiungono la russa Rosnet e interessi sudafricani.

Eni è presente nella zona dal 2006 e detiene il 34% di partecipazione all’area 4, dove si stimano risorse per 2.400 miliardi di metri cubi sul posto. La compagnia italiana procede in modo indipendente – con operazioni interamente offshore – ma coordinata da Total, attiva sull’area 1, che vale 2.130 miliardi di metri cubi sul posto, secondo la valutazione della Banca africana per lo sviluppo (AfDB). ExonnMobil opera come Eni sull’area 4, ma vi sono comunque interrelazioni e parti comuni. Gli investimenti sono stimati tra 20 e 30 miliardi di euro per ognuna delle due aree, tanto per dare una dimensione al carattere strategico del sito.

Il contesto politico è simile a quello di altri Stati africani con maggiore difficoltà. Vi sono complicazioni etniche (conflitti tra Makonde, Makua, Mwani), crisi economiche e sociali locali, con povertà diffusa, problemi alimentari e violenze che facilitano il reclutamento dei gruppi armati nonché le narrazioni sulla riscossa e liberazione religiosa.

A peggiorare il quadro intervengono le più frequenti catastrofi climatiche, come il ciclone dell’11-15 marzo 2019 che ha ucciso probabilmente un migliaio di persone nel solo Mozambico, oltre a provocare devastazioni con le relative ricadute economiche e sociali.

Se con la Cina si registrano alcune cooperazioni e spese per le infrastrutture (come un ponte nella capitale Maputo), con la Russia le relazioni si sono rinsaldate, anche sui ricordi del sostegno ai tempi della guerra fredda: sia il 22 agosto 2019 nell’incontro tra il presidente Filipe Nyusi e Vladimir Putin al Cremlino sia il 23 e 24 ottobre 2019 al vertice Russia- Africa di Sochi, con 43 capi di stato e di governo.

Sul piano operativo, come effetto, il gruppo Wagner è giunto nella provincia di Cabo Delgado da settembre 2019, prima come forza di sicurezza in sostituzione della Lancaster 6 Group (L6G) fino a dicembre, e poi in modalità informale. Va infine annotata la presenza di RN Exploration, una filiale di Rosneft, con il 20% nel consorzio di esplorazione di alcuni blocchi messi a gara, insieme a ExonnMobil e appunto a Eni.

Del quadro politico interno va ricordato l’accordo formale del 1° agosto 2019 tra Filipe Nyusi, presidente del Mozambico e Ossufo Momade, a capo del partito di opposizione Renamo che fino al 1992 aveva partecipato come organizzazione militare a una guerra civile che aveva fatto un milione di morti, nonché la rielezione  per un secondo mandato dello stesso presidente Nyusi il 15 ottobre 2019, tra accuse di frodi elettorali.

Erano trascorsi solo due anni dallo scandalo emerso da un audit del Fondo monetario internazionale, con tangenti da milioni di dollari e un debito nazionale fuori controllo.

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